Rassegna Stampa del 28 giugno 2009

Balckout di Seppi e Pennetta, una lezione anche per i coach (Clerici) - Usa: non solo Williams. Spunta Oudin la terribile (Martucci) - Una Pennetta in bianco (Azzolini) - Pennetta e Seppi fuori a Wimbledon (Marcotti)

Rubrica a cura di Elisa Piva

Dimensione testo Testo molto piccolo Testo piccolo Testo normale Testo grande Testo molto grande

Balckout di Seppi e Pennetta, una lezione anche per i coach

Gianni Clerici, La Repubblica del 28.06.09

LONDRA — Erbose colonne d'Ercole si ergono, come ogni anno, di fronte allo sbarco degli italici eroi nella seconda settimana di Wimbledon: vicenda ormai tanto ribadita da non immaginarne una futura, almeno sino a quando Rocco Piatti, il miglior under four mondiale, non sarà maggiorenne. A testimonianza della nostra permanenza nel G8 del gioco rimane l'azzurra di maggior classe, quella Leonessa Schiavone che pure, sui prati, qui mai superò un modesto terzo turno. Del suo ammirevole match contro la finta oriunda Bartoli ho già detto ieri. Nelle mie telegrafiche considerazioni avevo soltanto dimenticato - è un classico - la sua più significativa affermazione: «Priva di allenatore come sono, mi vedo costretta a pensare».
Simile considerazione, all'apparenza addirittura ovvia, andrebbe suggerita alla moltitudine di tennisti che sembrano soffrire dei complessi di Edipo o di Elettra. Nel ritrovarsi soli, in mezzo a un simbolico deserto semiverde, appaiono in preda non solo ad agorafobia, ma ad autentiche crisi di identità. Da bordo campo, e anche in campo, i cosiddetti coach tentano invano di motivarli, di suggerire. Mai risultati pochissime volte corrispondono alle comuni speranze. Mi è toccato ieri di assistere a due partite condotte ciecamente dagli italiani Andreas Seppi e Flavia Pennetta. Giocavano entrambi contro classifica, d'accordo, e forse i risultati, spogliati dal patriottismo, non sono per niente inattesi. Mi ha lasciato tuttavia perplesso l'accanimento di entrambi in una non-tattica che ha contribuito alle loro sconfitte.
Non si poteva certo pretendere che Seppi si trasformasse in volleatore: ha raggiunto la rete venticinque volte, per altro realizzandovi venti punti. Ma vederlo passar due giorni accanendosi in scambi incrociati di rovescio senza alcuna variante, non mi è parsa la via migliore per mettere in imbarazzo il russo di Spagna Andreev, che più di arrotino sarebbe giusto definire arrotone.
Rubricata la sua infelice vicenda, resto a domandarmi che contributo abbia offerto il presunto consulente spagnolo della nostra bella emigrata, la Pennetta. Di fronte a tutte le possibili varianti di una ex-campionessa quale Amelie Mauresmo, Flavia non ha saputo trovare la solidità, la lunghezza di tiro, insomma le giuste contrarie a far sì che l'incontro non si trasformasse in un ideale esercizio di creatività della francese. Un avvio addirittura funesto – con cinque break point mancati - non è certo parso quanto di più auspicabile per infastidire Amelie. Ma, da quell'inciampo in avanti, gli schemi della nostra eroina son parsi offrire soltanto appoggi alle continue invenzioni della Mauresmo, e una tentata ribellione finale è giunta a confermare più che altro frustrazione, non certo mutamento tattico. E dunque, dopo aver preso atto, rassegniamoci a confidare nelle riflessioni e nel senso di autoresponsabilità della Leonessa.


Usa: non solo Williams. Spunta Oudin la terribile

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 28.06.09

Due americane vincono nello stesso momento, e una di loro non si chiama Williams, ma Melanie Oudin. Biondina, piccoletta (1.68 per 59 chili), una sorella gemella, anche lei tennista, nonni paterni francesi, mamma di Manetta (Georgia, Usa), ottimo dritto, rovescio a due mani, buon ritmo da fondo, grinta. Compie 18 anni il 23 settembre, emerge dalle qualificazioni, come numero 124 del mondo, ma ha vinto 20 degli ultimi 21 match. L'ultimo, drammatico, in quasi 3 ore, contro l'ex regina della classifica, Jelena Jankovic, oggi numero 6 - battuta 6-7 (8) 7-5 6-2 - ma sempre regina delle furbette. Venus Williams si apre a un sorriso grande così: «Yeah. Super buone notizie. Mi piace. Ci siamo allenate insieme in Fed Cup: carina, entusiasta del tennis e della vita, doveva essere ancora junior, si divertiva molto, era molto per bene. L'ho vista vincere contro l'Argentina quest'anno, è stata importantissima per andare in finale contro l'Italia. Sta facendo grandi cose».
Vendetta Aspettando Oudin, la prima favorita di Wimbledon, la 5 volte regina dei Championships, Venus Williams, si gode la rivincita su Carla Suarez Navarro, dopo l'enorme delusione di Melbourne, con un dolce 6-0 6-4 e ben 29 set consecutivi vinti a Wimbledon, dal terzo turno 2007: «Ho imparato che questa spagnola è molto veloce e rimanda indietro tante palle, ero pronta». E l'armatura al ginocchio destro? I media inglesi ci sguazzano, Venus li beffa: «E' una buona idea, questa fasciatura rigida diventerà permanente, in neoprene o velcro.
Recita Raccontando Oudin, l'ex grande, Jelena Jankovic, fa una sceneggiata dietro l'altra, prolunga a 12 minuti il break dopo il primo set, quando il termometro di Wimbledon segna 27 gradi (in campo, almeno 30). Poi chiede un time-medico al piede sinistro e poi un altro, sempre in momenti importanti del match, contro un'avversaria così inesperta: «Lei non aveva niente da perdere, si
muove bene, ma non ha colpi che fanno male. Dopo il primo set ero stordita, ho pensato mi avrebbero portato in ambulanza all'ospedale, ho cominciato a tremare e ho perso un po' conoscenza. Mi sentivo debole, non avevo forza nei colpi». Recita, Jelena: «Un colpo di sole, disidratazione? Ci sono anche i nostri problemi... Certe volte non è facile essere donna. Ho fatto quel che potevo».
Maturità Sfumato il primo set con tante occasioni, Melanie Oudin, l'ultima adolescente alla ribalta di Wimbledon, non si butta giù: «Pensavo solo a giocare alla pari, contro un'avversaria qualsiasi, in un match qualsiasi in un torneo qualsiasi, non il terzo turno di Wimbledon». Perché, in fondo: «Non conta se giochi contro il numero 1 o il 100, ma dal gioco che fai e dai colpi che tiri». E confessa: «A 7 anni, quando ho cominciato a giocare a tennis ho visto in tv Venus e Serena qui a Wimbledon e ho detto: "Mamma, un giorno, voglio giocarci anch'io". E lei: "Provaci davvero". I miei genitori mi hanno sempre sostenuto molto. Ma l'idolo è Justine Henin: ha dimostrato che non devi essere alta 1.80 per essere numero 1. Anche per me la chiave è la velocità. Non sono tanto grande, né lo diventerò». Coraggio, Agnieszka Radwanska è alta 1.72.


Una Pennetta in bianco

Daniele Azzolini, Tuttosport el 28.06.09

Il tennis ai tempi di Twitter impone, quanto meno, un'aggiunta di vocabolario. Si gareggia a chi ha più twitterer, per dire, ma anche a chi fa più tweets. E potete crederci o meno, ma da SW19, il codice con cui i più esperti localizzano Wimbledon e dintorni, il flusso di tweeting è ormai costante. Prima per numero di twitterer, amici, adepti o fans che dir si voglia, è Serena Williams (id: serenajwilliams). Ha un seguito imponente, 447 mila a ieri, ultimo dato disponibile. E lei twitta tutto il giorno. Cioè, passa le ore su Twitter, il social network più cool del momento. Racconta le sue emozioni, le sue giornate, risponde ai "brava, bene, bis" dei suoi sostenitori, e fa le condoglianze alla famiglia Jackson. Come Roddick (id: andyroddick), che definisce l'evento «triste e surreale» e Jacko un artista «completamente rivoluzionario». Lui però preferisce twittare di mondanità. S'informa dai suoi fans su quale film potrebbe andare a vedere (The Hanghover, gli
hanno consigliato), e a sua volta li tiene informati su che cosa stia mangiando. Giovedì sera, sushi. Interessante, no? Così, il più divertente, appare Murray (id: andy__murray), forte dei suoi 38 mila seguaci. Aggiorna spesso la sua pagina, scrive cose strampalate ("Se vedete un uomo a piedi nei pressi di Wimbledon con un bidone sulla testa, quello è il mio allenatore"), e lancia divertenti calembour a base di tennis e gastronomia. In queste ore sta invitando i suoi twitterer a riscrivere i nomi dei tennisti come fossero piatti da servire in tavola. Lui ha proposto Juan Martin del Popcorn, James Flake, Lleyton Chewit. A noi, vista la giornata, non resta che suggerirgli due piatti italiani: Seppi bollito e Permetta in bianco.
Troppo facile? Ma sì, troppo facile fare ironia su due sconfitte. Tanto più che il buon giudizio sul torneo degli italiani non cambia, seppure sia rimasta solo Francesca Schiavone a sventolare il tricolore. Magari, un filo di rabbia c'è, ma siamo abituati. E forse anche Andreas e Flavia, che d'impulso si darebbero sette nella pagella erbivora, e poi calano entrambi di mezzo punto, dopo aver osservato le facce dei presenti. Il fatto è che il rammarico e i rimpianti si sprecano, per entrambi. Nessuno dei due aveva un match facile, ci mancherebbe. Eppure le occasioni ci sono state, e sarebbe bastato un niente per coglierle e indirizzare i match in senso opposto. Seppi le ha avute l'altro ieri, prima della sospensione. Aveva quasi ripreso Andreev, nel quarto set. Avanti 3 a 1 e palla per il 4-1, urti break che lo avrebbe condotto direttamente al quinto set. Fallita l'occasione, il russo lo ha risucchiato, costringendolo sul 5 pari, il punteggio dal quale hanno ricominciato ieri, per un breve spezzone di match nel quale Andreev ha controllato la situazione imponendosi nel tie break. «Resta il buon torneo giocato - dice Seppi - i progressi compiuti nella continuità e nel controllo della partita, mi è piaciuta l'aggressività con cui ho affrontato i miei avversari". Progressi innegabili. Ai quali, forse, Seppi dovrebbe aggiungere una maggiore spregiudicatezza nell'uso del rovescio, che tende ad angolare poco, e a non sfruttare sino in fondo.
Anche Flavia ha avuto le sue brave chance, sotto forma di cinque palle break nel primo game, e di altre due, fondamentali, sul cinque pari, che l'avrebbero condotta a servire per il set. Niente da fare, la francese ha tenuto sempre alto il livello del suo servizio. Capita di giocare male certe partite, e capita anche di non capire bene il perché. «Non ho risposto una volta al suo servizio», ammette la Permetta. Peggio, sembrava immobile sul colpo d'avvio di Amelie, anche se lei, in tutta onestà, giura di non essersene accorta. Pazienza. Partirà questa mattina. «Vado da qualche parte, non ho ancora deciso. Barcellona o Brindisi, ma forse nessuna delle due. Raggiungo mia sorella, al mare, ma non so dove». Di sicuro, non sarà a Wimbledon per sostenere l'amica Francesca, impegnata domani contro la Razzano, negli ottavi. «Date retta, lei ha bisogno di stare sola, meglio non starle troppo addosso». Un consiglio però glielo dà, in fondo Flavia è l'ultima italiana ad avere raggiunto i quarti di uno Slam, appena l'anno scorso, agli Us Open. Quanto basta per travestirsi per un attimo da coach... «Le direi di usare molto il rovescio in back, e di variare spesso i colpi. La Razzano tira grandi pallate, ma Francesca può disinnescarla». Okay, il consiglio è giusto. Magari, potrebbe "twittarglielo" prima di partire, perché no?


Pennetta e Seppi fuori a Wimbledon

Gabriele Marcotti, Corriere dello Sport del 28.06.09

Aggrappati a Francesca Schiavone. E' lei l'ultima rappresentante italiana rimasta ai Championships di Wimbledon (oggi riposo, da domani gli ottavi) dopo le eliminazioni di Andreas Seppi e Flavia Pennetta. Due sconfitte che lasciano più di un rammarico non tanto per il valore degli avversari - rispettivamente Igor Andreev e Amelie Mauresmo quanto per come sono maturate. Due match che per lunghi tratti sono parsi alla portata degli italiani, mancati però al momento della verità.
SEPPI - E' durato appena 16' la ripresa del match di Seppi, il tempo di due
giochi e il tie-break vinto dal russo.
«Non era facile tornare in campo con quel punteggio - il commento di Seppi - Peccato, perché venerdì, dopo i primi due set, avevo impresso un buon ritmo. L'interruzione mi ha penalizzato».
PENNETTA -Nonostante la sconfitta in due set -un punteggio che non lascerebbe spazio a repliche - ha il sapore dell'occasione persa anche la resa della Pennetta, che ha lottato punto a punto contro la Mauresmo.
«Speravo di giocare meglio anche se credo che lei abbia disputato un buon match. La differenza l'ha fatta il suo servizio, eccellente, e la mia risposta che non mi ha sostenuto», il dispiacere della Pennetta, che nel primo set ha fallito tre palle-break per il 6-5.
SORPRESE - Escono di scena anche la russa Svetlana Kuznetsova, vincitrice del recente Roland Gar-ros, battuta dalla tedesca Sabine Lisicki, e Jelena Jankovic, sorpresa dalla statunitense Melanie Oudin ma soprattutto condizionata dalle vesciche.
HEWITT - Chi invece prosegue come un treno è Lleyton Hewitt. L'australiano, vincitore di questo Slam nel 2002, dopo aver eliminato la testa di serie n. 5 Juan Martin Del Potrò, non ha perso un set neppure ieri contro il tedesco Petzschner. Ora negli ottavi se la vedrà con il ceco Stepanek.
 

Cerca nel Web

Ubi TV

Wimbledon 2009: La sesta giornata

Accadde oggi...

28 Giugno 2007

L’era di Tim Henman giunge alla sua conclusione a Wimbledon in quella che diventerà la sua ultima partita ai Championships, persa contro Feliciano Lopez al secondo turno con il punteggio di 7-6 7-6 3-6 2-6 6-1.

Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker

LA FOTO DEL GIORNO

Il tetto sul campo centrale

Il tetto sul Centrale

Era tanta la voglia di provarlo che sono bastate due gocce d'acqua per farlo chiudere