All’attacco dal primo all’ultimo punto, Haas confeziona una gran partita e ripete l’exploit compiuto ad Halle. Un anno dopo Schuettler un altro tedesco in semi. Gianluca Comuniello
Se la Germania avesse la possibilità di organizzare uno Slam, lo farebbe sicuramente sull’erba. Questa affermazione, che poteva sembrare lapalissiana ai tempi di Becker, Graf e Stich (11 titoli a Wimbledon in 3) sta tornando ad essere di moda negli ultimi due anni. Lo scorso anno la “sorpresa di ritorno” Schuettler si issò alle semifinali. Quest’anno i tedeschi hanno piazzato un loro rappresentante nei quarti sia nel tabellone maschile che in quello femminile. Nel maschile, grazie a Tommy Haas, si sono spinti anche oltre. L’ex numero 2 del mondo, tornato nell’ultimo mese ad eccellenti livelli, aveva affrontato Novak Djokovic già nella finale di Halle due settimana fa, dove lo aveva battuto per la prima volta in 3 incontri. Però non in molti avrebbero giurato in una sua possibilità di replica su un palcoscenico tanto più importante quale quello dei quarti di finale di Wimbledon, considerando anche la sua tendenza a dilapidare i match che contano. Questa tendenza, insieme ad infortuni assortiti, aveva impedito ad Haas di cogliere quei successi che forse il suo tennis meritava. Ma oggi tutto è stato azzerato. Oggi Haas si è travestito da Boris Becker (frequenti serve&volley, risposte di rovescio a polso bloccato) ed ha apparecchiato una partita di attacco contro la quale il Djokovic versione post semifinale di Madrid non ha potuto niente. Di più: non ci ha capito niente. E come spesso gli capita quando non ci capisce niente, ha provato a risolvere le cose prima della campana, forzando il servizio ed i colpi di inizio gioco in una giornata non certo caratterizzata dalla felicità nell’impatto palla.
La partita era iniziata con un forte predominio del servizio: primi sei games senza neanche una palla break, un game ai vantaggi per ognuno dei giocatori. Nole si gingillava come fa spesso con stucchevoli palle corte a cui faceva seguire sciagurati passanti di rovescio che finivano ovunque, ma non in campo. Il momento chiave del primo parziale si aveva quindi sul 5 pari: Haas recuperava da 40-15 sul servizio Djokovic e si issava a parità. Si issava quindi alla sua prima palla break, Djokovic attaccava un po’ alla viva il parroco ma sul passante di dritto in corsa del tedesco non arrivava con la volée in allungo. Haas chiudeva il set tenendo il servizio a 15 con uno smash, in 45 minuti. Nel secondo set finale simmetrico… fino ad un certo punto. Neanche uno straccio di palla break fino al 5 pari, poi Haas si issava a palla break e la sfruttava, andando ad uno straordinario 2 su 2. Serviva per il secondo, ma andava incontro al primo game sciagurato della sua partita: cedeva il servizio a zero con una serie di errori non causati dal serbo, che appariva abbastanza in bambola. A quel punto ci si aspettava un successo di Nole nel tie-break ed infatti il serbo saliva 6-3, senza fare cose straordinarie, ma guadagnandosi tre set point consecutivi. Qui si spegneva la luce serba, perché Haas, a sua volta grazie ad errori di Djokovic si portava 6 pari e poi si procurava un set point, Con un parziale di 5 punti consecutivi incamerava quindi il secondo set e immetteva la partita su binari di tranquillità. A questo punto, pur palesando un’ottima condizione fisica, era costretto dal gran caldo a rifiatare: ciò avveniva nel settimo game del terzo, quando per la prima volta Novak si trovava avanti di un break e senza particolari rischi teneva successivamente i servizi che lo portava al 6-4 conclusivo.
Ma nel quarto lo spirito di Boris Becker, spesso ospite del salotto BBC di fine giornata, si manifestava nuovamente sul campo numero 1 ed Haas non doveva nemmeno aspettare la stretta finale del set per aggiudicarsi il quarto: faceva il break nel quarto game e conteneva il ritorno di Djokovic nel game successivo. Questa fase finale del match era caratterizzata per un uso quasi spericolato e “fuori dal tempo” del serve&volley e soluzioni al volo spettacolari conquistavano il pubblico e uccidevano le residue speranze di rientro di Djokovic, che già da un po’ aveva cominciato a ciondolare la testa nel suo atteggiamento tipico delle giornate “tanto oggi perdo”. Haas centra quindi il suo risultato più importante negli Slam (presumendo che anche per lui questa semi pesi di più delle 3 raggiunte in Australia) e si prepara ad affrontare Roger Federer in semifinale. Il bilancio è per lui totalmente deficitario, nonostante le occasioni avute a Parigi( due set a zero avanti e palla del 5-3 per il tedesco). Ma Haas potrebbe chiedere allo spirito di Becker di visitarlo di nuovo. Magari perde lo stesso. Magari ne viene fuori un match come quello di Parigi
Gianluca Comuniello
1 Luglio 1977
Virginia Wade vince il titolo a Wimbledon nell’anno del centenario dei Champioships battendo l’ olandese Betty Stove 4-6 6-3 6-1 in finale.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
Il nuovo centrale come appariva durante l'incontro tra Murray e Wawrinka