C’era una volta Wimbledon, il torneo più bello, in cui gli erbivori vincevano e divertivano, e i terraioli perdevano o addirittura stavano a casa. Oggi tutto è cambiato. Dent, Mahut...specie da proteggere come i panda! Riconoscete il campione nella foto? Nessuno gioca più come lui. Quali sono le cause? Alessio Gradogna
C’era una volta Wimbledon, il Tempio del tennis, il torneo dove la specializzazione risaltava e luccicava su quei campi verdi annaffiati dalla pioggia.
Erano le due settimane in cui si sfruttava la particolarità della superficie, ovvero l’erba, per dare sfoggio delle proprie doti d’attacco, della capacità di muoversi nel breve, del buttarsi a rete senza paura.
C’era una volta Wimbledon, il torneo in cui gli “erbivori” facevano divertire gli spettatori e vincevano, mentre i “terraioli” raccoglievano le briciole e perdevano, spesso facendo brutte figure. Talvolta se ne stavano anche direttamente a casa, inorriditi di fronte all’idea di poggiare il piede su quei prati in cui la pallina quasi neanche rimbalzava e gli scambi andavano troppo in fretta.
Sembrano passate intere ere geologiche da quei tempi affascinanti, in cui le doti specifiche del singolo giocatore avevano ancora un senso, e il serve & volley pure. In realtà, però, basta rimembrare personaggi come Edberg, Becker, Rafter, Krajicek, ma anche solo Woodbridge, Draper, Bjorkman, o perfino Schalken, per rendersi conto che non si sta parlando del Pleistocene.
Fatto sta che qualcosa è cambiato. Anzi no, tutto è cambiato. Basta vedere ciò che è capitato in questi primi 6 giorni di torneo, in particolare nei primi due turni.
Ti aggiri per i campi di Wimbledon, o navighi come un pazzo nel (lodevolissimo) mosaico interattivo di Sky, o semplicemente scorri il tabellone per leggere i risultati, e il fiato ti si mozza, il respiro si contrae, i capelli si sbiancano in un istante.
Ti accorgi che tale spagnolo di seconda (o terza?) fascia Gimeno-Traver ha battuto il magnifico panda del servizio e volèe Taylor Dent. Inebetito prosegui e noti che un altro panda, il francese Nicolas Mahut, ha perso contro Vliegen, sulla carta non proprio avvezzo a questi campi. Già che ci sei ti rendi anche conto che Clement, uno che l’erba la conosce come le sue tasche, è stato asfaltato senza pietà dal “cetriolone” Del Potro (copyright Elena Pero), e che il bel Dancevic si è preso tre set a zero dal piccolo Darcis.
Con la testa che gira e brividi freddi lungo il corpo trovi il coraggio di andare avanti per scoprire che il fascinoso Llodra quasi perdeva contro l’eterna wild card inglese Goodall, e che un altro spagnolo non proprio esaltante, Marcel Granollers, ha battuto il brillante Andreas Beck, e non contento ha rischiato pure di sconfiggere Soderling, vincendo il primo set e arrivando a set point nel secondo (a quel punto John Locke ha schiacciato un pulsante nella stazione Dharma e ha evitato la fine del mondo, bontà sua).
Se vogliamo analizzare com’era il tabellone prima che si disputassero i match dei sedicesimi di finale, scopriamo che si erano qualificati per il terzo turno, ad esempio, Montanes, Robredo, Andreev, Almagro, Hanescu e Ferrer, salvo poi tutti insieme (tranne Andreev, miracolato dalle ataviche paure seppiane) fare le valigie.
Se si va a ripescare però il tabellone, che so, del 1994 (quindici anni fa, non il Pleistocene), si scopre che al terzo turno erano ancora in gara giocatori da erba come il suddetto Bjorkman, Hlasek, Bates, Volkov, Mansdorf, Ivanisevic, Stoltemberg...
A onor di cronaca, poi, vanno anche analizzate nel dettaglio le singole partite, ed ecco che si scopre ad esempio che Mahut poteva vincere contro Vliegen e ha buttato via la partita da solo, affogando nei suoi ancestrali limiti mentali, sprecando 5 palle break nel quinto set e concedendo il break decisivo all’avversario con un doppio fallo. Oppure che Soderling ha rischiato di perdere contro Granollers soprattutto perchè ha giocato male lui. O che Dent ormai per colpa degli infortuni è lontano dal giocatore che fu. O che Dancevic non arriverà mai ad alto livello perchè non ha la testa giusta.
Va inoltre detto che se i vari Montanes, Almagro e Robredo sono diventati quasi degli “erbivori”, avranno pure dei meriti. Eccome.
Però un velo di tristezza rimane. Il tennis è ancora uno sport stupendo, e Wimbledon resta il torneo più bello del mondo. Ma tutto è cambiato. Di chi è la colpa? L’involgarimento tecnico? Le racchette? Le palline? La modifica delle superfici? Gli allenatori? La mentalità dei giocatori? Il prize-money? L’orco cattivo? Il buco nell’ozono? La crisi economica? Benjamin Linus? A ognuno la sua risposta.
Meno male che ci resta un Kendrick che si getta in tuffo sul campo centrale divertendosi come un bambino, una Roberta Vinci che ci entusiasma con il suo gioco vintage, un animale da erba come Hewitt che risorge e rifila tre set a zero a Del Potro, uno splendido Haas che ci rimette in pace con il mondo, il diversamente bello Stepanek che morde la rete come un giaguaro.
Per fortuna poi ci resta(va) pure Kimiko Date, che a 38 anni si ricorda ancora come si gioca sui prati e per un set e mezzo, prima che la non più giovane età abbia il sopravvento, manda fuori di testa la bella e standardizzata Wozniacki. E meno male, infine, che ci resta Gianni Clerici, che le declama in diretta Tv un’emozionante poesia.
Gli ex terraioli vanno alla conquista di Wimbledon, gli erbivori non esistono più, ma le “tettine frementi” di Kimiko sono già Leggenda, e gente come Hewitt, Stepanek e Haas è qui per ricordarci che i campi verdi hanno ancora un senso. E anche la vita. Sorridiamo, non tutto è perduto.
28 Giugno 2007
L’era di Tim Henman giunge alla sua conclusione a Wimbledon in quella che diventerà la sua ultima partita ai Championships, persa contro Feliciano Lopez al secondo turno con il punteggio di 7-6 7-6 3-6 2-6 6-1.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
Era tanta la voglia di provarlo che sono bastate due gocce d'acqua per farlo chiudere