Come stanno andando gli Under 21? Parte II

Secondo appuntamento per monitorare i progressi del Under 21 più promettenti del tennis: Nick Kyrgios, Alexander Zverev, Borna Coric ma anche gli azzurri Matteo Donati e Stefano Napolitano

Come stanno andando gli Under 21? Parte II

Nella prima puntata, avevamo commentato come sul cemento di inizio stagione i membri della Next Generation, così come l’ha ribattezzata la ATP, se la fossero cavata egregiamente: chi si era confermato (Kyrgios e Zverev), chi era esploso (Fritz) e chi aveva limitato i danni (Chung e Coric). Ma sul duro ormai la maggioranza dei tennisti giocano fin da quando sono in fasce e vari tipi di gioco e atleti vengono premiati. La terra e l’erba, le due superfici originali, invece non perdonano. La terra premia gioco di gambe e spin mentre l’erba timing e talento. E si dà il caso che i due tornei probabilmente più affascinanti del mondo, Wimbledon e il Roland Garros, si giochino su queste superfici. Insomma questi mesi erano la prova del nove per le stelline del circuito maschile: alcuni l’hanno superata più o meno brillantemente mente altri sono rimandati a settembre.

Nick Kyrgios

 

Come al solito risulta abbastanza complicato analizzare i progressi dell’irrequieto tennista australiano. Il talento gli imporrebbe già di arrivare in fondo ovunque ma le lacune mentali e una posizione in classifica non sufficientemente alta (ora è n.18) lo frenano. Dopo aver saltato Montecarlo, Kyrgios si è presentato all’Estoril, luogo della sua prima finale ATP nel 2015, dove ha dominato il derby dell’avvenire con Coric per poi essere eliminato in semifinale in due set da un Almagro formato vintage. La parziale delusione portoghese è stata presto riscattata prima a Madrid regolando Wawrinka e perdendo nei quarti da un super Nishikori e, successivamente, a Roma, tenendo testa ad un gran Nadal. Arrivato al Roland Garros come mina vagante del tabellone, il classe 1995 di Canberra si è arreso prematuramente a Gasquet, che dopo 6 scontri diretti sembra aver capito come disinnescare la sua potenza. L’incoraggiante stagione su terra rossa doveva essere il preludio ai trionfi sull’erba. E invece Kyrgios al Queen’s è uscito al primo turno contro Raonic e a Wimbledon ha rimediato la solita bastonata da Murray. Due sorteggi davvero terribili ma anche due prove del nove fallite, a seconda di come la si guarda. Ah, giusto, nel frattempo ha rinunciato alle olimpiadi per una querelle con il capo della delegazione australiana Kitty Chiller (nella quale è stato forse un po’ permaloso ma per una volta forse non era dalla parte del torto) e ha ribadito che il tennis a lui fa abbastanza schifo. Così, tanto per rimanere sempre sotto i riflettori, volente o nolente.

Alexander Zverev

Registriamo la prima variazione in questa sorta di power ranking, come lo chiamano gli americani. Grazie ad una serie strabiliante di risultati, tenendo conto che si tratta pur sempre di un 19enne, Zverev infatti ha sorpassato in classifica Coric e attualmente ricopre la posizione n.27. In questi 4 mesi, il baby prodigio tedesco ha collezionato una serie di successi che la maggioranza dei tennisti professionisti non colgono in un’intera carriera: prima finale ATP a Nizza, prima vittoria contro Federer ad Halle (dopo essere stato chiaramente colpito dalla sindrome di Stendhal nel match precedente al Foro Italico), primo Slam come testa di serie a Wimbledon (dove ha battuto il navigato Youzhny al quinto prima di cedere a Berdych). E l’impressione è che potesse fare ancora di meglio. Ci si riferisce soprattutto alle tre sconfitte contro l’amico Thiem (nella suddetta finale in costa azzurra, nella semifinale di Monaco e al Roland Garros) dove ha pagato i cinque anni di differenza più che un sostanziale gap sul piano del gioco. Ma nel prossimo futuro non gli mancheranno di certo altri treni su cui salire, già in questa stagione. Da rimarcare anche come Zverev si sia adattato splendidamente all’erba, una superficie sulla quale aveva giocato poco in carriera. Ma d’altronde col talento che si ritrova non avevamo dubbi che potesse riuscirci.

Borna Coric

Vi avevamo avvertito che la situazione non si presentava rosea per il coriaceo ragazzino di Zagabria. In effetti siamo stati buoni profeti. Tra terra e erba, Borna ha raccolto solo 8 vittorie ed è inciampato altrettante debacle, scivolando fuori dai primi 50 (54 per la precisione), dove si trovava oltre un anno fa. Le note più dolenti forse sono arrivate dalla mancata chance di sollevare il primo trofeo sul tour maggiore in finale a Marrakech contro l’argentino Delbonis, dalla manifesta inferiorità tecnica e fisica evidenziata contro Kyrgios all’Estoril, dall’eliminazione al primo turno a Roma contro Kukushkin e forse anche dalla rimonta subita da uno scarico Goffin ad Halle. Il problema tattico del croato in questo momento è molto semplice: da dietro non sfonda (in particolare con il dritto) e deve limitare al massimo gli errori per portare a casa (a fatica) un incontro. Per risolverlo Borna ha addirittura cambiato racchetta, passando ad un modello che gli dovrebbe consentire di dare più punch alla palla lo dimostra. Anche la decisione di saltare i giochi olimpici appare saggia. Chissà se il cemento nordamericano si rivelerà un toccasana per la sua complicata situazione. Anche perché il rischio di perdere la fiducia accumulata è molto alto in questo momento.

Taylor Fritz

È difficile pensare che il californiano partisse per questa trasferta in Europa con grandi aspettative, se non quella di ricevere il fatidico sì dalla sua fidanzata nella romantica cornice della Tour Eiffel. Nonostante le sole 2 vittorie su 10 incontri nel vecchio continente Fritz, attualmente n.64 del ranking ATP, può comunque tornare dall’altra parte dell’oceano con alcune buone sensazioni oltre che tanta esperienza in più. Il classe 1997 di Racho Santa Fe ha infatti portato al terzo un paio di volte il veterano ceco Radek Stepanek su terra (Madrid e Roma) e ha ben figurato su erba contro i fenomeni svizzeri Federer (Stoccarda) e Wawrinka (Wimbledon). I presupposti per un exploit in qualche torneo minore sul cemento a stelle e strisce ci sono: vedremo se sarà bravo ad approfittare di qualche entry list magari non superba in agosto, con la concomitanza dei giochi olimpici.

Kyle Edmund eYoshihito Nishioka

Come nell’episodio precedente mettiamo insieme il britannico e il giapponese perchè accomunati dall’anno di nascita, il 1995, lo stesso di Kyrgios. Ma il gap tecnico e fisico tra i due è palese e sta piano piano venendo alla luce. Continua a crescere il biondino nato a Johannesburg, grazie a risultati solidi sia sulla terra (la sua superficie prediletta in termini di vittorie), che sull’erba (la sua superficie prediletta per ragioni di passaporto). In questi mesi infatti Edmund, n.67 della classifica, ha conquistato il suo quinto Challenger in meno di due anni al Garden di Roma e ha perso solo da giocatori con ranking ben superiore al suo come Paire, Zverev, Isner, Murray e Dolgpolov. Per la verità un Top20 lo ha anche battuto, Simon, al primo turno del Queen’s. C’è dunque curiosità per vederlo all’opera di nuovo sul cemento, dove non ha ancora convinto del tutto a certi livelli. Stazionaria invece la situazione di Nishioka. La terra rossa è ancora indigesta al piccolo nipponico e si vede: in due tornei Challenger in Cina ha raccolto una solo partita contro il n.904 del mondo, tanto per dire. Arrivato in Europa Nishioka ha fallito le qualificazioni al Roland Garros ma ha centrato il main draw a Wimbledon, perdendo però al primo turno da Stakhovsky. Ma sul cemento è tutta un’altra musica per il 21enne di Mie che ha alzato il trofeo a Winnetka in finale su Tiafoe. Questa vittoria gli ha permesso di tornare dentro esattamente dentro i primi 100 del ranking.

I russi: Karen Khachanov e Andrey Rublev

Il fatto che abbiamo invertito l’ordine dei nomi dei due talenti russi dovrebbe già indicare una rivoluzione nelle gerarchie. Dopo aver fallito la qualificazione a Montecarlo, Khachanov è volato a Barcellona dove ha giocato il torneo che gli ha fatto svoltare la stagione e forse anche la carriera. Partito dalle qualificazioni il russo classe 1996 ha sconfitto al primo turno Bedene e poi clamorosamente Baustista-Agut al secondo turno, sfoderando una prestazione sensazionale. In quella partita Khachanov ha esibito in particolare una mobilità assolutamente straordinaria per un gigante di quasi due metri. La brillante prestazione in Catalogna lo ha trascinato a vincere il Challenger di Samarcanda e fare semifinale in quelli di Prostejov e Mosca. Peccato per i main draw mancati al Roland Garros e a Wimbledon che sono comunque stati compensati dal recente ingresso nei Top100 (ora è n.104). Discorso completamente diverso per Rublev che da marzo ha cominciato a lavorare con lo stesso coach di Khachanov, lo spagnolo Galo Blanco. Il moscovita in questi mesi non si è distinto per nessun risultato di rilievo né a di circuito maggiore né a livello challenger. In diverse occasioni Rublev è inoltre rimasto vittima di avversari con classifiche ben inferiori alla sua: l’azzurro Giustino a Marrakech, l’ungherese Fucsovics a Barcellona, il croato Galovic a Vicenza, il canadese Diaz in casa a Mosca e, infine, l’ormai celebre Willis a Wimbledon. Chissà che sotto l’ala protettrice di Galo Blanco l’indiscutibile talento di Rublev, attualmente n.193, possa riemergere.

Hyeon Chung

Avevamo raccontato di come l’avvio di questa stagione 2016, la prima a tempo pieno sul circuito maggiore, si fosse rivelato molto complicato per il tennista coreano, dotato di un tennis fluido e di notevole intelligenza tattica ma di scarsa potenza. Prevedibilmente la terra battuta, con i suoi rimbalzi lenti, non ha fatto altro che acuire il problema. Dopo un discreto torneo a Houston, Chung sul mattone tritato europea ha raccolto una sola vittoria (contro Berlocq ad Istanbul) in 5 tornei. Il finalista dell’edizione junior di Wimbledon 2013 sperava di consolarsi sull’erba ma è stato fermato da un infortunio agli addominali. A causa di questa seri di risultati deludenti Chung ha perso terreno in classifica ed è uscito dalla Top100 a maggio, dopo esserci entrato per la prima volta nell’aprile del 2015 (n.115).

Gli altri americani: Jared Donaldson, Frances Tiafoe, Noah Rubin, Tommy Paul

Mentre Frtiz si misurava con la terra rossa europea, i suoi più o meno coetanei statunitensi hanno preferito quanto meno inizialmente rimanere sulla locale terra verde. A segnalarsi nei tre tornei che facevano parte del mini tour per assegnare la wild card USA al Roland Garros sono stati sopratutto Jared Donaldson, finalista a Savannah, e Frances Tiafoe, finalista a Tallahssee. Nessuno dei due però una volta attraversato l’atlantico e saggiato il mattone tritato vero e affrontati i nativi della superficie, si è riuscito a imporsi. Infatti sia Donaldson che Tiafoe, come d’altronde Tommy Paul e Noah Rubin, non hanno centrato l’accesso al tabellone principale del Roland Garros. Quello che c’è andato più vicino è il 18enne Tiafoe che poi ha confermato le sue potenzialità anche sull’erba del Challenger di Surbiton e alle qualificazioni del Queen’s dove ha superato l’australiano Millman. Dopo aver fallito dome Donaldson e Paul le qualificazioni a Wimbledon, l’afroamericano nato in Maryland è tornato subito negli States nel Challenger di Winnetka dove ha raggiunto la finale, come abbiamo già scritto. Tirando le somme, come Fritz, gli altri Under 21 americani non hanno brillato in questa parte di stagione su terra poco consona alle loro caratteristiche e DNA tennistico ma comunque hanno dato buoni segnali in vista del ritorno sull’amato cemento.

Elias Ymer

Sulla carta il 20enne svedese di origini etiopi, grazie alla sua notevole fisicità, potrebbe essere un ottimo giocatore da terra rossa. Evidentemente convinto di questa potenzialità, Ymer ha giocato 11 tornei da inizio aprile, per lo più Challenger. Uno lo ha pure vinto a Barletta in finale su Pavlasek e il suo particolare feeling con l’Italia è stato confermato dalla semifinale a Perugia. Degne di lode anche le due vittorie francesi contro Rosol, prima ad Aix en Provence e poi a Bordeaux. Peccato che a questo impegno in termini di incontri giocati e di trasferte non sia conseguito un sostanziale miglioramento nel ranking, che lo vede ancora in 155esima posizione posizione.

Quentin Halys

Invece di rimanere in Europa, il francese classe 1996 ha curiosamente deciso di iniziare la stagione su terra battuta dall’America, forse per ottenere punti più facilmente. E la scelta si è rivelata vincente visto che gli ha regalato il primo torneo Challenger a Tallahssee, con vittoria in finale su Tiafoe, e l’ingresso nella top200. Tornato nel vecchio continente, Halys ha ben figurato a Nizza e a Bordeaux e ha onorato la wild card del Roland Garros superando Chung e impegnando il top 30 Cuevas. Anche sull’erba le cose non sono andate malissimo con il main draw di Wimbledon sfumato solo all’ultimo turno delle qualificazioni contro Nishioka. I progressi in termini di risultati sono dunque evidenti nel suo caso.

Thanasi Kokkinakis

Proprio lo scorso giugno l’australiano, ancora teenager, raggiungeva il suo best ranking di n.69. Oggi, causa un infortunio alla spalla che non gli ha permesso di giocare nessun match nel 2016, Kokkinakis è scivolato in 440esima posizione. Speriamo davvero di rivederlo molto presto in campo. Anche perché pareva essere uno dei più dotati del lotto.

Gli italiani: Matteo Donati, Lorenzo Sonego, Stefano Napolitano, Gianluigi Quinzi

Non nascondiamoci, il tennis italiano non gode di buona salute. A livello femminile dopo la generazione d’oro e Giorgi, la quale come noto è in rotta con la federazione e comunque sta attraversando una innegabile crisi di risultati, c’è il vuoto assoluto, dimostrato dall’assenza di tenniste azzurre nelle qualificazioni degli Slam. A livello maschile quantomeno possiamo contare su quattro ragazzi abbastanza promettenti. Gli scettici sottolineano che Donati è vicino ai primi 200 mentre Sonego, Napolitano e Quinzi orbitano addirittura attorno la 300esima posizione e dunque che il paragone con i coetanei internazionali è impietoso. Ma si può controbattere loro che spesso i tennisti italiani maturano più lentamente e che queste ragazzi qualche oggettivo segnale positivo ultimamente lo hanno dato. Donati per esempio, superati i problemi alla schiena che lo hanno afflitto nei primi mesi del 2016, ha ottenuto la seconda finale a livello Challenger a Caltanisetta, dove si è arreso solo al tiebreak del terzo a Lorenzi. Da segnalare per il piemontese anche la bella vittoria nelle qualificazioni del Roland Garros contro Ymer. Napolitano ha fatto grandi progressi da inizio stagione coronati dalla splendida semifinale ad Ostrava partendo dalle qualificazioni e dalla finale a Todi. Sonego da inizio anno ha scalato ben 70 posizioni in classifica e al Foro Italico è riuscito a tenere testa al portoghese Sousa per tre set molto tirati. Lo stesso Qunizi sta trovando un minimo di stabilità, sotto la guida di Ronnie Leigteb. Speriamo che questi quattro ragazzi riescano ad ottenere risultati anche fuori dalla amata terra rossa. Magari il tennis italiano non troverà in questà nidiata un top50 e magari nemmeno un top100. Ma non dargli speranze di emergere a 20 anni sarebbe affrettato oltreché ingiusto nei loro confronti.

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