Wimbledon

Roddick sfuma sul più bello

Un incantesimo che non voleva spezzarsi. Questo era Andy Roddick oggi. Un martellante attaccante che non ne voleva sapere di cedere il posto al film della storia. Gianluca Comuniello

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Sono passati tre games quando Pete Sampras fa il suo ingresso in campo e raccoglie l’applauso del Centre Court per l’ennesima volta.
Pete è venuto per un motivo preciso, ma in campo c’è un problema. Forse due. Roddick non ne vuole sapere, di piegarsi al momento storico. E Federer… beh, Federer sembra sentire tutta la pressione di questo mondo. Gioca i primi games quasi alla Murray, aspettando di vedere cosa fa Roddick dall’altra parte della rete. Ed è la cosa più sbagliata da fare. Vediamo se Pete lo scuote, pensano in molti. Pete non lo scuote. Si arriva a 5 pari e sembra di vedere un Federer moments: lo sivzzero si procura quattro palle break che ucciderebbero il set e probabilmente la partita, ma non le trasforma. E’ Andy, che oggi ha la missione di uccidere Bambi, che sfrutta la prima palla break del game successivo. Un set avanti. Il solo modo che ha di far partita, si diceva alla vigilia. La partita è ancora sotto l’incantesimo. Nel secondo nessuno cede lo straccio di un servizio e si arriva al tie-break. E lì Roddick si issa 6-2. 4 set point. Consecutivi. Sembra fatta. Ma poi: rovescio di Fed, servizio vincente, ace. 6 a 5. Poi la tragedia per Roddick: scende a rete sul quarto set point e spara fuori di metri una volée alta di rovescio. Io ripenso allo smash che sbagliò nella partita del master del 2006, nel tie-break in cui ebbe matchpoint. Federer fa altri due punti e con un filotto di 6 si porta un set pari. Incantesimo rotto? Manco per niente. Durerà anche nel terzo, nonostante se lo aggiudichi ancora Roger al tie-break. Durerà anche nel quarto, con Sampras al bagno e Roddick che si impone per 6-3. E durerà per tutto il quinto. Sul 7 pari il pensiero va all’anno precedente: è al quindicesimo game che Federer cedette il servizio. Ma stavolta Federer tiene a 15. Si va avanti, si va fino al 15-14. Roddick cede il primo 15. Stecca sul secondo e va sotto 0-30. Non è mai andato 0-30 nel set. Non ha mai ceduto il servizio, in oltre 4 ore di gioco. Perciò risale: 15-30 con il servizio, 30 pari con la collaborazione di Federer (quanta collaborazione, su quante situazioni analoghe. Deve essere l’incantesimo). Addirittura 40-30. Ci prepariamo tutti al 15 games pari. Invece c’è un rovescio largo di Roddick. Di nuovo, per l’ennesima volta a due punti dal match. Altro servizio vincente di Roddick. Un tempo Roger lo leggeva bene. Ma oggi c’è l’incantesimo. Federer poi trova una crepa nella bolla che lo circonda. Questa crepa è una risposta che induce Roddick all’errore: matchpoint. E’ il primo, ma A-Rod non ha mai ceduto il servizio, figurarsi. E invece succede. Sim Sala Bim. Roddick cede il servizio, dopo 4 ore e mezza di impenetrabilità. Federer rompe la bolla. Ed entra nel paese della meraviglie. Parte subito un commercial celebrativo sulla BBC, si intitola Federer 15. Ci sono, tanto per gradire, i seguenti personaggi: Michael Jordan. Pete Sampras. Tiger Woods. Serena Williams. John Mcenroe. Tutti a complimentarsi. Jordan: “Quindici… io non ho mai vinto quindici di niente!”
Alla fine sembrano due pugili suonati, gli splendidi protagonisti della finale di oggi. Roddick getta la racchetta verso la sua borsa: il segno di resa di chi le aveva provate tutte e ci era quasi riuscito. Si abbracciano. Sembrano Apollo e Rocky alla fine del primo film, Quando Creed dice a Stallone: “Non ci sarà rivincita” e l’altro risponde: “E chi la vuole”.
Durante la premiazione, lo stato confusionale continua. Roddick è accasciato sulla sua sedia. Si può essere sicuri che la sta rivedendo. Sta rivedendo il film della partita, questo bellissimo film con questo pessimo finale, ma guarda un po’ se ti devono togliere la regia di un film proprio negli ultimi tre minuti. Si alza, dice qualcosa al microfono con sportività. In un lampo di lucidità dice a Sampras: “Pete, io ci ho provato”. Poi torna a vedersi questo maledetto film montato male proprio alla fine. Tocca a Roger. Si è vestito da cerimonia, ha avuto la lucidità di farlo, ma parlare e dire qualcosa di sensato proprio in questo momento non è lo sport per lui “E’ stata folle, è tutto folle. E’ un anno folle”
E’ tutto folle. Roddick poi arriva in conferenza stampa. Gli chiedono come assorbirà questa sconfitta.
“Non lo so. Non sono un veggente, sono un tennista.”
Il volto, il corpo, la voce di chi vorrebbe essere mille miglia lontano. Lo sguardo di chi spera che magari gli occhi si aprano davvero e la finale sia ancora da giocare. Anche da perdere, molto più pesantemente. Ma non così.
“Come hai fatto a rimanere positivo dopo il secondo set? Hai fatto fatica?”
“Non sono un cyborg, ma avevo due scelte: mollare o andare avanti. Ho scelto la seconda. Oggi per la prima volta nella sua vita lui ha avuto difficoltà sul mio servizio, ma non è bastato. Fisicamente stavo ok”
Poi, la risposta più sanguinosa. “Questa partita ti dà la convinzione di poter essere di nuovo vincitore di Slam?”
“No, per niente. Ma andrò avanti, perché non c’è un’altra opzione”

"Andy non deve sentirsi troppo giù, anche se è difficile" dice Roger quando arriva in conferenza stampa fra gli applausi. Ha su una maglietta che dice: "there is no finish line". "Andy ha giocato un match incredibile."

"Nella mia carriera di tennista è il momento più fenomenale, sin da quando vedendo le finali Becker-Edberg ho deciso che il mio sport sarebbe stato il tennis. Le mie prossime priorità?" dice sorridendo "indovinate... non il tennis" 
Fuori, negli studi e nei viali intorno al centrale, si parla con razionalità. Tutto il mondo ci riesce. Facile: basta non essere Andy o Roger.
Boris Becker: “Roddick ha pagato le battaglie nella seconda settimana, verso la fine: l’ho visto negli ultimi due tre games avere un passo inferiore a quella di Roger. Non penso che Roger ce l’avrebbe fatta a venir fuori oggi da due set a zero sotto. Il secondo set è stato il turning point”.
Laver: “Entrambi hanno giocato un grande tennis. Andy è sempre una minaccia con il suo servizio, ma alla fine mi è sembrato stanco”
Borg: “Fed può vincere ancora molti Slam, se calcoli che giocherà ancora almeno tre anni. La chiave è rimanere in salute fisicamente.”
Hanno fatto anche una foto insieme Sampras, Laver, Borg e Federer: 51 slam sotto “If” di Kipling. Il nuovo regista del film della giornata si permette gli svolazzi d’autore sui titolo di coda.
Fuori dall’edificio Enrico Riva incontra il papà di Roger: “La questione del più grande di sempre è stata risolta” dice orgoglioso. Dissolvenza.
 

Gianluca Comuniello

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Borg, Laver e Sampras con Roger Federer

Accadde oggi...

5 Luglio 1980

 

In una delle partite più belle della storia dello sport, Bjorn Borg conquista il quinto consecutivo titolo a Wimbledon battendo John McEnroe 1-6 7-5 6-3 6.7 8-6 in 3 ore e 53 minuti.

 

Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker

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