Errori tattici all'origine delle sconfitte di Seppi e Pennetta. Perchè hanno sbagliato e cosa. Ma loro soltanto o anche gli allenatori? Intanto la "Schiavo", che non è più con Urpi e non ha coach, dichiara: "Con la Razzano dovrò variare molto". Ubaldo Scanagatta
Ho appena visto perdere sia Andreas Seppi (prima) sia Flavia Pennetta dopo. E sono arrabbiato, come sarebbe qualsiasi appassionato che veda il giocatore per il quale tifa che perde una partita che era alla sua portata. Entrmabi hanno avuto le loro opportunità. Seppi avrebbe potuto vincere il quarto set se non si fosse fatto riprendere da 4-2 nel quarto. La Pennetta ha avuto cinque palle break nel primo game, altre due consecutive sul 5 pari 15-40, quando ha poi perso 11 punti consecutivi (il set per 7-5 e la Mauresmo avanti 40-0 nel primo game del secondo set), e un’altra palla break sul 3 pari: in tutto otto quindi.
Mi si dirà _ anzi me l’ha già detto il mio vicino di banco in sala stampa Rino Tommasi _ che se “Andreev è sempre stato avanti in classifica a Seppi vuol dire che ha qualcosa in più rispetto al nostro”. Rino non mi ha detto nulla invece della Mauresmo, ma avrebbe potuto dirmi lo stesso: “La Mauresmo ha vinto Wimbledon, è stata campionessa a Wimbledon, Flavia non è stata più su di n.11 e non ha mai raggiunto una semifinale d’uno Slam, quindi è normale che perda”.
Ragionamento che in sé non fa una grinza. Io sono arrabbiato lo stesso però, perché secondo me delle due una: o i giocatori, Seppi e Pennetta, non sono capaci di seguire i consigli dei loro allenatori, oppure gli allenatori non sanno dare consigli.
Perché la dabbenaggine con cui Seppi _ leggete il mio articolo di ieri _ ha continuato imperterrito anche nella prosecuzione del match sospeso sul 5 pari al quarto a giocare tutti (dico tutti nessuno escluso) i suoi rovesci incrociati è stato a dir poco autolesionista, masochista. Ne avesse giocati un paio, anche a costo di sbagliarli, lungo linea, non avrebbe dato la certezza della posizione da tenere al russo. Invece come Seppi si piegava per tirare il rovescio bimane immediatamente si vedeva Andreev che si piazzava al centro del campo per colpire qualunque rovescio non fosse troppo angolato _ ed è impossibile angolarli alla perfezione tutti anche se il rovescio è il tuo colpo migliore come nel caso di Andreas _ con il suo drittone e cambiare così l’inerzia del punto. L’iniziativa dello scambio passava nelle mani del russo che, nella maggior parte dei casi, finiva per aggiudicarselo. Consiglio ad Andreas e a Massimo Sartori di riguardarsi tutta la videocassetta del match per capire quello che almeno uno dei due (Seppi) ha dimostrato di non aver assolutamente capito in campo. Peccato.
Altra pratica, quella della Pennetta n.15 del mondo contro la n.17 Mauresmo ma senza la stessa classe e soprattutto esperienza. Anche qui: Flavia ha messo in campo soltanto 35 risposte su 77 possibili (cioè il 45 per cento) e non è che Amelie, pur servendo discretamente (8 aces ma anche 8 doppi falli di cui cinque nel primissimo game), abbia servito in modo formidabile: appena il 52 per cento di prime, anche se per la verità la seconda Amelie non l’appoggiava.
Ho visto la partita proprio dietro a Oronzo e Concita Pennetta che ovviamente facevano un gran tifo, mentre a due seggiolini da loro Gabriel Urpi si sforzava di dire a Flavia di stare attenta sul dritto (perché in effetti 8 volte su 10 Amelie serviva da destra sul dritto di Flavia buttandola fuori dal campo).
Ciononostante Flavia non ci arrivava quasi mai. I rischi di stare un po’ più sulla destra, o di spostarcisi quando Amelie aveva ormai effettuato il lancio di palla, sarebbero stati minimi. Mentre se si muoveva prima Amelie aveva sufficiente esperienza per cambiare traiettoria e servire centrale. Solo che dalla sua posizione, un po’ decentrata sulla destra nei punti pari, la possibilità di servire al centro proprio perpendicolare non c’era, quindi l’ace centrale poteva sì arrivare (2 volte) ma era una possibilità piuttosto remota.
Il problema qual era? Che Flavia dava l’impressione di non aver mai guardato (o forse si era dimenticata…) come si preparano a rispondere al servizio tanti giocatori, incluso il grande amico di Urpi Rafa Nadal. Faceva dei piccoli saltelli per rilassare le gambe quaando ancora Amelie non aveva lanciato la palla per aria. Nel momento in cui la francese la lanciava, si fermava, piedi appoggiati al massimo sull’erba, quasi piantati, e da ferma doveva poi partire verso la palla che le arriva quasi immancabilmente sul dritto, lei era come accovacciata per terra, si dava la spinta e …non ci arrivava quasi mai.
“Di solito io dopo lo stop, faccio un passo avanti” mi ha detto in conferenza stampa pochi minuti fa. E quando le ho detto che non l’aveva praticamente quasi mai fatto (salvo che in quattro occasioni quando ha cercato di anticipare la risposta) ha replicato: “Non me ne sono mai accorta”.
Già, ma allora l’allenatore che ci sta a fare?
“Povero, lui non è in campo, la colpa è mia” si è assunta le sue responsabilità Flavia come potrete sentire nell’audio che ha registrato con me. Oltre che in quello generale.
La Mauresmo invece mi ha detto: “Si decide tutto in un attimo quando il match è equilibrato, basta un piccolo calo. Infatti sul 6-5, forse perché Flavia aveva mancato quelle due palle break sul 15-40 nel game precedente, è bastato che lei si trovasse 0-30 (a seguito di un attacco intelligente di Amelie sulla seconda di Flavia con la brindisina che ha tentato un lob liftato di rovescio, appena fuori, e di un errore di rovescio di Flavia in rete) perché si innervosisse e sbagliasse poi due palle abbastanza facili, ma certo per nervosismo”.
Per finire due parole di Flavia sulla “Schiavo” che lunedì affronta la Razzano da lei battuta tre volte (ma si tratta di confronti piuttosto datati): “Francesca ha quella varietà di schemi e di colpi che sembra fatta apposta per mettere in difficoltà una come la Razzano che gioca tutto piatto. Ha soprattutto quel rovescino tagliato incrociato stretto che alla Razzano può dare molto fastidio…”.
Beh, visto che Francesca in questo periodo non ha coach (“Con Urpi non si intendeva tanto, forse aveva piacere di provare un po’ da sola…e poi stare sempre all’estero è pesante” ha detto Flavia) se non saprà attuare questa tattica la colpa sarà sola sua.
La milanese ha infatti dichiarato: “La Razzano è un’ottima giocatrice, sta disputando una buona stagione e lo dimostra la sua classifica. Soprattutto sull’erba ha delle grandi qualità perché gioca piatto e sa attaccare. Dovrò variare molto e cercare di attaccarla io per prima, di toglierle il tempo come ho fatto con la Bartoli. Sto esprimendo un tennis di alto livello, devo giocare come nei precedenti match. E' una sfida al cinquanta per cento".
Per Andreas e Flavia, invece, secondo me la colpa di due sconfitte evitabilissime è soprattutto dei giocatori, ma in buona parte anche degli allenatori che non sono stati sufficientemente chiari o esigenti nel farsi ascoltare. Peccato, anziché un solo italiano nella seconda settimana potevamo averne tre. Con papà Oronzo che si è lasciato scappare una parolaccia: “Ca… ma possibile che negli appuntamenti importanti perda sempre…oggi poteva guadagnare punti, salire a n.13…vabbè pazienza”.
Pazienza un accidenti.
Ubaldo Scanagatta
28 Giugno 2007
L’era di Tim Henman giunge alla sua conclusione a Wimbledon in quella che diventerà la sua ultima partita ai Championships, persa contro Feliciano Lopez al secondo turno con il punteggio di 7-6 7-6 3-6 2-6 6-1.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
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