Wimbledon

Wimbledon?
No, Wembley!

Tifo da stadio per Murray, battuto Wawrinka. Cinque set bellissimi sotto il tetto e le luci. Terminato alle 22.40 sfora il prime time della BBC. Lo scozzese sempre più idolo del Regno Unito. da Wimbledon, Enrico Riva

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Gli organizzatori di Wimbledon sono come i bambini davanti ai regali di natale. Non ce la fanno ad aspettare il momento di aprirli. Ogni scusa è buona per farlo prima del 25 dicembre. L’unica differenza è che oggi si trattava di chiudere e non di aprire qualcosa e questo qualcosa era il campo centrale.

Ci avevano provato ieri a scambiare due gocce per una tempesta ma gli era andata male. Quando oggi ha iniziato a scendere giù una pioggia sufficiente per giustificare l’interruzione del gioco, in gran pompa magna, il tetto è stato chiuso. Dinara Safina, numero 1 del mondo, ha potuto degnamente inaugurarlo conquistando gli ultimi punti necessari per sconfiggere Amelie Mauresmo.

A quel punto, secondo quello che era stato spiegato a maggio, visto che il cielo era tornato limpido, il campo avrebbe dovuto essere riaperto. Se nonché a scendere nell’arena doveva essere l’idolo locale Andy Murray, contro il numero due di svizzera Stanislas Wawrinka. Tra sospensione e chiusura si erano ormai fatte le 18.30 e non ci voleva uno scienziato per rendersi conto della concreta possibilità che l’incontro potesse essere concluso anzitempo per oscurità.

E allora la pensata che di fatto rivoluziona per sempre Wimbledon, rendendolo un torneo con sessione serale: il tetto è stato lasciato chiuso. Mai gli organizzatori furono più profetici.

Murray manda una sagoma di cartone in campo nel primo set (tra parentesi lo stadio che esulta all’ingresso dei giocatori è da pelle d’oca dalla tribuna stampa). Wawrinka fa il minimo indispensabile e di punto in bianco di trova 40. La frazione dura poco più di venti minuti e la porta a casa lo svizzero. Curiosamente tutto il primo set si gioca con solo quattro palle, le altre due sono misteriosamente sparite nel riscaldamento.

La sensazione però è che se solo Murray inizi a spingere un po’ non ci sia partita. Nel secondo lo scozzese si rilassa e incamera rapidamente il secondo 63. Il terzo è una fotocopia del precedente e a quel punto l’impressione generale è che non ci sia più nulla da raccontare.

Eppure non è così. Alla fine del parziale un rapido giro alla Henman Hill testimonia che non c’è fiducia tra la gente, nessuno esulta. Wawrinka, oggi particolarmente efficace con il rovescio coperto e piuttosto solido al servizio costringe infatti lo scozzese sul 55 per poi fregarlo in volata. 75 per lo svizzero e la folla trema all’idea di un quinto set.

“The final set” inizia che sono quasi le 22. In una situazione normale il supervisor avrebbe già chiamato la sospensione. E invece si va avanti. Murray parte in volata e si ritrova immediatamente sul 30. Il pubblico è in visibilio e lo svizzero sembra solo in campo. Eppure un’altra volta la vicenda si complica. Wawrinka recupera sino al 3 pari e zittisce tutti. Sul 4 a 3 per lo scozzese lo svizzero si trova a fronteggiare tre palle break pesantissime con la folla che esulta tra la prima e la seconda: ne salva due, alla terza viene preso in contropiede.

E la strada verso il trionfo per Murray, pallido in viso per buona parte della partita, terrorizzato di fallire in quel destino che gli inglesi hanno già scritto per lui: la finale con Roger Federer. L’ultimo dritto vincente, Andy in ginocchio con le lacrime agli occhi. Tutto molto bello, ma forse gli ottavi di finale sono un po’ troppo presto per una partita così emozionante. La strada è ancora lunga. Molto lunga
 

Murray b. Wawrinka 26 63 63 57 63  in 3 ore e 48 minuti

Enrico Riva

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