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L'esordio dei "quattro tenori"

Brutto inizio per Nole, solido quello di Murray. Rafa e Roger fanno le corse contro il tempo. Gianluca Comuniello

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I quattro tenori hanno tutti cominciato la loro stagione ufficiale oggi. Djokovic a Brisbane, Nadal, Federer e Murray a Doha avevano infatti il loro impegno di primo turno nel primo torneo dell’anno, dopo l’assaggio "unofficial" di Abu Dhabi per tre di loro.
Il sorteggio aveva riservato un brutto mattone a Djokovic che nel primo match dell’anno, giocato nella notte italiana, doveva affrontare il talentuoso Gulbis. Per Djokovic era un doppio esordio, visto che oltre a giocare il primo match dell'anno si doveva misurare anche per la prima volta ufficialmente con la sua nuova Head. I piani del serbo per superare Federer in classifica prima degli Australian Open sono evaporati di fronte alla solida prestazione del talentuoso lettone, che per la prima volta ha giocato un match di "testa" contro l'amico di gioventù. Risultato finale: Federer contento ancor prima di scendere in campo, Djokovic costretto ad inserire in programma in tutta fretta Sidney per mettere altre partite nel motore prima di Melbourne, dove giocherà per la prima volta da defending champion di uno Slam.
Vuoi per il week end agonistico di Abu Dhabi, vuoi per il sorteggio più benevolo, non hanno faticato più di tanto invece Murray e Nadal. Lo scozzese si è trovato di fronte lo spagnolo Montanes e lo ha regolato senza troppi patemi per 6-2, 6-4. L’incontro è di facile riassunto: una pioggia di palle break per Murray che ne ha sapute sfruttare 4 nel facile allenamento odierno.
Se il compito per Murray è stato facile, lo spettacolo offerto da Nadal è stato quasi brutale, e potremmo anche chiamarlo “il massacro di Fort Fabrice” inteso come Santoro.
6-0, 6-1 in 48 minuti di gioco, appena sedici punti al tennista una volta noto come Mago, oggi incapace con le sue magie di arrestare la muscolosa corsa di Rafa. Troppa differenza nella pesantezza di palla, troppo poco efficaci i consueti tagli del francese contro il numero 1 del mondo.
Santoro è uno che la prende sportivamente, ma magari questo camion che gli è passato sopra gli farà pensare se non sia il caso di affrettare il pensionamento.
L’ultimo a scendere in campo dei quattro tenori è stato quello che ancora molti considerano Sua Maestà: il match di Federer aveva per noi italiani un particolare interesse, dato che di fronte aveva il nostro Potito Storace. Avendo forse visto nei monitor di servizio la prestazione di Rafa, rinfrancato dalle notizie provenienti da Brisbane, Roger ha deciso di entrare in campo anche lui adottando il modello “carro armato”: ha chiuso il primo set in 24 minuti per 6-2, 84% di punti con la prima e addirittura 86 con la seconda, zero palle break concesse, 30 punti a 19.
Nell’anno in cui Nadal ha abbandonato lo “smanicato” il nostro Potito ha deciso di andare in controtendenza e si è presentato con una maglietta nera attillata modello Nadal dell’anno scorso… forse per far venire qualche dubbio a Roger, con cui in precedenza si era incontrato tre volte, sempre sulla terra (tre vittorie per Roger), l’ultima delle quali al Roland Garros 2007 in una delle migliori giornate di Federer al torneo di quell'anno.
I dubbi però allo svizzero non sembravano voler venire, perché anche nel secondo set si è involato con un break nel terzo game, a cui ha fatto seguire un nuvo break nel quinto gioco. In giornate così ti chiedi se Potito qualche volta ha per caso fatto qualche sgarbo a Roger nello spogliatoio, perché lo svizzero appare scientifico nella distruzione delle resistenze del campano. Sul 6-2 5-1 tutti a guardare il cronometro: sono passati 41 minuti e Roger è perfettamente in tabella di marcia per battere il record di Nadal. Ha proprio la faccia di chi gioca contro l’orologio più che contro un avversario: senza sforzo te lo immagini ad inanellare giti su un ovale tipo Vigorelli piuttosto che nel vento di Doha (a proposito, ma non gli dava fastidio, il vento?). Storace riesce a tenere il servizio e a guadagnarsi un nuovo cambio di campo. Il tempo scorre, forse Roger si innervosisce (una volta riusciva a fermare anche il tempo), va per la prima volta sotto 0-30, recupera, ormai è una questione di secondi, 40-30, matchpoint… fine. Tutti si voltano verso l’orologio ufficiale: 48 minuti anche per Roger. Chissà se Potito ha notato la coincidenza.

Gianluca Comuniello

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