Cadere e risorgere. Bentornato del Potro

Cadere e risorgere. Bentornato del Potro

Riassunto dei momenti cruciali della carriera del campione argentino, un grande tennista e un “corazon” ancora più grande. Cosa sarebbe stato “se”, e cosa potrebbe ancora essere

Buenos días, me llamo Juan Martín y cuando empiezo algo lo llevo acabo. In uno spagnolo un po’ stentato potremmo riassumere così la carriera di un tennista sfortunato ma sempre un gentiluomo sul campo come Palito da Tandil, detto anche delPo. La sorte, il destino, gli Dei del tennis, chiamateli come volete, hanno finora regalato a Juan Martìn più sfortune che soddisfazioni, ma queste ultime, seppure in numero non molto elevato, sono di alta caratura.

Molti parlavano bene di lui, già ad inizio carriera. Tuttavia, Palito sfondò, seppur rapidamente, non proprio al primo tentativo. Si comportò benino nel 2008, tuttavia le sconfitte con i Fab Four ed in particolare le scialbe prestazioni contro Federer – che lo metteva in difficoltà col suo rovescio slice a metà campo – non lasciavano presagire una buonissima carriera. Nel 2009 cominciò con i quarti agli Australian Open, ma Federer, spietato come poche volte nella sua carriera, gli concesse pochi game. L’argentino raggiunse poi le semifinali al Roland Garros, sconfitto ancora una volta da Roger, costretto questa volta agli “straordinari” del quinto set. “Cuando empiezo, llevo acabo”, ricordate? Federer e delPo si ritrovarono una terza volta negli Slam quell’anno, questa volta a New York. L’occasione era ancora più prestigiosa, questa volta in palio c’era il titolo, con Federer che cercava di ottenere un successo in tre Slam su tre superfici diverse nello stesso anno. Non aveva però tenuto conto del “sangre caliente” dell’argentino. Questa volta Juan Martin, sotto due set a uno e più volte a due punti dalla sconfitta, si impose in rimonta 6-2 al quinto, solcando in Federer una ferita probabilmente ancora grondante sangue. Non va dimenticato che in quegli US Open del Potro sconfisse anche Nadal in semifinale, diventando uno dei pochi a sconfiggere sia la t.d.s. n.1 che la t.d.s. n.2 in un torneo dello Slam.

Si deve passare al 2012 per rivedere Palito in forma, Palito che nei due anni precedenti comincia a patire frequenti infortuni al polso, infortuni dovuti forse al gesto un po’ estremo del suo mortifero dritto. In quell’anno, del Potro va avanti 2 set a 0 contro Federer al Roland Garros, prima di arrendersi al quinto in parte a causa di un infortunio. Juan Martìn, con una cavalleria rara nel tennis moderno, non cercherà scuse nella conferenza stampa post-partita e si congratulerà con Roger per il successo, senza nemmeno accennare al problema fisico. Federer e del Potro si incrociano circa due mesi dopo, sull’erba di Wimbledon, per la semifinale del torneo Olimpico. Anche questa volta a prevalere è l’elvetico, ma Juan Martìn fa sudare sette camicie allo svizzero, costringendolo ad un 19-17 al terzo set (non c’era ancora il tie-break nel set decisivo alle Olimpiadi) ed a servire due volte per il match (Roger, nel terzo set, era stato infatti avanti 10-9 e servizio, ma aveva subito il contro-break), in quella che è tutt’ora la partita più lunga (in termini di tempo) al meglio dei tre set; delPo oltretutto era stato avanti di un set e nel secondo set si era arreso solo al tie-break. La stanchezza provocata da quella semifinale fu probabilmente concausa della scarsa prestazione di Federer nella finale del torneo di Londra 2012, partita in cui lo svizzero prese tre set a zero da Murray, che poco dopo avrebbe conquistato anche gli US Open. Tuttavia, anche quell’anno Palito si prese una rivincita di un certo spessore sul fuoriclasse di Basilea. L’argentino infatti ebbe addirittura l’ardimento di sconfiggere Federer a casa sua, nella finale del torneo.

Anche nel 2013, anno quasi privo di infortuni per il gigante buono di Tandil, l’argentino si produsse in prestazioni memorabili. Nelle memorie degli appassionati, infatti, sono ancora infisse la semifinale di Wimbledon di quell’anno, in cui Palito perse in 5 set da Djokovic, e la terza partita di Round Robin delle ATP World Tour Finals, in cui delPo sciupò un break di vantaggio nel terzo set e finì per perdere da uno dei migliori Federer del 2013, Federer che peraltro poche settimane prima aveva subito un’altra sconfitta da del Potro, ancora una volta a Basilea. Il 2014 ed il 2015 sono stati anni amari per Palito, che, di nuovo per infortuni al polso, ha dovuto saltare praticamente entrambe le stagioni nella loro totalità.

Ricordarsi, però, della frase iniziale: “cuando empiezo, llevo acabo. Nel febbraio 2016 delPo rientra in campo, e nel giro di pochi mesi riconquista la propria fama. Torna al torneo di Delray Beach, ottenendo semifinale e dichiarando: “Con questo torneo, nonostante non abbia vinto, ho ottenuto molto più che una vittoria”. A Madrid, ottiene la prima vittoria di prestigio, sconfiggendo Dominic Thiem. Salta il Roland Garros, ma a Wimbledon raggiunge il terzo turno, battendo addirittura Wawrinka al secondo turno. Le Olimpiadi di Rio rappresentano probabilmente l’apice dell’annata. Vince infatti al primo turno su Djokovic in due tie-break, poi in semi costringe Nadal alla finalina per il terzo posto e si arrende solo ad un sontuoso Murray in finale, spendendosi fino all’ultimo. Agli US Open, grazie anche ad un walk over su Thiem, raggiunge i quarti, sconfitto dal futuro vincitore Stan The Man Wawrinka. Juan Martìn aveva però un conto in sospeso con Murray. In uno dei più bei rubber degli ultimi anni di Coppa Davis, l’argentino, a casa dello scozzese, vince in cinque set su Andy, contribuendo in maniera decisiva all’accesso alla finale dei “biancocelesti”. É infine notizia recente la vittoria nel torneo di Stoccolma, vittoria che arriva tre anni dopo l’ultimo successo.

Si conclude qui questa piccola biografia – di stampo più che altro agonistico – su Juan Martìn del Potro. Come dice il detto, con i se e con i ma la storia non si fa, ma cosa sarebbe accaduto se un tennista di simile caratura temperamentale e tecnica non fosse stato tormentato dai numerosi infortuni cui abbiamo accennato?

 

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