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Rubrica a cura di Daniele Flavi
Federer sbatte ancora contro il muro Murray
Vincenzo Martucci, la gazzetta dello sport del 10.01.09
L'epilogo, con uno dei più grandi tennisti di sempre, se non il più grande, che sbatacchia sotto rete un facile smash, fotografa in mondovisione la frustrazione di Rogei Federer. Estenuato, irretito e deluso, non solo battuto da Andy Murray nelle semifinali di Dona, e per la terza volta consecutiva in partite ufficiali, più il torneo-esibizione all'alba del 2009 ad Abu Dhabi.
Armi Roger il Magnifico, che è a un solo titolo dal record di 14 Slam di Pete Sampras, ha sempre patito la tecnica tennistica completa e il tempo ritardato di Murray nell'impatto con la palla. E, sin dal primo confronto, nel 2005 a Bangkok, ha scommesso sullo scozzese dinoccolato e dall'aria svogliata, che ha finalmente completato la crescita fisica, migliorando potenza e resistenza. Da fondo, il re degli ultimi 4 anni fino al sorpasso di Wimbledon di Nadal, non riesce a bucare Murray dal micidiale rovescio, col servizio va fuori giri contro una risposta sempre di alta qualità e, quando si spinge a rete, o paga subito dazio oppure deve ricominciare l'azione disperdendo energie preziose. Ripetizione Così si spiegano gli ultimi 3 k.o. fotocopia di Federer (e anche di Dubai 2008) nel bilancio dei confronti diretto, oggi 5-2 per Murray: tutti vincendo il primo set. Come a Dona, dove parò è stato lo svizzero a difendere una palla-break e poi un set-point sul 5-6 del tic-break Salvandolo con una deliziosa stop volley di rovescio e ricevendo in regalo dalla sorte un errore del giudice di linea, che ha trasformato nell'8-6 con un altro rovescio di primissima qualità. Errori. Ma Feierer non ha più cambi di marcia. Sul 7-6, s'è perso due volte: nel secondo set, quand'ha avuto 3 palle-break del 2-1, e nel terzo, quando, con Murray coi lombi stiracchiati e meno reattivo, s'è fatto ipnotizzare dal mellifluo palleggio da fondocam-po, smarrendo servizio e precisione. E finendo sepolto dal doppio 6-2 per Andy, con 37 errori gratuiti, e 0/3 sulle palle-break.Applausi. Morale Murray: «Che bella sensazione batterlo ancora, è uno dei più forti di sempre. Non ti lascia tanti games facili». Morale Federer: «Non ho giocato al meglio, nel secondo set ho sofferto tanto. Andy è forte, migliora continuamente ed ha ottime possibilità di vincere uno Slam». Anni Murray è più giovane di 6 anni di Federer. E l'età sembra il problema del 27enne svizzero, dopo la massacrante corsa dall'83 agli Us Open 2008. Come dicono il sorpasso di Nadal e le pretese di Djokovic, Murray, Del Potrò e dei nuovi Moschettieri di Francia, Tsonga, Simon, Monfils e Gasquet, L'appello dal 19 a Melboume.
Dalle gonne alla calzamaglia l’anti-rivoluzione del tennis
Roberto Brunelli, l’Unita del 10.01.09
È una guerriera, Venus Williams: nero su nero, come le pantere, completamente coperta, dalle spalle ai polpacci, con i muscoli tesi all'estremo sforzo. È il presente, Venus Williams. O almeno, è il presente che ci suggerisce la foto che vedete qui sopra: mascelle serrate, conflitto, sfida. Ma se questo è il presente, dentro c'è un bel po'di passato, e molta mitologia: mitologia amazzone, se volete, ed un corpo che - contrariamente a quello che suggerirebbe l'idea di modernità - viene sempre più celato, come se assumesse significato solo nel momento in cui viene calato in un'armatura. Guardate ora l'immagine accanto. Lea Pericoli, anni sessanta. Candida come cielo, gonna dolcemente arricciata, gambe nude, sorriso mite, la racchetta raccolta tra le braccia come fosse un bouquet di fiori. Gesto morbido, muscoli rilassati. Che è successo, in quarant’anni? Pare un secolo fa, e però finisci per chiederti cosa sia l'emancipazione. Pensate al gesto atletico di Lea, ai mutandoni fru-fru che hanno fatto sognare milioni di appassionati che volevano (siamo nei sixties) mettere in atto l'utopia dei desideri, la massima utopia possibile. Questa era Lea Pericoli, questi erano gli anni sessanta. Ora pensate, come in un vortice spazio-temporale a ritroso, alle Navratilova, alle Seles, alle Stetti Graf, giù giù fino alla mitica, straordinaria, vibrante Su zanne Lenglen, la «divine». Suzanne, che pure era vestitissima come oggi la ruggente guerriera Venus, pareva però una danzatrice non una tennista, fl New York Times - furenti anni venti, pieno regime - la ritrasse con la racchetta proiettata verso un punto impreciso dell'immaginario, anche lei gonna lunga plissettata e calze fino al ginocchio, l'altro braccio proteso verso il cielo. Laddove s'incontrano Suzanne e Venus - il corpo, se c'è, non si vede -si separano anche: Urica neoclassica la Dtima. ferocemente rappresenta la seconda. Alla fine, come al solito, di mezzo c'è la poesia
“ Forse ho bisogno di stare di piu’ in campo. Ho giocato due incontri ad Abu Dhabi e tre qua. Non sono pochi, ma me ne servono di piu’. Adesso mi fermo, mi allenero’ qua e volero’ in Australia domenica. Questa sconfitta non mi preoccupa piu’ di tanto. Sto giocando bene, necessito solo di piu’ partite”
Rafa Nadal all’indomani della sua sconfitta contro Monfils
Perth - Hopman Cup. Marat Safin si è presentato con un occhio nero ricordo di una rissa avuta a Mosca una settimana fa "Ero nel posto sbagliato al momento sbagliato. Ma ho vinto io". Aggiunge anche "Alla fine dell'anno mi ritiro. Il tennis non mi mancherà"