Tie Break Tens, il futuro (non) passa da qui

VIENNA - Il torneo in versione ridotta è un successo e porta sul campo grandi nomi, grandi colpi e grandi risate. Ma è davvero questa la strada giusta per il tennis di domani?

Tie Break Tens, il futuro (non) passa da qui

dal nostro inviato a Vienna

“Niente game, niente set, soltanto match.” Questa la raccomandazione di una organizzatrice al giudice di sedia che, poche ore dopo, avrebbe arbitrato il Tie Break Tens. L’evento di speed tennis, che nella serata di ieri ha portato alla Stadthalle di Vienna la propria seconda edizione, prevede sei partecipanti scelti tra top player – meglio se con l’attitudine da giullare – e vecchie glorie amate dal pubblico, equamente spartiti in due gironi da tre. Poi semifinali e finale, per un totale di dieci incontri nella formula, appunto, del tie-break a dieci punti – avrete ormai capito qual è il numero magico. Il vincitore porta a casa 250.000€, agli altri non va in tasca nulla: lo scorso dicembre alla Royal Albert Hall di Londra fu Kyle Edmund a trionfare, ottenendo così in una sola notte più di quanto avesse guadagnato in prize money nell’intera stagione.

 

Stavolta a rincasare col bottino è stato Dominic Thiem, che da padrone di casa non poteva esimersi dal partecipare e che è stato l’unico dei sei a interpretare (troppo) seriamente la serata a base di riflettori roteanti, musica da discoteca e palloncini colorati. Ma il vero show è stato altrove. Negli scherzi di Goran Ivanisevic soprattutto, che con Marcus Willis prima e Jo-Wilfried Tsonga poi a fargli da spalle comiche ha intrattenuto il pubblico con siparietti di ogni tipo, dal grunting esagerato alle finte proteste. Fino alla racchetta scagliata in terra, l’unica, quando il francese ha servito out nonostante Goran lo invitasse ad ampi gesti a piazzare l’ace nel campo vuoto, per mandare a casa “le mie due racchette e la mia schiena dolorante”. nel ritorno, seppur per un quarto d’ora, di Tommy Haas su un campo da tennis: le sue carezze alla palla erano mancate a tutti i presenti, oltre duemila, che gli hanno tributato il più caloroso degli applausi. Lui non si è scomposto troppo ma, quando ha chiamato i top-20 del suo gironcino “colleghi”, i cuori degli appassionati hanno ricominciato a sperare in un colpo di coda della sua carriera.

Gli scambi da stropicciarsi gli occhi si sono visti, come da programma. Sia improvvisati (Tsonga, Murray) sia figli di quelle arti antiche che sono il chip and charge (Ivanisevic), il rovescio monomane (Haas) o il gioco a rete (Willis, che era pure riuscito a mettere sotto il numero uno della sua Gran Bretagna per qualche punto). E così il direttore del mini-torneo, l’ex campione Thomas Muster – strano vedere proprio lui, amante della terra e degli scontri infiniti, a capo del prototipo del tennis-lampo – ha potuto dirsi soddisfatto del risultato. Ma questa “americanata” può davvero essere ciò che cerca la ATP, quando pensa di ridurre i tempi degli incontri per aumentare lo spettacolo? La risposta, almeno stavolta, è stata un secco No: quasi tutti gli incontri non hanno avuto storia, mentre quello finale, l’unico con in palio qualcosa, è stato dominato dalla volontà di non perdere i punti molto più che dalla voglia di stupire per prenderseli.

Se questo è il tennis blockbuster che vogliono inventarsi, ci attendono tempi grami. In cui vedere pazzi, pazzi vincenti soltanto nei primi incontri dei tornei, quando le anime di chi vuole divertire non sono ancora state buttate fuori da percentuali negative. E finali soporifere, tra pallettari che buttano la palla alta oltre la rete, perché è troppo il terrore suscitato dall’idea di rischiare. Perché – come minacciavano ieri le scritte a bordo campo e sulle brochure – “every point counts”. Volendo dire una cattiveria, non sarebbe nulla di troppo diverso da quanto accade già oggi. Ma il tennis resiste, nei secoli. E a coloro che per venderlo meglio vorrebbero imporgli tempi diversi, non naturali, ha deciso di ribellarsi ancora con la solita classe. Nella serata in cui tutto doveva essere un dieci tondo tondo, la finale è durata undici minuti.

Risultati:

GIRONI:
Thiem b. Tsonga 10-4
Tsonga b. Haas 10-6
Thiem b. Haas 10-3

A. Murray b. Ivanisevic 10-7
A. Murray b. Willis 10-3
Ivanisevic b. Willis 10-8

SEMIFINALI:
A. Murray b. Tsonga 10-7
Thiem b. Ivanisevic 10-5

TERZO POSTO:
Tsonga b. Ivanisevic 10-8

FINALE:
Thiem b. A. Murray 10-5

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