Traduzione di Alessandro Mastroluca
La tua carrriera è iniziata a Oakland 15 anni fa. Quella notte avevi idea di dove ti avrebbe portato la tua carriera, e cosa ricordi di quella sera?
Ricordo molto. L’inizio non fu buono, dimenticai i vestiti in albergo. Ma è stato un momento straordinario. Ho ricevuto molte reazioni positive, in tanti pensavano che sarei potuta diventare una vincente. E a quell’età, quando i coach ti dicono così, ci credi. Perciò sono stata “condizionata” positivamente sul piano mentale.
C’era stata molta pubblicità sul tuo debutto. Eri nervosa?
No, almeno non dopo il riscaldamento. Ricordo che pensai che non ero abbastanza brava con il lob. Sono migliorata da allora. Ricordo che pensai se sarei riuscita a farle un pallonetto in partita. Era una delle paure principale. Vedevo tutto, capisci, nella prospettiva di una quattordicenne.
Ti senti invincibile quando scendi in campo qui a Wimbledon?
Ho fatto un sacco di cose buone qui. Il primo set è stato praticamente perfetto. Nel secondo mi è venuta un po’ di fretta nei primi due game, poi ho ritrovato il giusto atteggiamento mentale, ho capito che avrei dovuto scambiare di più perché chiunque alza il proprio livello di gioco, soprattutto dopo un primo set così squilibrato. Se mi sento invincibile? Mi piacerebbe dire di sì, ma drvo ancora lavorarci.
Se tu fossi un’altra giocatrice, come ti sentiresti ad affrontare Venus Williams?
Non ho idea. Penso come mi sento quando gioco contro Serena.
Cioè?
Sai che non devi lasciarle un centimetro. Devi essere al massimo, e magari speri che lei non sia proprio al top. Ecco come mi sento quando devo affrontare Serena.
Cosa hai imparato negli anni sul numero di tornei che per te è meglio giocare per riuscire a mantenere la condizione e il livello di classifica che desideri? E credi che le migliori capiscano che per ognuno esiste un differente livello, o grado, di competizione?
Devi trovare quel giusto mezzo tra l’essere parte di un business plan che funzioni e riuscire a fare ciò che è meglio per me. Storicamente posso dire che a molte giocatrici piace giocare un po’ di più di quanto non faccia io. Ma io spero di restare nel giro qualche anno in più, dunque...Ma io posso rispondere solo per me. E cerco di fare il meglio per raggiungere i miei obiettivi e fare il meglio per me.
Oggi la tua avversaria ha detto che ha provato a fare il massimo, ma sentiva che era praticamente impossibile. Ha detto anche che si è sentita così impotente solo un’altra volta, quando ha giocato contro Serena. Credi che voi due abbiate creato una divisione così grande con le altre? Vi sentite le leader del tennis femminile? E secondo te perché in poche riescono a sfidarvi alla pari?
Secondo me io e Serena lavoriamo molto duro. Questo è il primo punto. Secondo, se tutto così facile, vinceremmo tutto. Ma non è così semplice. Certamente siamo in prima fila nel tennis, siamo tra le giocatrici migliori. Ma non ci siamo solo noi due, altrimenti si giocherebbe solo la finale. Ce ne sono 128, perciò io cerco di sfidare e battere chiunque ci sia dall’altra parte della rete.
Hai visto qualcosa del match dell’altra sera giocato col campo coperto? Se sì, cosa ne pensi?
Sì, penso sia stato divertente. Almeno dalla tv sembrava che giocassero con la luce naturale, non con quelle artificiali. Ma io non ho giocato personalmente sotto il tetto, perciò non so esattamente com’è.
Vorresti?
Siamo a Wimbledon. Voglio solo giocare, col tetto o no.
Fai attenzione al ranking?
Sì, certo.
In che modo?
So qual è la mia posizione e sto cercando di risalire. Sto attento alla mia e a quella di Serena. E anche a quella del doppio, perché è abbastanza buona, e non eravamo così in alto in doppio da un bel po’.
A proposito degli inizi, quando tu e Serena stavate emergendo, c’era una sorta di resistenza al vostro arrivo sulle scene, al vostro scalare le classifiche?
Oh, b’, ci sarebbero un milione di cose da dire sugli anni passati. Ma guardando indietro posso dire che ricordo solo che abbiamo avuto un bel periodo, che ridevamo anche dopo le sconfitte. Insomma, ci siamo divertite.
Qui, almeno, ci sembra che ci siano solo due giocatrici. Senti la stessa cosa? Pensi che le altre si stiano avvicinando o allontanando da voi due?
È bello avere tutta questa considerazione, ma devo sottolineare ancora che noi lavoriamo duro ogni giorno. Vincere queste partite richiede molto lavoro.
Capisco. Ma rispetto al livello delle avversarie, tu sei scesa in campo e sai quanto è facile o difficile ogni match. Negli ultimi cinque anni dalla tua vittoria pensi che l’equilibrio sia cambiato?
Sono confusa, che hai detto?
Sembri avviata verso un’altra finale, capisco che non è stato facile, non sto dicendo che non abbia richiesto impegno. Ma ci sembra che tu stia vincendo con maggiore facilità. È perché le avversarie non sono allo stesso livello di qualche anno fa?
Penso semplicemente che per il nostro stile di gioco facciamo meglio delle nostre avversarie. Ci sono altre che giocano meglio di noi un tennis diverso. Credo che il nostro gioco sia il più efficace e si vede dai risultati.
28 Giugno 2007
L’era di Tim Henman giunge alla sua conclusione a Wimbledon in quella che diventerà la sua ultima partita ai Championships, persa contro Feliciano Lopez al secondo turno con il punteggio di 7-6 7-6 3-6 2-6 6-1.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
Il nuovo centrale come appariva durante l'incontro tra Murray e Wawrinka