Due settimane di quotidiani e tabloid e pochissima pressione verso il numero 2 del mondo. La presenza di Murray una circostanza decisamente a favore. Aiuterà a giocare senza patemi? da Wimbledon, Enrico Riva
Lungi da me mettere in dubbio i meriti di Federer in questo torneo londinese ma non posso esimermi dal notare, dopo due settimane di rassegna stampa, che l’approccio dei giornalisti nei confronti di questo Wimbledon ha notevolmente beneficiato lo svizzero.
Mi spiego. Roger domenica non trova dall’altra parte della rete solo Andy Roddick. Sulla linea estrema del campo, accanto ai giudici di linea, Federer vedrà Sampras, Laver, Emerson, Borg, Agassi, Rosewall, vedrà la storia del tennis pronta ad abbracciare un nuovo record scritto a caratteri indelebili nella storia di questo sport. Il record per eccellenza, che potrà non certificare la superiorità assoluta omni tempore dello svizzero, ma sicuramente peserà sulle sue spalle come un macigno.
Eppure questo macigno Roger non lo ha dovuto portare con se per 15 giorni come sarebbe stato prevedibile. A fargli da sherpa ci ha pensato Andy Murray, caricato delle aspettative di un popolo e gravato dalla pressione dei media. E così solo l’ultimo giorno del torneo i quotidiani timidamente accennano a quello che potrebbe succedere campo centrale. “Federer heads for sweet 15 and the record” e “Federer’s date with destiny” titola oggi il Sunday Times, “History is on Federer side” racconta il Sunday Telegraph, “History in the making” per l’Independent, “Lord of the lawn” leggermente più enfatico. Tutto qui. Se pensate all’importanza dell’evento è una miseria.
Di contro i giornali oggi continuano a parlare diffusamente di Murray con ampi consigli su come limitare le conseguenze psicologiche della sconfitta, su come affrontare al meglio i prossimi tornei e soprattutto su come l’US Open sarà con tutta probabilità il primo Slam dello scozzese.
Tanta grazia mediatica non potrà che risultare in una freschezza mentale ulteriore di Federer nella finale di domenica. Il che di solito si traduce in percentuali di servizio stratosferiche e risposta incisiva.
Enrico Riva
5 Luglio 1980
In una delle partite più belle della storia dello sport, Bjorn Borg conquista il quinto consecutivo titolo a Wimbledon battendo John McEnroe 1-6 7-5 6-3 6.7 8-6 in 3 ore e 53 minuti.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
Il nuovo centrale come appariva durante l'incontro tra Murray e Wawrinka