Wimbledon 2009

Venus Williams batte il computer

Semplice esibizione agonistica per Venus che in soli 51 minuti ha preso a schiaffi il computer che la colloca solo al terzo posto. Fortunata Serena che non ha giocato il suo migliot tennis. Rino Tommasi

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Avendo pronosticato ben prima dell’inizio del torneo che avremmo avuto nel singolare femminile una finale in famiglia devo ammettere di avere avuto la stessa fortuna che ha aiutato Serena Williams ad annullare un match point nell’unica semifinale che si è giocata.
Il lettore non pensi che io sia improvvisamente impazzito perché da quando esiste il tennis le semifinali sono due, il problema è che mentre la prima partita del programma è stata ricca di emozioni e probabilmente la migliore di tutto il torneo, la seconda si è risolta in una semplice esibizione agonistica per Venus Williams che in soli 51 minuti ha preso a schiaffi il computer che in classifica la colloca al terzo posto mentre assegna il primo posto alla giocatrice che avrebbe voluto essere in qualsiasi posto diverso dal centrale di Wimbledon.
Il tennis femminile ci ha già offerto in passato incontri anche importanti che non hanno avuto storia. Tra i tanti mi viene in mente la finale del Roland Garros del 1988 quando Steffi Graf , che si stava avviando a completare il suo Grande Slam, sconfisse Natasha Zvereva per 6-0, 6-0, quel punteggio che nel gergo di spogliatoio viene chiamato bicicletta (perché ha due ruote) o double bagel, dove il bagel è una focaccia che a New York si vende agli angoli delle strade ed ha la forma rotonda dello zero.
Per la verità Dinara Safina è riuscita in qualche modo a raccattare un game quando ormai Venus era in vantaggio per 5 a 0. Pensate che in tutto il match che è durato appena 51 minuti, a parte l’unico game conquistato, la Safina ha avuto soltanto tre possibilità per vincerne un altro.
L’impressione che Venus fosse in gran spolvero ma la sua prestazione ha solo il valore di un buon allenamento.
Tutt’altra storia l’altra semifinale che Serena Williams ha vinto dopo aver perso il primo set ma soprattutto dopo avere annullato nel terzo un match point con l’aiuto del nastro che ha reso imprendibile la sua coraggiosa volee di rovescio.
Elena Dementieva ha giocato una eccellente partita ma forse ci ha fatto capire come mai avesse perso le due grandi finali che in carriera aveva disputato, al Roland Garros contro Anastasia Myskina ed a New York contro Svetlana Kuznetsova.
Serena non ha giocato il suo miglior tennis subendo negli scambi da fondo la maggior precisione e profondità della sua avversaria. Alla fine i nove doppi falli della Dementieva (gli stessi commessi ma con minori conseguenze contro la nostra Schiavone) si sono fatti sentire.
Per quanto riguarda le semifinali maschili, malgrado Tommy Haas abbia l’esperienza ed il gioco per creare qualche problema a Roger Federer (lo ha battuto infatti due volte in una serie di 11 incontri ma l’ultima volta è stato sette anni fa) sarebbe una grossa sorpresa se Federer non giocasse qui domenica la sua settima finale consecutiva a Wimbledon.
Federer ha ceduto solo un set nei cinque incontri che lo hanno portato in finale ad un altro tedesco, Phillip Kohlschriber, ma questa volta giocherà con maggiore attenzione ricordando quanto sia stato vicino alla sconfitta nel recente Roland Garros quando Haas ebbe una palla per un 5 a 3 nel terzo set dopo aver vinto i primi due.
Contro il picchiatore Karlovic, Federer ha fornito una splendida dimostrazione di classe giocando i colpi migliori e decisivi quando ne ha avuto bisogno per togliere il servizio al suo avversario, che non l’aveva mai ceduto durante tutto il torneo.
Naturalmente è più ricca di motivi e di attenzione l’altra semifinale, quella che, nei desideri di tutta l’Inghilterra, dovrebbe riportare in finale a Wimbledon un suddito della regina per la prima volta dal 1938, quando vi giunse Bunny Austin. Tuttavia le ambizioni di Murray ed i sogni degli inglesi, che per l’occasione sarebbero disposti a dimenticare che Andy Murray è scozzese, non si fermano qui ma guardano al 1936 quando Fred Perry vinse per la terza volta consecutiva questo torneo.
Sono passati 73 anni e le 4 semifinali raggiunte da Tim Henman, le due di Roger Taylor e quella di Mike Sangster sono ricordate dagli inglesi come grandi delusioni piuttosto che come significative conquiste.
Per vincere il torneo Murray deve battere oggi Andy Roddick ed eventualmente domenica Federer. Nei confronti dei quali lo scozzese ha curiosamente lo stesso vantaggio di 6 vittorie e 2 sconfitte che farebbero ritenere possibile, se non addirittura probabile una sua vittoria. Tuttavia mi pare giusto ricordare che quando Federer ha incontrato Murray in una finale dello Slam (Flushing Meadows l’anno scorso) ha vinto in tre set.
 

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Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker

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