Rassegna Stampa del 29 giugno 2009

Federer e Venus da record (Clerici) - "Mozart e Madonna, il mio tennis è musica" (Semeraro) - "Imparo da Nadal a non mollare mai" (Martucci) - Wimbledon è per Murray, gli inglesi ancora no (Lombardo) - A Reggio esplode la "febbre" Fed Cup (Cortese)

Rubrica a cura di Elisa Piva

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Federer e Venus da record, la storia a portata di mano

Gianni Clerici, la Repubblica del 29.06.09

Sepolti, per altro onorevolmente, gli azzurri, inizia il vero Wimbledon, quello della seconda settimana. E, secondo tradizione, il vecchio Scriba si espone all'ironia degli aficionados con i pronostici di un torneo che ha, sin qui, seguito in modo non meno frammentario che telegrafico: flash televisivi, articoletti snelli. Inizio quindi dal quarto turno maschile, dall'alto del tabellone. Stepanek b. Hewitt, Roddick b. Berdych, Murray b. Wawrinka, Simon b. Ferrero, Haas b. Andreev, Djokovic b. Sela, Karlovic b. Verdasco, Federer b. Soderling.
Autorevoli colleghi mi fanno notare che Berdych è, fin qui, il tennista che ha perduto meno games, e che Karlovic tira avanti a forza di iperservizi e tiebreaks. Secondo altri, Pugnetto Hewitt comincia a ricordare di aver vinto questo torneo, ed appare risanato. Tutto vero,ma solo chi non fa pronostici non li sbaglia, diceva mio zio Gioan Brera. Passo quindi al successivo turno, trascinandovi fatalmente gli eventuali, più che possibili errori.
Roddick b. Stepanek, Murray b. Simon, Haas b. Djokovic, Federer b. Karlovic. Poiché la regola di ogni giornata dispari è quella di assistere almeno ad una sorpresa, ho tentato una scommessa contro le rispettabilissime opinioni dei bookmaker, immaginando un campione mancato per infortunio, quale Haas, vincitore di un futuro Grand Slamista quale Djokovic. E siamo alle semifinali, che vedono Federer b. Haas, quasi si trattasse di una seduta di allenamento e Roddick b. Murray, gettando nella costernazione l'intero regno unito. Giungiamo così alla finale, al quindicesimo Slam del mio svizzero, e alla sua irreale proclamazione quale maggior tennista di tutti i tempi da parte di chi non ha affrontato studi storici né letto 500 Anni di Tennis.
Ma passiamo alle bambole. Safina b. Mauresmo, Wozniacki b. Lisicki, Venus b. Ivanovic, Radwanskab. Oudin, Schiavone b. Razzano, Dementieva b. Ve-snina, Azarenka b. Petrova, Serena b. Hantuchova. Mi fanno notare, i tuttologi, che il bel ginocchio sinistro di Venus è difeso da un marchingegno di tela elastica. Lei stessa ha parlato di precauzione, e dal momento che non sono ammesso ad una intima ispezione mi limito a crederle. Quanto alla Leonessa, il pronostico si tinge di tricolore, e va ben oltre ogni approfondimento tecnico.
Quarti di finale. Safina b. Wozniacki, Venus b.Radwanska, Dementieva b. Schiavone, Serena b. Azarenka. Mi fanno osservare alcuni autentici esperti che Tysoncina Williams non è parsa, sin qui, che in forma mediocre, ma mi permetto di ritenere che possa bastare, contro giovani sollevatrici di racchette che non possiedono soluzioni tattiche oltre alla botta di rovescio bimane.
Semifinali. Venus b. Safina, Serena b. Dementieva. Venus, presumo, sarà costretta a faticare contro una tipa che mi ricorda Lendl, uno che tardò sin troppo nell'essere se stesso anche negli Slam. Dementieva, troppo intelligente nella vita per esserlo anche in campo, verrà sommersa dai muscolacci spietati della Williams più giovane. Finiremo quindi con un ennesimo sorellicidio, dal quale, per una volta, sarà estraneo il regista di altre rappresentazioni sin troppo prevedibili. Venus sarà più a suo agio su quel che resta del prato, e, per la sesta volta la vedremo alzare l'argenteo piatto cesellato. Fine dei pronostici, dunque, e a rivederci martedì, nella speranza che i pronostici errati siano meno numerosi di quelli riusciti.


"Mozart e Madonna, il mio tennis è musica"

Stefano Semeraro, La Stampa del 29.06.09

Schiavone, negli ottavi di Wimbledon, tutta da sola: allora i coach non servono? «Nella formazione di un ragazzo sono molto importanti. Poi, nel corso degli anni, un tennista spesso ha più bisogno di una persona sempre competente, che ti sappia consigliare, ma con la quale soprattutto ti trovi bene. Io ho deciso di giocare questi tornei senza coach, perché così posso riflettere meglio, pensare da sola a come affrontare certe situazioni in campo». È sola anche nella vita? «Macché sola! Ho un sacco di amici, sto benissimo. Non la chiamerei proprio solitudine, la mia».
Come spiega il buon Wimbledon giocato dagli italiani quest'anno? L'erba non è la nostra superficie migliore. «Ma la superficie non è così importante. Gli italiani hanno potenzialità per fare bene ovunque. Seppi può fare un grande risultato a ogni torneo. Quando lavori bene è il torneo che stai giocando quello che conta. Anche se è sull'erba. Poi va detto che l'erba non è più veloce come un tempo». Non è stupita di se stessa? A 29 anni, per la prima volta negli ottavi a Londra. «La verità è che sono felice. Qui ho giocato con grande gioia fin dal primo turno. E poi so bene cosa ho fatto in ogni giorno della mia carriera, come mi sono allenata. Sto vivendo questo Wimbledon con alto rendimento e grande semplicità. E finalmente mi sono convinta di poter giocare bene anche qui». Forse la chiave è la continuità? «Sì, adesso ho capito che ogni 15 va giocato con la stessa intensità, anche quando sei 40-15 e servizio. Il maestro in questo è Rafa Nadal. Grande Rafa, mi dispiace che non sia qui...». Allora si può imparare dagli altri? «Certo: ad esempio dalla finale straordinaria dell'anno scorso qui a Wimbledon, da Federer e Nadal, ho imparato molte cose. 0 quando, 4-5 anni fa, incontrai la Davenport a Stanford: tutte e due giocavamo bene lo scambio, ma i punti li faceva lei. Mi misi a studiarla, per capirne il motivo. E mi accorsi che tagliava meglio il campo, usando un passo in meno, che sul servizio metteva tutta se stessa. Leggeva meglio di me gli scambi, e anche se era più lenta arrivava prima sulla palla. Dettagli. Ma che fanno la differenza». Il tennis femminile è davvero in crisi? «Quello italiano non direi proprio. A livello mondiale sì, forse non c'è un Federer donna, manca una grande rivalità». E soprattutto giocano tutte allo stesso modo: perché ci sono poche che giocano un tennis vario come lei?
«Perché è difficile giocare come me! Vabbè, scherzo, ma lo stile di gioco è frutto di un percorso individuale, dipende da come sei cresciuta, chi hai frequentato. E io, ad esempio, non sono una ragazza ripetitiva che fa sempre le stesse cose, mi piace cambiare». A volte il suo tennis ha proprio un ritmo musicale: concorda?
«Sì. E magari sarà un caso, ma qui a Wimbledon la mattina sto ascoltando molta musica di pianoforte, specie Mozart. Però la sera metto su un disco di Madonna, un po' di rock, e mi scateno». Si scatenerà anche con la Razzano? «Il pronostico è alla pari, 50 e 50. Lei tira forte e piatto, qui è un po' favorita, ma io sto giocando benissimo». E' il suo miglior tennis della carriera? «Non mettiamo dei limiti». Ha già pensato a cosa farà dopo?
«E' da quando ho 21 anni che ci penso. I progetti sono molti, in futuro mi piacerebbe anche condividere le mie esperienze con i giovani. Ma poi io fuori dal tennis vivo anche adesso. Ci sono tante cose che mi piace fare: ma alcune non si possono dire...».
Mettiamo che decida di iscriversi all'Università: quale facoltà sceglierebbe? «Medicina. Perché così potrei curare chi soffre. Oggi muore troppa gente».


Schiavone:"Basta alti e bassi. Imparo da Nadal a non mollare mai"

Vincenzo Martucci, La Gazzetta dello Sport del 29.06.09

Senza allenatore. Per pensare, crescere, decidere. «Non è solitudine, è desiderio di cercare soluzioni da soli, ed esprimersi, in campo. E' maturità», puntualizza Francesca Schiavone, l'ultimo italiano nella seconda settimana di Wimbledon. Forse il più inatteso, a 29 anni, dopo il secondo strappo da coach Daniel Panajotti, a Verona, l'avventura subito fallita, a Roma, e quella di Barcellona, con l'amica Flavia Pennetta e Gabriel Urpi. Nel tourbillon di città, stili e tecnici e ricerca, che caratterizzano carriera e opere della milanese. Fino all'incrocio di questi Champioships del rilancio: gli ottavi di oggi contro Virginie Razzano (battuta finora 3 volte su 3). Personalità Francesca è super-atleta dal gran cuore, rovescio a una mano, buon servizio e dritto, propensione offensiva. Se spinge e va avanti, vale le prime 15:20 del mondo (come a gennaio 2006, fu 11), se sta indietro, scende all'inferno. Perché nel tennis donne così monotono non ci sono al-
tre Schiavone? «E' difficile giocare come me», ridacchia «Franci», timida/generosa che si difende: con l'aggressività. «Il risultato riassume quello che sei: personalità, carattere, lavoro; emozioni, tutto».
Esperienza II risultato, spesso, è stato discontinuo, anche nella stessa partita. Ma, a Wimbledon, ecco tre vittorie solide, contro la concreta Wozniak, contro baby De Brito e l'ex finalista drWimbledon 2007, Bartoli. «Adesso, dopo il primo set, penso che devo ricominciare, e ogni "15" è ugualmente importante. Sonò meno emozioni e più concentrazione, In questo, Nadal è un maestro», spiega la Schiavone. Ricordando la Davenport: «Non dimenticherò mai tre anni fa, a New Haven, facevamo tutti scambi combattuti, ma lei vinceva tutti i punti. L'ho guardata per bene e ho notato tante cose, l'attenzione che ci metteva, la sua lettura della partita». Pennetta «La Schiavo aveva bisogno di star un po' da sola», dice Flavia Pennetta. «Diceva che non poteva giocare sull'erba. Ma, a parte che questa è un'altra erba, era solo un'idea sua», incalza. «Con Razzano si trova bene, ha il gioco per darle fastidio, e la francese gioca piatto e non le mette ansia perché viene poco avanti. Se dovessi farle da coach, le direi: "Gioca molto il back, corto, che hai"».
Mozart All'università, Francesca sceglierebbe medicina («Devo trovare il modo per salvare qualcuno»). A tennis, giudica: «La superficie non c'entra, noi italiani — guarda Seppi —, lavoriamo tanto e bene, abbiamo le qualità per esplodere. Perciò, oggi, non sono sorpresa, ma felice: so quanto lavoro c'è dietro questo Wirmbledon, sto giocando bene e non mi metto limiti». Nella vita, si spiega: «Non sono tutta alti e bassi, sorrisi e facce scure. Quando sono concentrata, anche per rispondere ai giornalisti, ci metto attenzione». Oggi, in allenamento, ascolta «Mozart, lui è meraviglioso». Tre anni fa, sulla stessa erba, chiese aiuto a Navratilova e perse d'acchito contro Melanie South. Ma questa è un'altra Schiavone.


Wimbledon è per Murray, gli inglesi ancora no

Marco Lombardo, il Giornale del 29.06.09

Il problema è serio: Wimbledon piace a tutti tranne che agli inglesi. O meglio: a un certo tipo di inglesi. Forse la maggioranza. La realtà, devastante, è esplosa sulle pagine del Daily Mirror di sabato, forse un po' dissacrante nella sua crudezza, ma in alcuni punti condivisibile. In pratica: secondo il Minor, nonostante il record assoluto di spettatori registrato nella prima settimana, nei vialetti dell'«All England Lawn and Croquet Club» si sono creati due partiti ben distinti, ovvero quello degli eterni entusiasti e quello di chi storce il naso. I primi sono a schiacciante maggioranza straniera, i secondi giocano in casa. Cioè - si legge - per gli inglesi il Championship è diventato come un'inevitabile soirée annuale: ci devi andare perché se no sai che sventura. E sarà per questo allora che dalle parti del ristorante con annessa orchestrina appare spesso un vero e proprio defilé di moda (e che moda...), organizzato in mezzo alla plebe vociante e ciabat-tante. Solo che la plebe è interessata al tennis, gli altri aspettano che finisca.
Le verità è che,- innanzitutto, c'è il fatto che al primo turno le racchette di casa sono finite quasi tutte fuori. E chi è rimasto, cioè Andy Murray, non rappresenta esattamente l'immagine britannica che Wimbledon rappresenta. E poi quest'anno non piove - nonostante i Giuliacci del Regno
Unito si sforzino di fare coraggio ai più, prevedendo tragici acquazzoni - e questa stravaganza finisce per incidere sull'umore locale: c'era infatti da vedere finalmente all'opera il mastodontico tetto del Campo Centrale, che dopo i primi giorni qualcuno -esausto - giurava di aver visto chiuso anche se non era vero. Fino a quando «the roof » è stato finalmente azionato, era sabato sera, senza però l'effetto sperato: quando la pioggia prevista per imminente da giorni è arri-
vata, i giocatori avevano infatti appena finito la partita.
Insomma, una tragedia. Se aggiungiamo poi la prestazione televisiva di Tini Henman, l'idolo di casa quattro volte semifinalista che - una volta
liberatosi dal peso di dover vincere Wimbledon a tutti i costi (l'ha detto lui) - è passato alla Bbc come opinionista con risultati peraltro modesti. Diciamolo, insomma: Tim è come
quando giocava, educato ma noio so e il pubblico locale ha cominciato a capirlo con un po' di ritardo. Sue Baker, il volto più noto della rete, ha cercato di giustificare le sue deludenti performance di venerdì spiegando che «non era il caso di mettere Federer in campo come primo match sul centrale proprio dopo la notizia della morte di Michael Jackson». Siccome pare fosse una giustificazione, si cerca ancora la soluzione dell'enigma. Ecco perché, appunto, resta Andy Murray, l'uomo che si è vestito da Fred Perry nel tentativo di riportare in patria il trofeo che il predecessore vinse nel 1936, che però ha un piccolo problema: Wimbledon sta in Inghilterra, mentre lui è scozzese. E la cosa da queste parti fa differenza. Il ragazzo è forte ma piace cosi così, forse il fatto di essere sfuggito da piccolo alla strage nella sua scuola di Dunblane ne ha un po' indurito il carattere. E sua madre July, che ne è pure il coach, con la federazione locale ha da sempre qualche problemino. Così, nel tentativo di adottare Andy in tutto e per tutto e risollevare il morale dei sudditi, c'è chi ha bussato a Buckingham Palace per vedere se la Regina Elisabetta fosse magari libera per un'eventuale premiazione dell'eroe il giorno della finale, cosa che non succede dai tempi di Virginia Wade, correva l'anno 1977. «In effetti - è stato risposto - Sua Maestà il 5 luglio non ha in agenda impegni ufficiali». Insomma: a questo puntogli organizzatori ci sperano, la Regina - alla quale il tennis dà un po' fastidio - potrebbe finalmente fare un deroga. Certo però che con tutta questa plebe in giro...


A Reggio esplode la "febbre" Fed Cup. Il centrale ampliato a 7000 posti

Cristina Cortese, Gazzetta del Sud del 29.06.09

È già tempo di Fed Cup. La finale del campionato mondiale femminile a squadre tra Italia e Stati Uniti, in programma il 7 e 8 novembre, si presenta con un bel biglietto da visita: le tante richieste pervenute al «Rocco Polimeni», scelto dalla federazione internazionale, su designazione di quella italiana, quale circolo ospitante fra tanti che avevano lanciato la propria candidatura. E l'interesse supera i confini del nostro Paese: «È proprio così - ammette il presidente del sodalizio reggino, Igino Postorino - l'entusiasmo è fortissimo tra i nostri emigranti in America che coglierebbero così l'occasione di un suggestivo ritorno in Patria. Proprio per far fronte a questa situazione, si va sempre più nella direzione di portare i 5000 posti che avevamo programmato a 7000. Tenendo conto, tra le altre cose, della massiccia presenza dei ragazzi delle scuole di tutta la Calabria che hanno espresso già la volontà di prenotare il loro posto a sedere e dei mille ospiti nazionali e internazionali. Davvero, sarà un grande evento che partirà già la settimana precedente le sfide». Il giorno stesso della designazione del circolo reggino, Sergio Palmieri della Fit è sceso in riva allo Stretto per mettere a punto i primi accorgimenti tecnici e logistici. Rilancia ancora Postorino: «Ha trovato la location molto gradevole in grado di offrire condizioni ideali per una manifestazione che oltrepassa l'aspetto sportivo e ha preso contatto anche con gli alberghi migliori della città. In particolare, Palmieri è rimasto colpito dalla nostra disponibilità a stravolgere l'assetto strutturale, dal momento che verrà realizzato un nuovo centrale che vogliamo porti sempre il nome del presidente indimenticato, Domenico Travia».
Che la finale sia una grande vetrina per la Calabria intera, occasione di lancio della sua immagine, non c'è dubbio. Ma resta un grande appuntamento sportivo: da una parte, la corazzata americana con Serena Williams (mentre non è certa la presenza di Venus); dall'altra, l'ambiziosa Italia che sulla terra rossa amica cercherà il primo punto nella sfida tutta a favore delle rivali. E sarà un ritorno gradito per Flavia Pennella, lanciata proprio dal Polimeni nell'olimpo del tennis.

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Wimbledon 2009: La sesta giornata

Accadde oggi...

28 Giugno 2007

L’era di Tim Henman giunge alla sua conclusione a Wimbledon in quella che diventerà la sua ultima partita ai Championships, persa contro Feliciano Lopez al secondo turno con il punteggio di 7-6 7-6 3-6 2-6 6-1.

Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker

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Il tetto sul campo centrale

Il tetto sul Centrale

Era tanta la voglia di provarlo che sono bastate due gocce d'acqua per farlo chiudere