La piccola biblioteca di Ubitennis. Don Budge. First Grand Slam

Lo sappiamo tutti a memoria. Gli unici esseri umani di sesso maschile ad aver vinto il Grande Slam sono stati due: Rod Laver e… quell’altro. Quell’altro si chiamava John Donald Budge, amava il jazz, ha giocato la più bella partita di tutti i tempi e il suo rovescio era un capolavoro cinetico. Recensiamo per la “Piccola Biblioteca”, un suo libro di memorie, incredibilmente, mai tradotto in italiano

La piccola biblioteca di Ubitennis. Don Budge. First Grand Slam

Budge D. J., A Tennis Memoir, The Viking Press, New York 1969.

Considero Don un vero amico e gli sarò sempre grato per il modo in cui mi trattò nel 1962 quando stavo completando il mio primo Grande Slam. Un altro tipo di uomo sarebbe stato restio a condividere con me un titolo che era stato sua esclusiva proprietà per 24 anni. Non Don. Mi aiutò portandomi fuori città, nessuna domanda, nessun telefono che squillava. Abbiamo anche giocato un paio di set rilassanti. Lui è stato grande! (Rod Laver)

 

Donald Budge non è certo uno scrittore ma, come usava fare con la sua Wilson Ghost, anche con la penna va diretto al punto. Le sue opinioni sul fatto tecnico, sulle superfici o le impugnature sono vere perle, nette e logicamente argomentate. Primo rimandare la palla, il cemento è il campo migliore, l’erba tradisce eccetto Wimbledon (“…dove forse ho avuto quattro cattivi rimbalzi in tutta la carriera”), la eastern è la presa perfetta per il dritto, la più produttiva.
Ho letto per la prima volta il suo nome su una specie di enciclopedia per ragazzi che si chiamava “I Quindici”, con riferimento al numero di tomi che la componevano. Uno di questi era dedicato allo sport e un piccolo trafiletto lo descriveva come il primo tennista al mondo ad aver realizzato il Grande Slam, anno di grazia 1938. Poco dopo su uno degli innumerevoli periodici che divoravo trovai il racconto del memorabile e decisivo incontro di Coppa Davis Budge-Von Cramm, disputato il 20 luglio 1937 a Wimbledon al termine della finale interzone fra USA e Germania.
Leggete “Terribile Splendore”, avrete una chiara fotografia di quel che successe quel giorno.

Quando anni dopo mi sono imbattuto in questo libro girovagando sul web non ho esitato a ordinarlo, ovviamente in inglese perché nessuno nel bel paese ha mai pensato di tradurre le memorie di uno dei più grandi sportivi di sempre, scritte di suo pugno. Già, memorie.
Il titolo è “A Tennis Memoir” e si dice che se l’autobiografia è legata alla verità, il memoir lo è all’autenticità. Sostanzialmente si tratta di privilegiare i fatti certo, ma soprattutto ciò che il vissuto ci imprime e lascia dentro per sempre.
Ed è qui che si nasconde il fascino segreto di queste 174 brevi pagine.
Forse nel dramma del padre di Don, giovane promessa del calcio scozzese e dei Glasgow Rangers che un giorno batte la testa e sviene in allenamento. Nessuno se ne accorge e solo ore dopo il fratello lo trova riverso in campo. È inverno, in Scozia fa freddo e il danno non è alla testa ma ai polmoni.
Jack Budge è costretto ad emigrare verso climi caldi e sceglie la California.
Se questo non fosse successo Don non avrebbe mai colpito una pallina da tennis.
O nella storia di un ragazzo rosso di capelli della middle class di Oakland che si costruisce il miglior rovescio della storia, sorry Jimbo, battendo da mancino a baseball. Impara dalle sconfitte (“Learning by Losing” è per me la parte migliore, oltreché quasi un motto filosofico) ma arrossisce quando viene ruvidamente apostrofato dal gran capo del tennis californiano Perry Jones: “…Budge, che non ti veda mai più in campo con le scarpe sporche”. E così sarà.

Oppure subito in apertura, quando Don rivive con noi il momento nel quale, appena prima di entrare in campo quel famoso 20 luglio, Gottfried Von Cramm ricevette una telefonata di auguri da Hitler, lui che aveva sempre disprezzato i nazisti e rifiutato di legarsi a loro. L’amicizia con il Barone tedesco è una storia nella storia che merita qualche cenno. Dopo la sconfitta in Davis Von Cramm giocò un torneo a Los Angeles in settembre e il pubblico, fra cui molte star di Hollywood, aveva progettato di alzarsi ed abbandonare le tribune al suo ingresso per protestare contro l’aggressiva politica militare della Germania. Quando Gottfried entra in campo però nessuno si muove.
Don racconta che Groucho Marx, che era fra il pubblico, più tardi gli confessò “Quando ho visto quell’uomo ho subito provato vergogna per quel che avevo in mente di fare”.
Von Cramm verrà imprigionato, poi scarcerato e mandato sul fronte russo come soldato semplice dove si guadagnerà la Croce di Ferro per il coraggio mostrato in azione.
Si erano conosciuti nel 1935 a Wimbledon “…Don, i’m Gottfried Cramm” – non usava mai il titolo nobiliare ne tantomeno il “Von” – e Budge stesso dice “He was simply the greatest sportsman i ever encountered and became one of the greatest influences upon my life”.
Ah, dimenticavo, c’è anche il racconto delle quattro vittorie Slam. Fu una passeggiata.

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