AO 2016: Ludmilla Samsonova, possiamo sperarci? A me è piaciuta la sua personalità…

Ludmilla Samsonova vince un gran match all'esordio in un tabellone principale Slam tra le junior. Bella personalità dell'azzurra, seguita da Riccardo Piatti. Nell'articolo audio e transcript dell'intervista della giovane promessa italiana

AO 2016: Ludmilla Samsonova, possiamo sperarci? A me è piaciuta la sua personalità…

MELBOURNE – AUSTRALIAN OPEN. Ho visto pochissimo tennis di questa ragazza, Ludmilla Samsonova, che ha battuto qui al primo turno la testa di serie n.3 del torneo junior, la canadese Robillard-Millette dalla quale aveva preso una gran stesa la settimana scorsa (buon segno reagire così no?).

Ma me ne ha parlato molto bene Luca Baldissera, che non è solo un cronista di Ubitennis ma anche un validissimo maestro di tennis, che l’ha seguita con molta attenzione e me l’ha descritta in possesso di un gran bel servizio (chissà dove sarebbe arrivata Sara Errani se l’avesse avuto!) e di un bel dritto.

 

Ma devo dire che mi ha impressionato, insieme al suo fisico finalmente atletico per una giocatrice azzurra – non ne abbiamo avute tante così ben attrezzate – anche la personalità che ha mostrato nella sua prima intervista di sempre con i giornalisti. Disinvolta, simpatica, giustamente ambiziosa (“Dove voglio arrivare? Al n.1…”), e ho anche pensato che se di lei si occupa Riccardo Piatti (sia pure avanza tempo, ma da quando lei ha 10 anni e oggi ne ha 17), beh è un bel marchio di qualità.

Non mi è parsa così alta come dice, un metro e 79, ma se anche fosse due o tre centimetri meno, andrebbe bene lo stesso. Per qualche verso mi è apparsa come una Knapp più mobile e più matura di quanto lo fosse Karin alla sua età. Karin è arrivata a ridosso delle prime trenta del mondo.

Inutile precorrere i tempi per Ludmilla, nata in Russia ma divenuta italiana a tutti gli effetti nell’agosto 2014, in quanto è ancora lontanissima da quel ranking.

Però così come avrete letto che sono assai pessimista sul futuro del tennis italiano – e non per partito preso come magari qualcuno, Corrado Barazzutti compreso, pensa che io sia – ho abbastanza fiducia in questa ragazza perché la vedo determinata, decisa e intelligente.

Molti giudicano il potenziale di un tennista soltanto dalla sua tecnica, io valuto anche altre qualità… che secondo me non sono meno decisive se uno ha voglia di lavorare e dimostra di avere la giusta personalità.

Figlia di un professionista del ping-pong – n.40 del mondo ha detto lei – e di una laureata in economia, Ludmilla sembra un tipo deciso e in gamba.

Ha 17 anni e a differenza degli altri 4 junior portati qui (in viaggio premio?) dalla FIT, avrà un altro anno per maturare ancora fra gli junior prima di fare il salto fra le professioniste.

Ho visto qui in passato altre ragazze italiane cui proprio mancavano le basi atletiche – anche in termini di altezza e potenza muscolare (le Cibulkova sono eccezioni alla regola) – che non ho mai capito come ci si potesse puntare su.

Qui Ludmilla, che ha vinto un 10.000 a Roma, è seguita da Andrea Volpini. Di solito anche da Giulia Bruschi. Appena possibile ci parlerò.

Ludmilla ci ha raccontato del suo arrivo in Italia, Torino, Val d’Aosta, del suo amore per il pattinaggio (ma più tardi dirà che il suo idolo è Maria Sharapova, “ne sono innamorata, a Wimbledon ci ho fatto un selfie”) dei suoi allenamenti a Bordighera (ma vive a Sanremo), del suo obiettivo (“Diventare n.1” come ho già scritto sopra), delle qualificazioni mancate a Wimbledon sei mesi fa, del team Piatti con la presenza di Raonic quando si sposa a Montecarlo, ma anche con Sartori e Seppi, dei suoi studi linguistici (parla già oltre al russo e all’italiano anche inglese, francese e spagnolo… chi legge magari pensa che serva a poco, ma non è così, significa capire molto di più di tutto, avere orizzonti più ampi della gran parte delle sue coetanee italiane che a malapena spiccicano italiano e inglese), delle tre-quattro settimane passate fra l’altr’anno e quest’anno a Tirrenia (speriamo non ce la rovinino! Meno ci sta e meglio è a mio avviso… soprattutto se si rendessero conto che ha il potenziale per diventare forte, la caricherebbero di attenzioni e… pressione indesiderabile e non necessaria).

Mi è piaciuta anche la sua estrema sincerità nel dire – evitando totalmente dichiarazioni ruffiane quali ho sentito fare anche in un passato non troppo lontano da chi trovandosi nella condizione di scegliere un passaporto e un Paese piuttosto che l’altro magnificava ora l’uno ora l’altro a seconda degli interlocutori – che per lei la Nazionalità russa era importante, che l’aveva abbandonata con qualche rimpianto, insomma…viva l’Italia ok, ma guai a tradire del tutto le proprie origini, lei che è nata a Olenegorsk (che io confesso di non aver mai sentito nominare fino ad oggi e di ciò mi scuso profondamente).

Lo sponsor ancora non ce l’ha. Indossa i vestiti della Nike… “che me li aveva dati un anno fa”. Ma quello dello sponsor non sembra essere un problema e peraltro non credo lo sarà. Lei non ha il papà qua che la segue.

E questo è sicuro un vantaggio. Una volta Chris Evert disse di Lindsay Davenport: “Non ho mai conosciuto i suoi genitori quando lei già vinceva fra le junior… e questo è un aspetto a favore delle sue future possibilità!”. Il papà della Davenport era un ottimo giocatore di volley. Così come il papà della Samsonova, Dimitri Samsonov, era un ottimo giocatore di ping-pong.

I genitori che hanno fatto sport ad alto livello sono, per solito, garanzia di una buona attitudine sportiva. Ed educazione.

Può sembrare un tantino presuntuosa, Ludmilla, quando dice che nel tabellone junior non c’è nessuna ragazza davvero imbattibile, ma lo dice con naturalezza. Con quella genuinità di chi non si illude di batterle tutte, potrebbe perdere già al prossimo turno, ma… perché no? Magari non già quest’anno, ma il prossimo. E sempre tenendo presente il caso Quinzi…

P.S. per il lettore: se ascoltate il suo audio potrete riscontrare la freschezza delle sue parole. Ve lo consiglio davvero.

Ascolta gli audio dell’intervista di Ludmilla, e leggi il transcript! (si ringrazia Marco Lauria)

Hai battuto la no.3 (Charlotte Robillard-Millette) del tabellone, ci avevi mai giocato?
Sì, la scorsa settimana e avevo perso 6-3 6-2.

E cosa è successo?
Mi ero rotta un po’ le scatole. Ho tirato fuori la grinta necessaria.

Raccontaci un po’, ti allena Riccardo Piatti?
Mi alleno nella scuola di Piatti, lo vedo spesso durante la preparazione invernale. Mi allenano Andrea Volpini e Giulia Bruschi, sono due collaboratori di Riccardo, Andrea segue gli uomini e Giulia le donne. Ora però sono qui con Andrea.

Tuo padre?
Mio papà giocava a ping pong, è stato no.40 del mondo (Dimitri Samsonov).

Perchè hanno scelto di venire in Italia?
In Russia era molto molto difficile, gli hanno offerto nel ’99 un contratto per giocare a Torino e ci siamo trasferiti. Avevo un anno.

Quanto sei alta?
1.79.

I tuoi migliori risultati?
La vittoria di un 10.000 a Roma.

La tua storia?
Dopo Torino ci siamo trasferiti in Val D’Aosta, c’era poca scelta, a me piaceva tanto pattinare, ma era difficile, allora ho provato col tennis, mi è piaciuto ed ho cominciato a giocare a Chatillon, con il maestro Alessandro Molise. Durante un raduno a Torino, ho conosciuto Riccardo, avevo 10-11 anni. Così ci siamo trasferiti a Sanremo. Vivo lì, ma mi alleno a Bordighera.

Il tuo obiettivo è fare la tennista professionista, il tuo sogno?
Arrivare al no.1.

È il primo Slam che giochi?
Ho giocato le quali a Wimbledon lo scorso anno, ho perso all’ultimo turno.

Sai chi è la prossima avversaria?
Una wild card o una qualificata (una WC).

Conosci il livello delle altre?
Sono tutte battibili, non c’è un fenomeno (glissa sul discorso no. 1 in Italia tra junior).

Punti di forza e debolezze?
Punti di forza servizio e dritto, rovescio continuo a lavorarci.

A rete?
Un po’ meglio, ma scendo una volta ogni morte di Papa.

Studi?
Sì, frequento due-tre volte a settimana un Liceo Linguistico privato. Parlo l’italiano, il russo, l’inglese e lo Spagnolo.

I tuoi genitori ti seguono?
Prima veniva spesso con me mio padre, ora no. La mia mamma non è molto interessata al tennis. È laureata in economia.

Piatti ? Quante volte lo vedi?
L’Accademia è sua, lo vedo spesso durante la preparazione invernale, altrimenti qualche settimana a marzo, o in estate.

Com è il tuo rapporto con la FIT?
Buono, sono stata a Tirrenia per la prima volta lo scorso anno. Sono diventata italiana da poco, agosto 2014.

È stata una scelta difficile scegliere la nazionalità italiana?
È stata una decisione difficile. Vorrei tornare spesso in Russia, tutti i miei parenti sono lì, ma non lo faccio mai. Sono di Olenegorsk, polo nord, circolo polare artico.

(si scherza sul nome della città)

Quando sei stata a Tirrenia?
Sono stata a Tirrenia prima di venire in Australia e qualche settimana l’anno scorso. Mi allenavo con la Matteucci e c’era anche la Garbin.

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