...
Senza Peli Sulla Lingua
di Riccardo Bisti
E’ tornato, eccome se è tornato. Si era fatto notare prima del suo rientro alla “Copa Argentina”, quando fece la sparata “Torno per fare più sesso”. Poi Gaston Gaudio ha mostrato un buon tennis, battendo Acasuso e Feliciano Lopez prima di perdere contro Juan Monaco. A distanza di pochi giorni, il “Gato” torna a far parlare di sé. Intervistato dal programma radiofonico “Basta de Todo” ha infiammato la chiacchierata, dicendo la sua sul team argentino di Coppa Davis. E non le ha mandate a dire.
"Il leader deve essere il capitano"
Gli hanno chiesto: “Nalbandian è un leader positivo?”. E lui, con grande naturalezza: “Questo è un grande problema. Tutti dicono che David è il leader, ma è una cosa negativa. C’è un capitano, ed è giusto che comandi lui. Altrimenti i giocatori fanno quello che vogliono. Il problema è che Nalbandian si è tramutato in leader perché il capitano glielo ha lasciato fare”. E ha continuato: “Se si devono prendere alcune decisioni è giusto consultare i giocatori, ma il parere di Nalbandian contava più degli altri. Queste cose succedono dappertutto, anche nelle squadre di calcio, entro certi limiti è anche giusto. Ma deve esserci un capitano che abbia l’ultima parola. Se dici di si a tutti, la situazione ti sfugge di mano”.
"La Davis si è persa tre mesi fa"
Le parole di Gaudio rispecchiano il pensiero di molti, anche se vanno in contrasto con quanto disse Nalbandian all’indomani della sconfitta contro la Spagna. Il cordobese smentì qualsiasi influenza su capitan Mancini, dicendo che “Se fosse realmente così non avrei giocato il doppio, oppure sarebbe stato convocato Lucas Arnold”. A proposito di Davis, il giudizio di Gaudio è tranciante: “L’abbiamo persa tre mesi fa, non nel fine settimana di Mar Del Plata. Si è persa nel momento in cui tutti volevano imporre la propria sede preferita. Ragazzi, non scherziamo! La sede non importa, stai per giocare una finale storica. Difficilmente tornerà una chance come questa: sulla superficie che vuoi, giocando tutto l’anno in casa, con la Spagna senza Nadal…adesso bisogna rimboccarsi le maniche e riprovare a vincerla”. L’ex campione del Roland Garros ne ha per tutti, e non sfugge alla critica neanche Alberto Mancini. “Non credo che la sua gestione sia stata un disastro. I risultati sono stati buoni. Il fatto è che la situazione gli è sfuggita di mano e ha dimostrato di non essere un leader. In realtà comandava Nalbandian"
"Vazquez? Era l'ultima opzione"
"Non credo che Modesto Vazquez possa fare meglio di lui. Io non lo avrei nominato. Jaite era meglio. La federazione ha chiesto un parere ai giocatori, e abbiamo detto tutti la stessa cosa. Non so perché ci abbiano interpellato se poi hanno fatto di testa loro. Se proprio dovevano dire no a Jaite, era giusto dare una chance a Vilas. Per quanto mi riguarda, Vazquez era l’ultima opzione”. Una tematica importante, a questo punto, sarà la presenza di Nalbandian: piaccia o no, il “Rey David” è il più forte giocatore argentino. Fu lui, nel 2004, uno dei promotori della lettera che destituì Gustavo Luza in favore di Mancini. E se fosse contrario a Vazquez? “Non credo che faccia come allora. Al massimo dirà: “Non gioco”, oppure “Mi sono infortunato, non posso andare…”.
"Non mi sento parte della squadra"
Sembra quasi che Gaudio nutra una specie di risentimento verso alcuni colleghi. Che abbia un carattere difficile è risaputo, basti pensare ai furiosi litigi con Guillermo Coria. “A Malaga nel 2003 (semifinale contro la Spagna, ndr) dovetti giocare io a causa dei forfait di Coria e Nalbandian. Andai, ma non ero in grado di lottare. Un po’ come accaduto ad Acasuso. Poverino, io l’ho sostenuto il più possibile, ma non c’era niente da fare. Era una responsabilità terribile. In questa finale non c’era un piano B. Proprio zero” E quando gli si chiede se progetta di tornare in Coppa Davis, Gaudio è chiaro: “Certo che mi piacerebbe, ma dobbiamo essere sinceri. Oggi sono fuori più di chiunque altro. Non mi sento parte della squadra”.
Fabio Fognini e il 2009
Federtennis.it
"Punto a una stagione da protagonista"
Fabio Fognini ha archiviato l’operazione al menisco sinistro dello scorso 30 ottobre ed è pronto a ricominciare con il tennis giocato e la stagione 2009. “Il ginocchio mi fa ancora un po’ male - spiega il ventunenne tennista ligure - ma i medici dicono che è normale. Il lato positivo è che c’è stata un’ottima risposta ai carichi di lavoro e quindi sono davvero fiducioso per questo nuovo anno che sta per cominciare”.
Fino all’infortunio Fognini aveva dato segnali più che positivi confermandosi tra le realtà in crescita del tennis azzurro: le vittorie nei challenger di Torino e Genova, le semifinali negli Atp di Costa Do Suipe, Varsavia e Umago ed i quarti a Vina del Mar. “Sono pronto a migliorarmi - assicura Fognini - ma non voglio pensare solo a risultati e classifica. La cosa più importante per me è poter giocare un anno intero senza infortuni, tutto il resto verrà di conseguenza. Voglio essere protagonista”.
Attualmente Fabio è numero 88 del ranking Atp e ha in programma, come tutti i tennisti di vertice, la trasferta in Australia per aprire la stagione 2009: “Non ho ancora deciso se giocherò o meno Sydney la settimanana prima degli Australian Open - spiega l’azzurro - ma a Melbourne ci sarò di sicuro”.
Pensiero da Incorniciare
Linea di Fondo - blog di Jacopo LoMonaco
Domani al Palazzetto dello Sport di Arezzo ci sarà il Primo Memorial Federico Luzzi al quale parteciperanno i giocatori di Coppa Davis e Federation Cup, ma sono certo che saranno presenti tanti altri tennisti per ricordare Fede. 'Insieme per Federico' verrà trasmesso da Super Tennis; l'evento è stato organizzato dall'associazione intitolata a Luzzi, 'Fede Lux' e raccoglierà fondi che aiuteranno la ricerca contro le leucemie, i linfomi e il mieloma. Sul sito della Federtennis potete trovare le coordinate bancarie se siete interessati.
Leggendo il Tennis Italiano di questo mese mi ha colpito il seguente pensiero di Fede che, credo, dovrebbero tenere a mente tutti i genitori degli under italiani:
Il mio rimpianto? Forse quello di aver fatto una carriera da juniores vera e propria, come se contasse qualcosa. La cosa brutta è che io ci credevo davvero, che servissero quei risultati, invece il tennis dei 'pro' va preparato in un altro modo. Col senno di poi bisognava impostare la mia crescita diversamente. E in tutto ciò, beninteso, dovevo accorgemene pure io
In questa frase è raccolto uno dei motivi principali per il quale non abbiamo un top ten in Italia da quasi trenta anni. Credo possa essere una buona idea inserirla in tutte le club house dei circoli di tennis, bene in vista; sarebbe un altro modo per ricordare Fede; per evitare di mettere troppa pressione addosso ai giovani; per ricordarsi che bisogna lavorare/programmare il futuro e non aspettarsi tutto subito.
C'è una altra frase che mi ha colpito, scritta da Gianluca Rinaldini (buonissimo giocatore prima che un incidente stradale lo costringesse alla sedia a rotelle a soli 26 anni) che per anni è stato suo allenatore nel centro tecnico di Cesenatico:
...gli obiettivi da raggiungere (da under) fecero dimenticare che era anche necessario guardare avanti, agli imminenti anni del tennis professionistico da affrontare con un'adeguata costruzione atletica. A Fede piaceva la vita. Per questo motivo non era ancora pronto a pensare solo al tennis come, invece, già allora sarebbe stato necessario.
Pensando a questo mi è tornato in mente il Roland Garros 2007: Carlos Moyà giocava l'ultimo match della giornata sul Suzanne Lenglen. Erano le 20:00, faceva freddo e pioveva. Nel suo box Flavia Pennetta lo incoraggiava e io mi chiedevo: 'perché non è in albergo visto che domani gioca per prima'?
Da un punto di vista tennistico l'aver rotto con lo spagnolo è stata la cosa migliore che potesse accadere a Flavia e se l'anno prossimo entrerà, prima italiana a riuscirci, tra le dieci, sarà soprattutto per questo. E quando ci sarà riuscita uno dei suoi pensieri, sono sicuro, sarà per Federico.
La serie A fa male ai circoli?
Nei giorni scorsi sono stato a Bra per le finali della serie A a squadre. Un po' perché il mio circolo, il Tennis Club Alba, era in semifinale per la seconda volta ma soprattutto perché Bra è a un tiro di schioppo da casa mia. Ne approfitto per ringraziare tutti, dai fratelli Puci che mi hanno accolto calorosamente ai tanti appassionati di tennis braidesi che vorrebbero vedere sempre più spesso il loro pupillo Andrey Golubev in diretta su Eurosport.
Parlo di Bra, però, per un altro motivo. Il lunedì della finale mi sono trovato a tavola con un po' di gente, tra cui un signore di una certa età che stava discutendo proprio del campionato a squadre. Dicendo che, fatto così, non servisse a niente perché non coinvolgeva il vivaio dei circoli ma assoldasse dei mercenari che vanno a giocare dove vengono pagati. Rivolto, poi, al capitano di Alba, Alessandro Boero, sosteneva che fosse sbagliato spendere centomila e più euro all'anno per la serie A, distogliendo quei fondi dall'attività giovanile e sacrificando proprio le squadre dei ragazzi, che secondo lui ad Alba praticamente non esistono.
Ora: non sono appassionato di politica tennistica, non lo sarò mai, è secondaria in uno sport individuale e internazionale come il tennis. Però questo signore mi hanno detto fosse Carlo Bucciero, consigliere federale della Fit. Persona che, quindi, ritengo abbia voce in capitolo sulle decisioni della Federtennis. Per curiosità, una volta rimasto con Boero, gli ho chiesto spiegazioni ed è emerso che:
a) gli sponsor privati che finanziano la serie A danno soldi al club SOLO perché la giocano i migliori italiani, e non finanzierebbero mai con tanto denaro un campionato di ragazzi sconosciuti. Quindi non un euro viene tolto al vivaio del circolo per darlo a professionisti prezzolati, perché la serie A al circolo non costa niente.
b) il Tc Alba ha diciannove (19) squadre giovanili.
Boero mi ha anche spiegato, e sono d'accordo con lui, che la serie A è un'ottima pubblicità per il tennis, soprattutto in provincia, dove vedere Seppi o Kohlschreiber è un evento, e che la scuola del circolo non ha mai avuto tanti bambini iscritti, tutti coinvolti grazie alle partite del club in serie A di questi anni.
Un tempo credevo avesse ragione Rino Tommasi, secondo cui la serie A è da abolire perché incoraggia un professionismo di basso livello. Non lo penso più: non serve certo a Seppi, Volandri, Starace o a tutti gli altri professionisti, che la giocano per soldi ben sapendo che, per la loro carriera, ha utilità pari a zero. Ma serve per invogliare i bambini a prendere una racchetta in mano e per promuovere il tennis: in questo senso nei piccoli e medi centri funziona benissimo.
Quello che mi sono chiesto è, però, come sia possibile che chi si occupa di queste faccende non conosca la materia, né si prenda la briga di informarsi, di andare a chiedere le cose che non sa, evitando di formarsi un'opinione basata su presupposti totalmente errati. Opinione che, credo, avrà un suo peso nella politica federale. Forse i consigli andrebbero chiesti a chi investe in lavoro e soldi: se non altro, si parla con chi le cose le fa e non con chi, magari, ne discute senza conoscerle. Non che la vicenda mi abbia sconvolto, tutt'altro. Ma ne ho ricavato un'impressione negativa, non la prima per il vero, sullo scollamento tra la politica e il tennis.
“La vittoria di Wimbledon e’ stata la piu’ speciale. Non ci avevo mai vinto ed e’ stata un sensazione unica e indimenticabile. Al Roland Garros non ho mai giocato cosi ‘bene come quest’anno. Anche le Olimpiadi sono state speciali, non solo per la medaglia ma per il tipo di esperienza ”
Rafael Nadal a proposito dei suoi successi nel 2008
Presentata la nuova campagna promozionale ATP per il 2009. Globalità e unicità del Tour il "messaggio". Il commento di Rafa Nadal: "Hanno fatto un ottimo lavoro. Mi considero una persona umile, ma è divertente vedersi lassù a giocare con le stelle."