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Entry Ranking e Race a confronto

Spesso chi si avvicina al tennis si sente un po' confuso: chi è n.1 in una classifica a volte non lo è nell'altra. A cosa servono due classifiche? Quali sono le differenze tra i due metodi?

Daniele Vitelli
 

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Quando è stata introdotta, alcuni anni fa, la nuova classifica mondiale del tennis, chiamata Race, doveva, nelle intenzioni dell’Atp, sostituire il vecchio sistema, ribattezzato Entry Ranking. Questo nuovo metodo di calcolare il ranking, simile a quello usato nello sci e nella formula 1, si contrappone al vecchio perché prende in considerazione solo i risultati dell’anno solare in corso, e non quelli delle 52 settimane precedenti a quella in corso. Sin da subito dopo la sua introduzione, il nuovo ranking ha avuto scarso successo tra gli appassionati e tra gli addetti ai lavori. Il mondo del tennis è stato abituato ad avere il suo numero 1 ogni settimana ed è difficile sradicare questa abitudine, a favore di un metodo che decreta il più forte giocatore del mondo solo a fine anno. Pian piano la stessa associazione dei giocatori ha iniziato a sponsorizzare meno la Race, relegandola al ruolo di sola indicazione della qualificazione per il Masters di fine anno. Un po’ poco per una novità che prometteva di essere un punto di svolta per il circuito tennistico internazionale.
Osservando le due classifiche alla fine della stagione, si nota come le due liste coincidano quasi perfettamente per i primi 30 posti. Tali variazioni diventano sempre più sensibili quanto più si scende nella seconda metà della top100. Nonostante, infatti, la proporzionalità dei punti che i due metodi di classifica assegnano, c’è una fondamentale differenza che provoca le discrepanze. Tra i migliori 18 risultati della stagione che costituiscono sia la Entry che la Race, i punti raccolti nel circuito Challenger e nei tornei di qualificazione ai tabelloni principali trovano spazio solo nella prima. Il motivo per cui Gael Monfils, 14° nella Entry, si trova, invece, al 16° posto della Race è appunto questo: il secondo metodo non prende in considerazione i punti da lui conquistati nel Challenger di Marrakech. Chiaramente i giocatori più in basso in classifica sono coloro che frequentano i Challenger e che, quindi, si troveranno in posti diversi nelle due classifiche. Ci sono ben 14 giocatori che compaiono tra i primi 100 della Race e non dell’Entry Ranking. La lista, che comprende tra gli altri Filippo Volandri, Thomas Johansson, Jesse Levine, Evgeny Korolev, è costituita da veterani o infortunati che grazie alla classifica dell’anno precedente hanno avuto accesso a tornei di livello superiore al loro ranking attuale o da emergenti che hanno potuto usufruire di molte wild card.
Tra i primi 100 della Entry soltanto 28 giocatori hanno la stessa posizione nelle due liste, e ben 14 giocatori si trovano più avanti di più di 20 posti rispetto alla loro posizione nella Race. E’ evidente come questi giocatori abbiano nel loro punteggio un peso specifico molto più elevato per i Challenger. Osservando, invece, le prime 100 posizioni della Race si notano ben 16 tennisti che hanno un ranking migliore di oltre 20 posti rispetto alla Entry. Emblematici i casi di Jonas Bjorkman e Juan Ignacio Chela, che si posizionano nella Race più avanti di 75 e 55 posti rispettivamente rispetto alla Entry. La caratteristica comune ad entrambi è aver giocato pochi tornei quest’anno, e tra questi, aver privilegiato i tornei del circuito maggiore rispetto ai Challenger.

Anche il circuito femminile, seguendo le orme di quello maschile, si è dotato di una seconda classifica, che viene usata per la qualificazione al Masters di fine anno. La Wta ha deciso, però, di utilizzare un metodo diverso, che provoca differenze ancora più marcate tra le due classifiche. Soltanto 17 giocatrici tra le prime 100, infatti, mantengono la medesima posizione nella Entry e nella Race. La Race femminile non considera il best 17 delle giocatrici, ma somma i punti di tutti i tornei del circuito maggiore ai quali hanno partecipato nel corso della stagione. Si premia la quantità e non la qualità, verrebbe da dire, ed infatti è proprio così. L’esempio più evidente è la posizione invertita di Dinara Safina e Serena Williams nelle due classifiche. Mentre la Williams viene premiata nella Entry, che computa i punti raccolti nei migliori 17 tornei dell’anno, la Safina si issa al secondo posto nella Race, in virtù dei 21 tornei giocati contro i 13 dell’americana. Stesso discorso vale per la maggiore delle sorelle Williams, che, centellinando le apparizioni ai tornei, perde nella Race 2 posti rispetto alla Entry.
La Race al femminile, non coincidendo con l’Entry Ranking, neanche per le posizioni di vertice, appare, in un certo senso, più utile e sensata della Race al maschile, almeno nell’indicazione delle candidate al torneo conclusivo della stagione.
 

Daniele Vitelli

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