Coppa Davis: non la vinsero con Vilas e Clerc, l’hanno vinta con Delbo e Delpo

ZAGABRIA - A volte più che dei top-ten serve una squadra unita con un campione come Juan Martin del Potro che non è certo il n.38 del mondo. Delbonis è un signor n.41 però. E se non ci fossero stati Pella in Italia e Mayer in Scozia....

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Non sono argentino, ma mi sono emozionato come se lo fossi, a vedere tremila argentini ebbri di felicità, vedere quasi le lacrime negli occhi del mio vecchio amico Guillermo Salatino che a Londra mi aveva detto – e potreste rivedere il video – “Questa di Zagabria è forse la miglior occasione per l’Argentina di vincere finalmente la Davis dopo quattro finali perdute”, ma che oggi come tutti gli argentini era abbattuto, quasi rassegnato, quando Cilic aveva aveva vinto in due ore primo e secondo set, 7-6 6-2. Del Potro sarebbe stato sull’orlo del precipizio più volte, dopo aver cominciato a servire come si deve nel terzo set vinto 7-5 dopo aver ceduto soltanto 3 punti negli ultimi cinque turni di battuta. Nel quarto set sull’1 a 1 Delpo è riuscito a mettere a segno un servizio vincente sulla pallabreak che aveva il peso di un mini-matchpoint. Dieci punti per il game del 2-1, dieci punti per quello del 4-3, otto punti per quello del 5-3 proprio dopo due punti pazzeschi conquistati da Cilic, forse i più belli del match. Credevo che Cilic si sarebbe esaltato, invece un gran servizio di Delpo sulla parità ha riportato avanti l’argentino che ha poi strappato la battuta a Cilic al decimo gioco portandosi al quinto.

Ma quando al quinto del Potro ha perso subito il game di avvio sul proprio servizio ho creduto potesse ripetersi la storia di Cilic-Delbonis. Invece del Potro ha restituito immediatamente il break e lui che era stato così passivo nei primi due set ha invece preso a randellare di dritto come nei giorni in cui vinse l’US Open nel 2009. Avete letto le cronache e seguito i tweets dal campo. Che aggiungere se non che del Potro non aveva mai recuperato un handicap di due set. E che Cilic aveva perso le ultime due battaglie in cinque set, con Federer a Wimbledon e Sock in Coppa Davis, dopo aver vinto i primi due set.

Nessuno dei giornalisti argentini con i quali avevo parlato pensava che sul 2 pari il capitano Orsanic avrebbe schierato Delbonis. Tutti erano persuasi che avrebbe giocato Leo Mayer, protagonista a Glasgow e considerato il Davisman più solido. Non so se siano stati i cinque set giocati da Delbonis contro Cilic venerdì a influenzare il capitano. Però la scelta non poteva rivelarsi più indovinata. Delbonis ha giocato il match perfetto. Karlovic meno: a volte avere 37 anni non significa sentire meno l’emozione. Anzi. Martina Navratilova soleva ripetere che anzi “i giovani possono giocare con una sana incoscienza, quell meno giovani invece pensano di più e pensare spesso non aiuta quando si dovrebbe invece abbandonarsi maggiormente al proprio talento e all’istinto”.

Fatto sta che Karlovic non è mai stato in partita, lui che aveva battuto 3 volte Delbonis, inclusa l’ultima 76 67 76 a Tokyo. Stavolta, servendo soltanto il 51% di prime palle nel secondo set per lui fondamentale, perché anche lui sapeva di non essere del Potro e di non poter risalire un handicap di due set a zero, ha anche messo a segno pochi aces per il suo standard: appena quattordici in 13 games di servizio. Lui di solito di aces ne fa due a game. Ma forse Orsanic ha pensato che contro un mancino come Delbonis tutti quegli aces, lui che ne fa molti da sinistra e all’esterno, non sarebbe riuscito a farli.

Ma al di là delle felici intuizioni di un capitano che mi è piaciuto molto perché non è uno di quelli che dicono soltanto (o poco più) “vamos, fuerza!” , direi che il successo argentino maturato attraverso tappe per nulla banali visto che è giunto attraverso successi contro Polonia, Italia, Gran Bretagna e Croazia, tutti in trasferta – era riuscito soltanto un’altra volta nella storia della Davis: la Francia nel 2001 si aggiudicò l’insalatiera giocando in trasferta contro Belgio, Svizzera, Olanda e Australia – viene spiegato ed illustrato meglio di qualsiasi considerazione tecnica dalle immagini di quel che è accaduto sulle tribune dove migliaia di aficionados hanno affrontato sacrifici enormi per sostenere una squadra formata da un gruppo di ragazzi che prima ancora che dare tutto hanno dimostrato di essere bravi ragazzi con lo spirito giusto, mai polemici, sempre solidali, sempre uniti. Uniti loro, uniti tutti quelli che li hanno seguiti, e in modo così compatto e senza riserve, con un genuino medico, allenatori, dirigenti, giornalisti in un modo ed un’atmosfera tale che in Italia non sono quasi mai riuscito a intravedere. Le immagini che avrete visto e che vi abbiamo mandato dalla sala stampa – e che con ancora maggior dovizia di dettagli potete trovare sulla nostra home page spagnola curata dall’ottimo Ivan Tricarico www.ubitennis.com/es – mostrano l’incredibile gioia di un gruppo numerosissimo di argentini che hanno saputo far gruppo: non sette o otto, ma trenta e più. Tutte persone che con diversi ruoli hanno saputo infondere un calore più unico che raro ad una squadra che è stata quasi trascinata a realizzare imprese probabilmente al di là delle loro stesse forze. Un’onda commovente di passione, orgoglio e amore per il proprio Paese, la propria bandiera, la propria squadra. È’ stata questa straordinaria cornice all’evento che oggi è storia magnifica, una delle cose più belle, più fantastiche cui mi sia capitato di vivere in oltre quarant’anni di tennis seguito da giornalista. Un’esperienza memorabile e un ricordo bellissimo.

Chiudo qui per il momento desiderando ricordare tutti coloro che mi hanno dato grande, grandissima mano nel seguire questo evento (e certo dimenticherò qualcuno che magari ha lavorato dietro le quinte e non si è palesato nemmeno a me): a Zagabria l’ottimo Ilvio Vidovich, che ha accompagnato me ma anche tutto il tennis balcanico per tutto l’anno e più (e che con la conoscenza della lingua croata e serba è stato fondamentale per risolvere tanti problemi interpretativi e pratici), Ivan Tricarico che ha fatto altrettanto aiutandomi con lo spagnolo, twittando in continuazione e filmando e scrivendo tutto e di più, e anche Roberto dell’Olivo che è arrivato da “spettatore” ma ha collaborato fotografando il fotografabile nelle ultime due giornate. E in Italia il maestro del coordinamento per gli incontri a squadre, Stefano Tarantino, che con tutti i vice di Ubitennis, da Carlo Carnevale a Luca De Gaspari, e agli altri, con Gabriele Ferrara puntualissimo nelle ricostruzioni live, sono stati tutti straordinari. Mi scuso con chi non ho citato, ma l’elenco sarebbe stato troppo lungo, comunque anche noi abbiamo vinto la nostra Davis seguendola – credo – come non si poteva far meglio… almeno sotto il profilo dell’impegno. Non c’era nessun italiano qua al di fuori dei collaboratori di Ubitennis, e per me che ho sempre creduto nella presenza in loco di chi scrive – anche se so bene che è molto più semplice e meno dispendioso, in tutti i sensi, starsene a casa e copiare quel che scrivono in tempo reale gli inviati (poi magari gli algoritmi dei motori di ricerca ti mettono sempre avanti in cima a Google articoli scopiazzati che escono su megasiti extratennistici… e pazienza!) – sono orgoglioso di Ubitennis e delle sue testimonianze dal vivo del grande tennis. Non sempre inappuntabili, ci mancherebbe, ma sempre ispirate da una grande passione, dall’amore per il tennis che va certamente al di là di ogni cosa e che non si misura davvero con i modestissimi, quasi inesistenti ritorni di altro tipo.

Grazie a tutti quelli che ci hanno seguito tutto l’anno, il tennis giocato ai vertici va in vacanza, noi di Ubitennis no, anzi abbiamo già programmato tutta una serie di articoli, interviste, profili, curiosità che vi accompagneranno per tutto dicembre… se ci manifesterete lo stesso affetto che gli aficionados argentini hanno mostrato alla loro equipo. In piccolo crediamo di meritarlo. Mentre non meritiamo purtroppo quegli Webeti che riempiono di commenti assolutamente inutili e certamente sgraditi – possibile non avere un minimo di rispetto per noi, per gli altri lettori – di tutti quelli che si parlano fra loro, si offendono, entrano nella casa di altri, di tutti voi, per becerate insopportabili. Se li banniamo si rifanno vivi sotto mentite spoglie. Ci danneggiano fortemente, impediscono ai lettori sani di mente di scrivere commenti che non si disperdano fra decine di post insulsi. Non riesco a capire che cosa abbia in testa certa gente, davvero. Vorrei incontrarli di persona per poterglielo dire in faccia. Ci facciamo un mazzo spaventoso per tenere su questo sito, e ci dobbiamo confrontare con questi cafoni pazzeschi. Non ho timore a dirlo e glielo direi in faccia se potessi, ribadisco. Per favore andatevene. Chiudo dicendo che all’Open d’Australia saremo presenti in forze, noi di Ubitennis, con tre inviati più un fotografo, Vanni Gibertini, Luca Baldissera, Roberto dell’Olivo e il sottoscritto, e sappiamo già che la redazione si produrrà come sempre in un grande sforzo. Ma se ci sosterrete leggendoci anche nei prossimi giorni sapremo che i nostri sforzi sono davvero apprezzati e questa è la molla che ci stimola ad andare avanti e a fare sempre meglio e di più. Grazie.

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