Troppo corte le gonnelline delle tenniste per Margaret Court e per la dirigenza del Melbourne Park: multa per chi mostra più del consentito. Marcos
La storia del tennis è assai grata a Margaret Smith Court, capace di vincere, in quindici anni, 62 titoli del Grande Slam: 24 in singolare, 19 nel doppio femminile, 19 nel doppio misto. Ritiratasi nel 1977, al quarto figlio, nel 1979 entra di buon diritto a far parte dell’International Tennis Hall Of Fame. Nel 2003, i dirigenti del Melbourne Park le dedicano il campo numero uno: da allora, è il Margaret Court Arena. Nuora e cognata di due ex premier australiani, provenienti dalle fila del partito conservatore, ora dirige con successo una chiesa cristiana a Perth. Possiede ottimi titoli, dunque, per dire la sua sul tennis e su questioni di costume.
E infatti, dopo aver visto in azione la nizzarda Alize Cornet proprio nella sua città, Perth, in occasione della Hopman Cup, sbotta: “Non siamo mica in spiaggia. Il campo non è il luogo adatto per mostrarsi. Se sei brava, non c’è bisogno di essere appariscente”. Pare che la gonnellina di Alize fosse troppo corta, pare che mostrasse più del lecito, pare che le trasparenze distraessero gli spettatori (non oso pensare ai sentimenti dei giudici di linea), certamente richiamati dal tennis e non dalle grazie francesi.
I dirigenti del Melbourne Park sono prontamente intervenuti nel dibattito, partorendo una decisione simile a quella già da noi recentemente sperimentata a Roma, promossa dal sindaco Alemanno: le belle signorine, per evitare di rapire i pensieri degli omaccioni e, magari, di distrarli mentre sono alla guida, sono pregate, prima di uscire di casa, di misurarsi la gonnellina, pena multa salatissima. Pare che i tecnici comunali, i vigili urbani ed il personale preposto a far rispettare l’ordinanza siano in difficoltà: bisogna misurare la gonnellina tout court, bisogna misurare la distanza tra l’orlo basso della gonnellina e l’elastico della mutanda (quando viene portata), bisogna misurare la distanza tra l’orlo della gonnellina e la quota di campagna e, nel qual caso, bisogna prima misurare la lunghezza della gamba, al netto o al lordo della gonnellina stessa?
In Australia, naturalmente, lo scenario cambia: le signorine sono in campo e non in strada, al supermarket o all’università. Si è deciso che le ragazze sono tenute a presentarsi in modo professionale. Si è deciso che ogni completino sarà approfonditamente analizzato prima di ogni partita. Si è deciso che la tennista che non coprirà per bene le proprie pubenda andrà incontro ad una multa di circa mille euro. Si è deciso ciò che si è deciso nella pallavolo femminile: gli altri sport (sponsor compresi), invidiosi dell’audience televisiva che aumentava di anno in anno, hanno imposto alle federazioni di tale disciplina sportiva di vestire le proprie atlete con pantaloncini meno aderenti.
Immagino il fermento di queste ore. Alize che misura la gonnella e prepara il cilicio della Lacoste. Gisela da un sarto del Southbank, convenzionato Adidas, che studia un completino simil scafandro, per cercare di nascondere ciò che ha fatto perdutamente innamorare Mano de Piedra, ma Occhio di Lince. Flavia che medita di entrare in campo con un tailleur color Nike, in fustagno pettinato, portato fin sotto le ginocchia. Credo che Feliciano Lopez e Fernando Verdasco siano già in serrato contatto telefonico con l’Ufficio della Buon Costume del Melbourne Park: a tutti i costi, vogliono esser nominati membri della Corte che giudicherà il decoro e la decenza delle loro colleghe. Sarà l’arbitro Bernardes ad elevare la sanzione al primo colpo di vento, alla prima mutanda ribelle?
Il progresso nel tennis non ha soste: dopo l’Occhio di Falco, l’Occhio del Censore.
Marcos
“Ho dichiarato di sentirmi la numero uno per il semplice fatto che mi sembrerebbe strano dire il contrario. Anche se fossi la numero 100 in classifica, direi sempre che sono la migliore”
Serena Williams non perde la sua autostima alla vigilia degli Australian Open
Appena giunto in Australia Nadal ha già iniziato ad allenarsi sui campi del Melborne Park, come sempre accompagnato da qualche acciacco di troppo