Roland Garros: il giorno più bello, semifinali maschili e femminili

Questa edizione del Roland Garros passerà alla storia per via della pioggia e delle polemiche che ha provocato. Ma l'edizione 2016 dell'Open di Francia potrebbe non aver finito la voglia di stupire. Oggi si scelgono gli avversari di Novak Djokovic e di Serena Williams. O no?

Roland Garros: il giorno più bello, semifinali maschili e femminili

Il 3 giugno del 2016 sarà un giorno di festa per il tennis mondiale. Non solo per via del trentesimo compleanno di Rafael Nadal – che Ubitennis festeggerà con una serie di articoli sullo splendido fuoriclasse maiorchino – o per la quinta ricorrenza di quella che probabilmente è la partita più bella mai vista sulla terra rossa del Bois du Bologne ma anche, forse soprattutto, perché per una volta avremo un programma da seguire dalla prima palla all’ultima. E peccato non avere il dono dell’ubiquità. Sul Philippe Chatrier e sul Suzanne Lenglen saranno di scena le semifinali maschili, e lo sapevamo, e quelle femminili, e questo è un regalo della pioggia.

La partita più attesa, quella tra Stan Wawrinka e Andy Murray, si giocherà sullo Chatrier, relegando sul più piccolo Lenglen addirittura il numero 1 del mondo, alla ricerca della sua ventisettesima vittoria di fila in uno slam e ai margini di una vera e propria ossessione per l’unico trofeo che gli manca. Novak Djokovic parte favoritissimo contro Dominic Thiem, in una semifinale che non è proprio inaspettata. Perché se è vero che in molti speravano ci fosse Rafa, in un ideale passaggio di consegne tra l’incerottato ex sovrano e il folgorante erede, la presenza dell’austriaco consente finalmente di vedere uno della generazione del ’90 liberarsi dei propri timori per finalmente assumersi l’onere del ricambio. E il nuovo numero 7 del mondo aveva accentrato su di te una buona parte di speranze e preoccupazioni. Adesso il dado è tratto, e Thiem, che ha seriamente rischiato di andare sotto due set a zero contro Goffin, prima di riuscire a liberarsene, dovrà mostrare la stessa solidità al cospetto di chi di questa caratteristica ha fatto un’arma letale, l’inscalfibile Novak Djokovic.
Delle condizioni del serbo abbiamo parlato a lungo. Non gioca bene da circa 5 mesi, dalla splendida finale di Melbourne, eppure da allora ha perso solo tre partite, vincendo tre tornei e perdendo in finale a Roma solo dopo aver battuto Nadal e Nishikori. Fin qui ha giocato persino peggio del solito, anche se stavolta il tabellone è stato dalla sua parte e quindi non ha mai corso dei seri rischi. Sarà interessante vedere l’approccio al match di Novak, se sarà in modalità “risparmio” o se sarà invece costretto a ricorrere all’intero serbatoio della sua infinita classe. Probabilmente tutto dipenderà dall’inizio del match. Se Thiem si mostrerà soddisfatto di essere arrivato in semifinale e avrà un atteggiamento reverenziale Novak non si dannerà certo l’anima. Se l’austriaco mostrasse di non essere ancora appagato allora potrebbe venir fuori una buona partita. Come si vede, né nel primo caso né nel secondo il risultato sembra essere in discussione. Novak può battersi soltanto con le proprie mani, se insiste a voler mostrare il suo lato umano scagliando racchette per terra anche quando il risultato è saldamente nelle proprie mani. Inutile cercare i due precedenti, curiosamente finiti con lo stesso punteggio; tra il giovane Thiem (era dal 2010 che un 22nne non raggiungeva la semifinale) e il vecchio Djokovic (solo Andrè Agassi ha completato il career Slam ad un’età più anziana di quella del serbo); la storia comincia ora e come sempre accade le prime volte per Thiem sarà molto dura. E questa, in fondo, è una delle prime volte. I due arrivano al match fisicamente nelle stesse condizioni, non sarà questo a fare la differenza.

Ma tutti noi ci aspettiamo grandissime cose dall’altra semifinale, quella che si giocherà tra la testa di serie numero 2 e la testa di serie numero 3. Dopo qualche problemino iniziale Murray e Wawrinka hanno smesso di scherzare e hanno demolito i propri avversari. È abbastanza curioso come i due sostanzialmente condividano una curiosa caratteristica: quella di non poter mai prevedere che tipo di incontro faranno. Curioso perché stiamo parlando di due dei primi 4 giocatori del ranking e quindi una certa regolarità sembrerebbe necessaria. Invece no, perché se Stan si è reso protagonista nei mesi passati di scempi tra i più vari, Murray alla fine in qualche modo se la cava ma all’interno dello stesso match è capacissimo di finire sull’orlo del baratro per tirarsene fuori tra urla e, parrebbe, bestemmie. Questo torneo in realtà se una cosa ha detto è che Andy Murray sembra nella sua migliore versione di sempre. Neanche quello trionfatore a Wimbledon o autore della doppietta OlimpiadiNew York è sembrato così padrone dei propri mezzi. Anche nei primi turni, con quelle due partite finite al quinto, non è mai sembrato sensato pensare che alla fine perdesse. E dopo, al cospetto di un Gasquet che sembrava ci credesse, ha fatto e disfatto fino a quando non si è stufato e ha ceduto due soli game al povero Richard. Insomma una dimostrazione di forza francamente impressionante. E se è vero che Murray è stato in campo più di tutti è anche vero che 3 ore distribuite in due settimane sono recuperabilissime. Anche in questo caso insomma non sarà la condizione fisica a fare la differenza, e se mai la facesse dubitiamo fortemente che questa possa giocare contro lo scozzese.
Wawrinka continua a convincerci poco. Arriva alla semifinale senza avere alle spalle uno spaventoso match dominato contro un discreto Federer come l’anno scorso,  ma con vari balbettii. È riuscito a cedere un set a Troicki e si è trascinato Ramos al tiebreak, appunto come se fosse Federer. Ha giocato con attenzione ma non è sembrato il terribile “man” dell’anno scorso. Anche in questo caso a poco servono i precedenti, 8 a 7 per Murray, perché le ultime partite vere i due le hanno giocate tre anni fa, mentre quella di Londra contava poco, considerato che Murray non aveva nessuna voglia di stare a pensare al Master con la Coppa Davis che incombeva. Forse può valere qualche cosa il fatto che ci sono 4 precedenti su terra e ha sempre vinto Wawrinka, ma davvero sono numeri buoni per la nostra rubrica sulle statistiche inutili. Meglio osservare che se è vero che hanno vinto entrambi due titoli dello slam questa per Murray è la diciannovesima semifinale slam mentre per Stan è appena la sesta. E a Parigi sono 4 a 2 per Murray. Insomma magari sarà una partita combattuta ma se dovessimo sbilanciarci…

Le semifinali femminili non sembrano così scritte. Hanno delle “naturali” favorite ma sia Kiki Bertens che, forse un po’ meno, Samantha Stosur potrebbero dare più di qualche fastidio a Serena Williams e Garbine Muguruza, che sembrano avviate a replicare la finale di Wimbledon dello scorso anno. Cominciamo da Serena, che ha vinto l’unico incontro giocato contro Bertens. Ma l’ha vinto per 76 63 agli US Open e se forse era un’altra Serena era sicuramente un’altra Bertens. Da allora l’olandese è decisamente migliorata e in questo torneo ha già battuto Angelique Kerber che a Serena ha tolto lo Slam australiano. Ma l’intero cammino dell’olandese è stato impeccabile, anche il terribile match contro una che sarà campionessa, Daria Kasatkina, è da annoverare tra le imprese, insieme alle sconfitte secche di Giorgi, che farà bene a prendere con la dovuta soddisfazione la sua sconfitta onorevole, Keys e Bacszinsky, tutte avversarie potenzialmente pericolosissime. Essere uscita da un simile tabellone in genere può provocare o la sensazione di inscalfibilità – fatti sotto Serena – o un senso di appagamento. Considerata la giocatrice non scommetteremmo sulla seconda ipotesi. Dall’altra parte Serena, un po’ come Djokovic, ha convinto fino ad un certo punto. Bravissima con la Svitolina non riusciamo a comprendere come abbia potuto soffrire con Yulia Putintseva. Inutile dire che se ripetesse la prestazione di ieri, Serena tornerebbe a casa. Ma se ripetesse quella di ieri l’altro?

Tutto sommato più leggibile la partita tra Garbine Muguruza e Samantha Stosur, che è stata brava ad approfittare di una ancora convalescente Safarova e a colpire tra le insicurezze di Simona Halep. Però Garbine dopo aver perso il primo set del torneo ha ingranato un’altra marcia non permettendo a nessuna delle avversarie di avvicinarsi troppo. L’unico precedente tra le due è sulla terra di Madrid, allora vinse Garbine in tre set. Difficile che oggi il risultato sia troppo diverso .

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