Wimbledon

Non chiamatela eterna seconda

Elena Dementieva si porta dietro la scomoda etichetta di perdente: "Ma ho vinto un oro olimpico. Uno Slam prima o poi sarà mio". Abita a Montecarlo ma odia il casinò e sogna un futuro da giornalista. da Wimbledon, Alberto Giorni  

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L’hanno chiamata “eterna seconda” e “perdente di successo”. Definizioni piuttosto ingenerose per una che in carriera ha vinto tredici tornei e si è issata fino al terzo posto della classifica mondiale. Però di Elena Dementieva restano impresse le due finali in tornei dello Slam che ha giocato e perso a 22 anni nel 2004 (le prime finali russe della storia: al Roland Garros con la Myskina e agli Us Open con la Kuznetsova). “Basta con la storia dell’eterna seconda – ribatte lei –. Sono fiduciosa, prima o poi uno Slam lo porto a casa”. In realtà l’anno scorso qualcosa di importante l’ha vinto. Alle Olimpiadi di Pechino ha conquistato la medaglia d’oro, che non varrà come quella dei 100 metri, ma per chi si porta appresso la scomoda etichetta di perdente si è trattato di una grande soddisfazione. “Diventare campionessa olimpica è qualcosa di speciale, che va oltre il tennis – ha spiegato –. Non si può paragonare alla vittoria di uno Slam; ai Giochi rappresenti il tuo Paese, si respira un’atmosfera unica e se vinci vieni ricordata per sempre”.

Elena ha preso in mano la racchetta per la prima volta a sette anni ed è stata allevata dalle dure regole di Rausa Islanova, la mamma di Marat Safin e Dinara Safina allo Spartak club di Mosca. La sua voglia di emergere le ha permesso di arrivare presto nel circuito maggiore e a diciotto anni, nel 2000, è giunta in semifinale agli Us Open. Il 2004 è stato l’anno in cui è andata più vicino ad alzare un trofeo dello Slam, ma in seguito a quelle due finali perse ha un po’ accusato il colpo. Dopo alcune stagioni non all’altezza delle aspettative, l’anno scorso Elena è tornata protagonista con le semifinali a Wimbledon e a New York più la vittoria olimpica, che le hanno permesso di chiudere l’anno al numero 4 del ranking mondiale. E anche questa stagione promette bene: i successi a Auckland e a Sydney sono stati l’apripista per la semifinale in Australia, dove si è dovuta arrendere solo allo strapotere di Serena Williams. Il suo punto debole è notoriamente il servizio, che alcuni anni fa era veramente il colpo in più per i suoi avversari. I doppi falli non si contavano (al Roland Garros del 2004 ne aveva commessi addirittura 67!), ora le cose vanno un po’ meglio. “Continuo a lavorare per migliorare la mia battuta – ha raccontato di recente –, in passato ho perso troppi punti ma adesso sono riuscita a diminuire il numero di doppi falli e ad essere maggiormente incisiva”.

Non esiste solo il tennis nella vita della Dementieva, una ragazza dai molteplici interessi, dotata di una solida cultura e di una bellezza che non passa inosservata. Non sfigurerebbe di certo su una passerella e la versione russa della rivista “Marie Claire” l’ha scelta come ragazza copertina nel numero dello scorso gennaio. Risiede a Montecarlo, “ma non sono mai entrata al casinò in tutta la mia vita – tiene a sottolineare –, penso che sia stupido. Se si è ricchi, è meglio che si utilizzi il superfluo per aiutare i meno fortunati”. Elena è sempre molto disponibile nelle conferenze stampa del dopopartita, a differenza di molte colleghe che non vedono l’ora di alzarsi dalla sedia, neanche fosse quella del dentista. Ma un motivo c’è: conclusa l’attività agonistica, le piacerebbe diventare giornalista. “Penso che sia un lavoro molto interessante, è bello approfondire i fatti, ricostruire perché sono avvenuti e comprenderne le possibili conseguenze”. C’è da scommettere che, almeno lì, nessuno avrebbe da ridire sui suoi servizi…
 

Alberto Giorni

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