Il doping è diffuso ad ogni categoria, limitare i controlli solo all'attività di vertice serve a poco. Vorrei vincese davvero il più forte, ma non sempre è così. Rino Tommasi Ma è un dovere morale combatterla Ubaldo Scanagatta
Ubaldo mi invita a chiarire una mia dichiarazione che non è piaciuta nemmeno a coloro che nella sostanza hanno approvato il mio intervento sulla questione Federer-Nadal.
Approfitto dell’occasione per rispondere a coloro che hanno interpretato la mia risposta come un tentativo di giustificare quello che avevo scritto. Come ho cercato di spiegare riscriverei tutto anche se avessi un giorno di tempo per riordinare le idee.
In quanto alla delicata questione del doping , nessuna difficoltà a spiegare il mio pensiero. Personalmente ritengo il doping una forma di truffa che non dovrebbe trovar posto in campo sportivo o comunque in qualsiasi altra attività umana.
Il problema però è quello di riuscire a difendere coloro che rispettano le regole e la propria salute.
Mi chiedo e vi chiedo quante sono le persone che ogni giorno praticano una qualsiasi attività sportiva ? Molti milioni, per fortuna, ma ne consegue che lo sport non ha la possibilità, organizzativa ed economica, di controllare tutti coloro che praticano lo sport.
Poichè ritengo che la vita del terza serie valga some quella di un campione, limitare le indagini alle competizioni di alto livello serve a poco. Se io stesso, mio figlio o mio nipote si dopasse per vincere, faccio un esempio, i campionati di terza categoria nessuno lo sottoporrebbe ad un esame.
Estendere i controlli a tutti i livelli paralizzerebbe l’attività sportiva e la renderebbe economicamente insostenibile.
Prendiamo le Olimpiadi. Dopo ogni edizione assistiamo ad una revisione delle classifiche e del medagliere. Finirà che le medaglie anziché essere con segnate sul campo da dignitari in giacca e cravatta saranno consegnate una settimana dopo da infermieri in camice bianco che premieranno il sesto, il settimo e l’ottavo perché i primi cinque sono stati squalificati per doping.
Un’altra considerazione. Mi piacerebbe che l’ordine d’arrivo ed il risultato del campo fossero definitivi. Ben Johnson è stato squalificato e gli hanno tolto la medaglia d’oro conquistata a Seoul ma nessuno gli toglierà mai la soddisfazione e la gioia che ha provato quando ha tagliato per primo il traguardio dei 100 metri. Una medaglia d’oro consegnata in un ufficio e non in uno stadio qualche giorno dopo la gara non ha certo ripagato Carl Lewis della delusione che ha provato quando Johnson lo ha superato.
Come si capisce non ho risposte certe al di la del desiderio di essere sicuro che chi ha vinto sul campo abbia vinto davvero. Una strada – ma è solo un’ipotesi – sarebbe quella di essere severi e spietati nella gare giovanili senza commuoversi se si può spezzare la carriera di un futuro campione.
Si potrebbero anche impiegare le risorse attualmente usate nella campagna antidoping in una operazione mediatica che illustri i rischi che si corrono cercando nella chimica aiuti proibiti ma sono scettico. Tutti i fumatori sanno che fumare fa male, ma non riescono o non vogliono smettere.
Infine molti pensano che molti atleti cerchino aiuti per guadagnare somme clamorose. Non è vero oppure è vero solo in parte perché io conosco gente che si droga per vincere la gara del condominio.
In definitiva temo che quella al doping è una guerra che lo sport non potrà mai vincere. Forse non è giusto arrendersi ma non vedo soluzioni. Mi spiace.
Rino Tommasi
19 Luglio 1946
Nasce a Bucarest, in Romania, Ilie Nastase, forse più conosciuto per il temperamento insolente in campo che per l'immenso talento tennistico che lo ha portato alla vittoria degli US Open nel 1972 e a quella del Roland Garros nel 1973.
Tratto da: On This Day in Tennis History di Randy Walker
Il nuovo centrale come appariva durante l'incontro tra Murray e Wawrinka