Come stanno andando gli under 21? Parte III

Terzo episodio della panoramica sugli Under 21: Nick Kyrgios a caccia di Pokèmon e allenatore, Alexander Zverev non è un robot. Borna Coric eroe di Coppa Davis, Kyle Edmund splende a New York

Come stanno andando gli under 21? Parte III

Come stanno andando gli Under 21? Parte I

Come stanno andando gli Under 21? Parte II

 

Mentre i potenti del tennis pensano a dar loro una mano con un masterino di fine anno che si potrebbe svolgere a Milano (più probabilmente dal 2017), gli Under 21 anche quest’estate hanno sgomitato contro avversari ben più navigati di loro. Qualcuno ha brillato e potrà guardare con fiducia ad un finale di stagione più tranquillo ma, allo stesso tempo, ricco di opportunità in piccoli tornei tra l’Asia e le arene del vecchio continente. Altri hanno raccolto poco e vedono le loro chance di fare l’exploit assottigliarsi sempre di più.

Nick Kyrgios

L’estate nordamericana del 21enne di Canberra si è aperta con la pessima sconfitta al primo turno del Masters 1000 di Toronto contro il promettentissimo 17enne canadese Denis Shapovalov. Il suo tennis è tornato però immediatamente al livello delle sue qualità di cacciatore di Pokèmon la settimana successiva ad Atlanta dove, anche sfruttando un tabellone condizionato dalla compresenza con i Giochi Olimpici, ha conquistato il suo secondo titolo a livello ATP. A Cincinnati Kyrgios è però uscito sconfitto al tiebreak del terzo set dalla battaglia di secondo turno con un Coric versione deluxe. A Flushing Meadows ci si è messa la cattiva sorte a fermarlo. L’esuberante aussie si è infatti ritirato al terzo turno contro l’ucraino Ilya Marchenko per un problema all’anca. Si è chiuso così un anno molto deludente per lui negli Slam, senza alcun quarto di finale. Quantomeno Kyrgios ha recuperato prontamente dall’infortunio e ha fatto il suo dovere in Davis contro la Slovacchia. Nell’ultima parte di stagione avrà pochi punti da difendere e dunque potrebbe ancora migliorare la sua 15esima posizione, che, quantomeno lo esenta da sorteggi pericolosi nei primi turno dei Major. Ma la testa è già a Melbourne e, finalmente, pare anche alla ricerca di un allenatore.

Alexander Zverev

La crescita impetuosa del tedesco, n.27 del ranking ATP, ha subìto una brusca battuta d’arresto in questi mesi. Dopo un inizio incoraggiante con la semifinale a Washington, Sasha è uscito immediatamente nel Master 1000 canadese, eliminato in due set dal veterano di Taipei Yen Hsun Lu. Forse su consiglio di papà Alexander sr., Zverev si è preso una pausa per tirare il fiato nella sua prima vera stagione a tempo pieno sul tour maggiore (vale la pena ricordarlo), sacrificando come molti altri suoi colleghi le Olimpiadi di Rio. Il break non ha tuttavia dato i frutti sperati e a Cincinnati il classe 1997 nato ad Amburgo ha rimediato probabilmente la sua peggior sconfitta stagionale contro il giapponese Sugita. Non è andata molto meglio agli US Open dove è stato travolto dal tennis offensivo del britannico Evans. La frenata nei risultati e nell’evoluzione tecnica è fisiologica ma viene anche spontaneo domandarsi: non è che forse con le sue ampie aperture e una posizione in campo (ancora) un po’ arretrata il tennis di Zverev sia più adatto alla terra battuta?

Borna Coric

Dopo una primavera a dir poco avara di soddisfazioni, il 19enne croato si è parzialmente rifatto con il ritorno sul cemento, chiaramente la sua superficie preferita, risalendo una decina di posizioni in classifica. Dopo Wimbledon, Borna ha subito sorvolato l’oceano per il tie di Davis contro gli Stati Uniti. A Portland, il nativo di Zagabria ha confermato di sentire molto questa competizione battendo nel quinto e decisivo rubber Jack Sock, con una splendida prestazione. Successivamente sono arrivate tre eliminazioni premature ma onorevoli contro Monfils a Washington, Berdych in Canada e Simon alle Olimpiadi. Coric si è però rifatto a Cincinnati dove, dopo la suddetta vittoria contro Kyrgios, ha battuto anche uno stanchissimo Nadal, prima di inchinarsi al connazionale Cilic. A Flushing Meadows si è tuttavia ritirato all’inizio del suo match d’esordio contro Lopez. Il problema è stato di lieve entità visto che Borna è sceso in campo a Zara per la semifinale di Davis contro la Francia, dove però ha perso il suo singolare contro Gasquet.

Taylor Fritz

Onestamente ci si aspettava qualcosa in più dal 18enne californiano in questa estate sul cemento di casa. Tra luglio e settembre infatti Fritz ha raccolto solamente 4 vittorie in 6 tornei tutti sul suolo statunitense. Peraltro i suoi successi sono arrivati con avversari tutt’altro che trascendentali come l’israeliano Sela e i connazionali Smith (Austin di nome, senza ranking), Tiafoe e Fratangelo. Da notare come a Washington il ragazzo di Rancho Santa Fe si sia fatto demolire da Zverev in un derby tra classe 1997. Il bicchiere mezzo pieno è che non aveva ancora punti da difendere (ora ricopre la posizione n.58 in classifica) e fa ben sperare il carattere dimostrato nel primo turno di Flushing Meadows, quando ha rimontato due set di svantaggio a Sock per poi crollare al quinto.

Kyle Edmund e Yoshihito Nishioka

Con le debite proporzioni il potente britannico e il minuto giapponese, accomunati dall’anno di nascita (1995), hanno fatto notevoli progressi di recente.
All’indomani della deludente eliminazione al primo turno dei Championships, il giovane Edmund si è ritrovato, causa rinuncia di Murray, primo singolarista della Gran Bretagna nella trasferta di Davis contro la Serbia sulla terra di Belgrado. Il peso delle responsabilità non ha affatto travolto ma anzi stimolato Kyle che ha steso in 3 set prima Tipsarevic e poi Lajovic. Le nette vittorie di Davis hanno però pesato fisicamente e psicologicamente sul ragazzo dello Yorkshire che tra Olimpiadi e tornei di avvicinamento agli US Open ha rimediato inaspettate sconfitte. Ma Kyle ha dimostrato di galvanizzarsi nelle grandi occasioni e infatti a New York si è issato fino al quarto turno superando due avversari come Richard Gasquet e John Isner, prima di inchinarsi a Djokovic. Questa cavalcata gli è valsa 30 posizioni in classifica e al momento è n.54 del ranking. Del ragazzo impressiona dunque la capacità di innalzare il proprio tennis nei grandi eventi, indice di grande personalità, oltre ai colpi pesanti come macigni, nonostante l’impugnatura estrema.
Ed è andato bene anche Nishioka che subito dopo Wimbledon è volato negli USA, dove ha vinto un Challenger a Winnetka e fatto semifinale in un altro a Winnipeg, prima di ottenere brillantemente la sua prima semifinale ATP ad Atlanta, dove ha persino portato al terzo un nervoso Kyrgios. Questo risultato lo ha catapultato per la prima volta nei primi 100. Rimarchevole anche la vittoria casalinga in Coppa Davis contro l’ucraino Marchenko. Saremo un po’ cattivi ma noi anche solo un Nishioka al momento non lo abbiamo nella penisola.

I russi: Karen Khachanov, Danil Medvedev e Andrey Rublev

Usciamo dalla Top 100 e andiamo a vedere come si sono comportati i talenti russi. Khachanov prosegue il suo lento ma inesorabile percorso di crescita sotto la guida del coach spagnolo Galo Blanco. Dopo Wimbledon, il moscovita è tornato sulla terra battuta continentale raccogliendo probabilmente meno di quel che ci si aspettava tra Challenger e tornei 250. Da sottolineare solamente la vittoria su Kohlschreiber a Kitzbuhel. Successivamente però a Flushing Meadows ha superato bene la qualificazioni e, dopo aver battuto anche il nostro Fabbiano, ha fatto letteralmente partita pari con Nishikori, perdendo al quarto ma stupendo per solidità e forza fisica. A San Pietrourgo, omaggiato di una wild card, è uscito sconfitto da una equilibrata sfida dell’avvenire con Zverev.
Non è una notizia che Rublev continui a non imporsi e che, per colpa di cattivi risultati, sia ancora fermo oltre la 200esima posizioni. È una notizia invece che sia stato superato nelle gerarchie sovietiche anche da Daniil Medvedev, che, come Khachanov, sfiora i due metri d’altezza ed è nato nel 1996. Dall’inizio della stagione Medvedev ha scalato quasi 200 posizioni mondiali e anche grazie a risultati come la finale nel Challenger di Portoroz e il successo in quello di St. Remy en Provence si trova oggi n.144. La Russia dunque si candida seriamente ad essere una potenza del tennis nel prossimo futuro.

Gli altri americani

Poteva essere l’estate della svolta per diversi teenager americani: opportunità di giocare in tornei del circuito maggiore con un field condizionato dall’ingolfamento del calendario estivo, sulla propria superficie preferita e di fronte al pubblico amico. Alcuni l’hanno sfruttata mentre altri meno.
Chi l’ha sfruttata ottimamente è stato Jared Donaldson, ora n.96 del ranking ATP, probabilmente il più maturo tra i talenti a stelle e strisce, persino più di Fritz. Al Master 1000 di Toronto in particolare, dopo aver passato le qualificazioni, il 19enne del Rhode Island, seguito da Taylor Dent, ha sorpreso un Fognini reduce dalla trasferta di Davis, con il suo tennis lineare e di ritmo da fondocampo. Agli US Open Donaldson ha colto un risultato ancora più prestigioso, estromettendo dal torneo al primo turno la testa di serie n.12 David Goffin. Rimangono dubbi sul suo margine di miglioramento visto che sembra un giocatore fin troppo completo pur non sapendo eccellere in nulla. Intanto però il duro lavoro sta dando i suoi frutti.
Promosso tutto sommato anche Frances Tiafoe che, dopo aver fatto faville nei Challenger USA, si è fatto rimontare due set di svantaggio da Isner al primo turno di Flushing Meadows, finendo l’incontro addirittura in lacrime. A realizzare quello che dall’altra parte dell’oceano chiamano breakthrough è stato tuttavia Reilly Opelka, vincitore di Wimbledon Junior nel 2015. Ad Atlanta, da n.834 del ranking, il gigante del Michigan alla terza apparizione in un tabellone principale di un torneo ATP, ha ottenuto la sua prima semifinale, battendo tra gli altri Kevin Anderson. Si sta facendo notare anche il 20enne Ernesto Escobedo. Rimandati invece Noah Rubin, Michael Mmoh e Tommy Paul.
Nello scorso episodio c’eravamo colpevolmente scordati del talentuoso 18enne di origini macedoni Stefan Kozlov, due volte finalista a livello di Slam junior nel 2014, incappato in un primo impatto molto difficile tra i Pro lo scorso anno. In questa stagione però Kozlov ha decisamente cambiato passo con risultati positivi nei Challenger e buone prestazioni anche al piano di sopra che l’hanno fatto passare dalla posizione 350 a quella 151 del ranking ATP.

Thanasi Kokkinakis, Elias Ymer, Hyeon Chung e Quentin Halys

Quest’estate ci aveva regalato il graditissimo ritorno dell’australiano Kokkinakis, che è sceso in campo dopo molti mesi di stop alle Olimpiadi di Rio, nonostante un problema con il bagaglio. Ma si è trattato sfortunatamente per lui di un rientro fugace prima di incappare in un altro infortunio, questa volta al muscolo pettorale. Difficile rivederlo nel finale di stagione, purtroppo.
Lo svedese Elias Ymer invece era regolarmente in campo quest’estate, presente un po’ in tutti i Challenger su terra rossa italiani. Peccato che il suo bottino sia stato davvero misero e di conseguenza si ritrovi ancora incastrato attorno alla posizione n.150. Il francese Quentin Halys ha fatto una scelta diversa e più adatta alle sue caratteristiche, disputando diversi tornei negli USA. Ma i risultati sono stati persino peggiori. Il coreano Hyeon Chung, caduto alla posizione n.134, sta cercando, con discreto successo, di ritrovare fiducia in Asia, dove notoriamente i tornei sono un po’ più semplici.

I terribili canadesi: Denis Shapovalov e Felix Auger-Aliassime

Sì dobbiamo già cominciare a parlare di loro, nonostante abbiano rispettivamente 17 e 16 anni. Dopo aver trionfato a Wimbledon Junior, il mancino Shapovalov ha prima messo alle strette Lacko a Washington e poi stupito il mondo sconfiggendo un nervoso Kyrgios a Toronto. In quella partita il teenager di origine russa e nato a Tel Aviv ha dato sfoggio di tutto il suo talento, mettendo anche a segno un sensazionale passante di rovescio in corsa ad una mano. Grazie a qualche altra buona vittoria a livello Challenger Shapovalov si trova già n.247 in classifica.
Auger-Aliassime, il primo tennista nato nel nuovo millennio a vincere punti ATP, stava per precedere il suo connazionale come vittorie a livello di Slam Junior a Parigi ma ha sprecato 3 match point contro il francese Blancaneaux. Felix però si è riscattato agli US Open dove ha alzato il titolo, triturando il serbo Kecmanovic. Fisicamente è già molto strutturato e dunque, nonostante la tenera età, potrebbe reggere i ritmi dei professionisti. Ma che questa incredibile precocità atletica non nasconda anche inferiori margini di miglioramento?

Gli italiani

Il primo tra gli Under 21 italiani continua ad essere il classe 1995 Matteo Donati, n.208. Il piemontese, che è stato afflitto da qualche problema fisico ad inizio anno, ha disputato un po’ tutti i Challenger italiani quest’estate, grazie anche a molte Wild Card, vincendo le partite che poteva vincere ma perdendo spesso anche quelle in cui partiva da sfavorito. Intanto sembra essere tornato in salute e questo è positivo. Poco dietro di lui troviamo il coetaneo Stefano Napolitano il quale però ha forse ottenuto risultati più di rilievo recentemente come la finale a Todi e la semifinale a Biella con vittorie prestigiose su Ymer, Khachanov e Lajovic. Più indietro Sonego e Quinzi, che potrebbero essere presto incalzati dal più giovane Andrea Pellegrino. Insomma complessivamente qualcosa continua a muoversi, anche se molto lentamente. Peccato che l’inverno si avvicini e i tornei sulla terra siano davvero finiti per un po’.

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