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La terza carriera di Tommy Haas

Profilo di un tedesco anomalo, capace a 31 anni, di raggiungere la sua prima semifinale a Wimbledon. Daniele Malafarina

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C'era una volta Tommy Haas. All'anagrafe Thomas Mario Haas, il tedesco d'America. Cresciuto nel mito di Boris Becker il piccolo Tommy si trasferì a Bradenton, all'Accademia di Nick Bollettieri, con tutta la famiglia, all'età di 11 anni per tentare di diventare un tennista professionista. Quanta strada ha percorso da allora l'allievo di Bollettieri.
I primi passi di Tommy tra i tornei junior, dove si fece subito notare con una finale all'Orange Bowl, saranno prodromo di una solida carriera da senior tanto quanto l'infortunio alla caviglia patito nel 1995 sarà prodromo di una serie di guai fisici che limiteranno invero di molto i risultati che avrebbe potuto ottenere. Infatti in 12 anni di tennis giocato Tommy ha collezionato almeno due infortuni che avrebbero messo fine alla carriera di molti atleti oltre ad una serie di altri problemi fisici che nel suo caso si possono considerare minori. Nel 1999 Tommy sfiora i top 10, vince il suo primo torneo ATP e raggiunge la prima semifinale in un torneo del Grande Slam (in Australia, sconfitto da Kafelnikov). Da lì, la carriera del tedesco va in crescendo negli anni seguenti con un argento olimpico a Sydney nel 2000 (ancora fermato da kafelnikov, in cinque set) ed i top 10 raggiunti stabilmente verso la fine del 2001, anno in cui vinse quattro titoli ATP.


Il primo grave stop arriva poco dopo che la carriera di Tommy aveva sfiorato il vertice. Raggiunte una seconda volta le semifinali in australia e raggiunto il best ranking di numero 2 nel maggio 2002 Haas è infatti costretto a fermarsi per sottoporsi a due delicate operazioni alla spalla. Alla fine del 2002 è numero 11, un anno dopo il nome "Tommy Haas" non risulta nella classifica ATP. Dopo la seconda operazione, in artroscopia, del luglio 2003, sono in molti a ritenere che la carriera del tedesco avrà una fine prematura, ma Tommy non è daccordo. Nel 2004 infatti, appena poche settimane dopo il rientro ufficiale, Haas vince il torneo di Houston (suo primo successo sulla terra battuta), superando in finale Andy Roddick ed a fine anno, raggiunta la posizione numero 17, gli verrà riconosciuto il premio di "come back of the year" per l'incredibile ritorno. Dopo di allora Haas è sempre rimasto nei primi 50, tornando nei top 10 nel 2007 a seguito della terza semifinale raggiunta in Australia.

Il secondo stop viene alla fine del 2007, ancora una volta durante la sua stagione migliore dal rientro, ancora una volta a causa della spalla. Ed ancora una volta sono in molti a pensare che stavolta la carriera del tedesco sia davvero terminata. Ed invece Tommy ritorna ancora una volta, decide di non giocare la parte finale del 2008 per rafforzare la spalla e nel 2009 eccolo di nuovo in capo. Vincitore in un torneo per la dodicesima volta, ad Halle due settimane fa, Haas è diventato uno dei pochi giocatori capaci di vincere in carriera su tutte le superfici, ed oggi, a 31 anni, si è regalato la soddisfazione di raggiungere le semifinali a Wimbledon per la prima volta (quarto tedesco nella storia dopo Becker, Stich e Schuettler).


Ai due gravi infortuni che hanno limitato la carriera di Tommy Haas fanno da contorno una serie di caviglie rotte o slogate (nel 2005 a Wimbledon scivolò su una pallina durante il riscaldamento), polsi slogati, stiramenti e virus vari che non hanno mai dato tregua allo sfortunato tennista. Eppure in tanti anni Tommy ha vinto 12 tornei ed è stato protagonista di molte partite memorabili.


Putroppo di lui si ricordano soprattutto le gloriose sconfitte. Nella semifinale australiana del 2002, quando fu sconfitto da Safin e dal tetto dopo essere stato avanti due set a uno (ma a suo onore è giusto ricordare che quello fu l'unico match al quinto perso dal tedesco quell'anno, avendone vinti altri 4, tra cui, sempre in Australia un 8-6 al quinto con tale Roger Federer). Nei quarti dell'US Open 2006, battuto da Davydenko dopo essere stato avanti di due set. La già citata finale olimpica. Alcune sconfitte di troppo in coppa davis (come quelle con Moodie e Udomchoke).


Nessuno però ricorda che ha un record di 18 vittorie e 14 sconfitte al quinto set, nel 2000 rimontò due set di svantaggio a Gaudenzi a Parigi, e tra le sue vittime in incontri combattuti figurano Agassi, Federer, Safin (battuto al tie break conclusivo negli ottavi dell'US Open 2006 e 9-7 al quinto in un primo turno di Davis nel 1999), Davydenko (recuperando due set a uno nei quarti in Australia nel 2007), Blake e Gasquet (un altro con nomea di bel perdente). Insomma, la fama di bellissimo perdente pare davvero ingiustificata.


Nella storia recente di Tommy risalta l'ottavo di finale di Parigi perso con Roger Federer dopo essere stato avanti due set a zero e ad un solo punto dal servire per il match. Dopo l'infortunio e la pausa invernale Tommy ci ha messo qualche tempo a ritrovare il suo tennis ma ci è riuscito. La partita con Federer deve avergli dato fiducia poichè dopo di allora non ha più perso, 10 vittorie consecutive sull'erba tra Halle e Wimbledon, con due volte l'illustre scalpo di Novak Djokovic.


In questi giorni Haas ha messo in mostra un tennis aggressivo, in cui ai solidi colpi da fondo cui eravamo abituati ha abbinato frequenti discese a rete, comprensive di serve and volley (anche sulla seconda palla) e percentuali di trasformazione a rete sempre superiori al 60%. Se a questo punto dovesse giocarsela con il Roddick visto sin qua, o anche con Murray, sarebbe doveroso non darlo per sconfitto in partenza. Invece dall'altra parte della rete domani troverà un Roger Federer in fiducia, un Roger Federer rilassato e capace di battere Karlovic con una prestazione imponente al servizio ed alla risposta, un Roger Federer che dopo Parigi saprà cosa aspettarsi dal gioco di Tommy. Ma, come abbiamo visto, è meglio non dare mai Tommy Haas per spacciato. Quel che è certo è che sarà una partita divertente.
 

Daniele Malafarina

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