Come sono andati gli Under 21? Il pagellone – Sorprese, delusioni e italiani

La seconda parte della panoramica sulla stagione degli under 21. Nelle retrovie si distinguono gli americani. Male Hyeon Chung e Andrey Rublev. Qualche segnale positivo dai giovani azzurri

Come sono andati gli Under 21? Il pagellone – Sorprese, delusioni e italiani

Come sono andati gli Under 21? Il pagellone – I top 100

Dietro a Kyrgios, Zverev e Coric, ci sono ragazzi ancora più giovani che attendono il loro turno, talenti che hanno smarrito un po’ la via verso l’olimpo del tennis e qualche ragazzo che spera di di dare ricambio a Seppi, Fognini e Lorenzi. Andiamo a valutare chi ha destato le migliori impressioni in prospettiva, chi ci ha deluso di più e cosa si muove nella nostra penisola.

 

Hyeon Chung: 4

Nel 2015 il coreano occhialuto era stato nominato giocatore più migliorato dell’anno nel 2015. Quest’anno è stato uno dei più peggiorati, scivolando dalla posizione n. 51 alla 104. Le motivazioni sono molteplici: un tennis molto leggero, mancanza di esperienza a livello ATP e soprattutto un infortunio agli addominali che lo ha tenuto fuori tutta l’estate (e salvato da un voto perfino più pesante). A fine anno Chung è ripartito con il piede giusto, vincendo un titolo a livello Challenger a Kobe, Giappone. Staremo a vedere se è una rinascita o la conferma di come sia forte solo nel proprio continente.

Jared Donaldson: 6

Una posizione dopo troviamo il tennista meno talentuoso della truppa americana ma anche quello probabilmente più maturo. Donaldson ha scalato una quindicina di posizioni grazie alle vittorie nei Challenger e nelle qualificazioni dei tornei ATP e, soprattutto, grazie agli ottavi al Master 1000 di Toronto dove ha superato il nostro Fognini prima di arrendersi allo strapotere del padrone di casa Raonic. Forse non diventerà mai una stella ma intanto è davanti a diversi connazionali ben più celebrati di lui.

Frances Tiafoe: 7

Una stagione sottotraccia per un tennista che già da diversi anni ha le luci dei riflettori puntate addosso. Ma non per questo negativa. Anzi, tutt’altro. Tiafoe, classe 1998, grazie ad ottimi risultati sul probante circuito Challenger USA, tra i quali spiccano anche due trofei a Stockton e Garandby, ha accumulato fiducia e scalato una settantina di posizioni e ora è ridosso dei primi 100 (n.108 per l’esattezza). Gli è mancato l’exploit a livello ATP. In particolare la sconfitta da due set di vantaggio contro Isner al primo turno di Flushing Meadows è stata bruciante. Ma ha anche dimostrato che Tiafoe ha tutte le carte in regola per diventare un ottimo giocatore.

Stefan Kozlov: 8

Dopo un paio di stagioni molto deludenti tra i pro, davamo ormai per smarrito questo baby fenomeno del tennis a stelle e strisce. E invece Kozlov in questa stagione ha saputo ritrovarsi. Il punto di svolta della sua stagione è arrivato sull’erba di ‘s-Hertogenbosch: omaggiato un po’ misteriosamente di una Wild Card, il 18enne di origini macedone ha superato Nishioka e Johnson prima di arrendersi ai quarti da Querrey. Da quel momento Kozlov ha preso fiducia, raggiungendo prima la finale al Challenger di Suzhou e poi ottenendo il successo in quello di Columbus. Questi risultati gli sono valsi un balzo di circa 140 posizioni in classifica, dalla 350 alla 116.

Duckhee Lee: 9

Nonostante sia completamente sordo dalla nascita, il coreano Duckhee Lee sta proseguendo il suo percorso di crescita in maniera strabiliante. In questa stagione ha vinto ben 48 partite tra Challenger e Future prevalentemente in Asia passando dalla posizione 229 alla 149. Sebbene i tornei asiatici siano notoriamente meno competitivi dei loro omologhi in Europa, America e Oceania, ci sembra giusto premiare questo ragazzo che sta superando il proprio handicap per realizzare il suo sogno. Un esempio per tutti.

Quentin Halys: 6

Un anno discreto ma forse al di sotto delle aspettative per il promettente francese. Dopo aver impressionato agli Australian Open contro Djokovic, Halys è ritornato nel mondo dei challenger dove ha vinto il suo primo titolo ad aprile a Tallahassee e poi un’altra finale ad ottobre a Farfield ma ha rimediato anche perso molti incontri con giocatori con una classifica più bassa di lui. Alla fine il bilancio dice 32-31 con un avanzamento in classifica soltanto di una cinquantina di posizioni, dalla 205 alla 153.

Andrey Rublev: 5

Le leggi sono fatte per essere infrante. E tocca non rispettare la regola del 6 politico per chi ha fatto un passo avanti in classifica. Non possiamo infatti esimerci dal dare un’insufficienza al talento, nonostante un sottile miglioramento in termini di ranking (dalla posizione 185 alla 156). A maggior ragione perché in è maturato in tre settimane in cui evidentemente Rublev aveva voglia di impegnarsi. Infatti togliendo i tornei di Quimper (dove ha trionfato per la prima volta a livello challenger battendo diversi avversari ostici), Orleans (semifinale) e Mouilleron (finale), il moscovita classe 1997 si sarebbe ritrovato con un terribile record di 20-30 a fine anno. Insomma il ragazzo ha potenziale (e lo si sapeva) ma non si applica. Il 2017 deve essere assolutamente l’anno della svolta per lui, altrimenti il voto sarà ben più negativo.

Elias Ymer: 4

A contrario di Halys e Rublev, Ymer non riesce a salvarsi in corner e rimedia una meritatissima insufficienza. È ormai da tempo infatti che si parla di lui come il futuro crack del tennis svedese entrato in una crisi profondissima dopo il ritiro di Soderling. Eppure i risultati stentano ad arrivare. Il classe 1996 di origini etiopi è ancora invischiato nelle sabbie mobili dei Challenger e non dà segnali di poter fare ulteriori step. In compenso insieme al più giovane fratello Mikael ha conquistato il torneo di Stoccolma in doppio. Che il paese scandinavo abbia trovato i suoi Bryan?

Michael Mmoh: 7

Dopo una prima parte di stagione non eccelsa, nonostante la buona prestazione contro Zverev ad Indian Wells, questo il 18enne statunitense è letteralmente esploso negli ultimi mesi dell’anno. Da settembre infatti Mmoh ha messo assieme 18 vittorie in 4 Challenger negli USA, che gli sono valse finale a Tiburon e il titolo a Knoxville. Considerati questi segnali di progresso e una struttura fisica davvero notevole per la sua età, potrebbe davvero fare il salto di qualità nel 2017.

Noah Rubin: 6

2016 avaro di grandi soddisfazioni anche per il 20enne newyorkese che nel 2014 era riuscito a conquistare il titolo di Wimbledon junior. Dopo la vittoria contro Paire ad inizio anno, Rubin non ha raccolto molto a livello di Challenger, raggiungendo una sola finale a Sotckton, persa da Tiafoe. Ha chiuso l’anno al 200esimo posto della classifica ATP.

Reilly Opelka: 7

Dal campione di Wimbledon junior 2014 a quello 2015. Chi lo avrebbe mai detto che il gigante del Michigan sarebbe riuscito ad avere un impatto anche tra i pro? E invece è successo. Opelka infatti, nel torneo 250 di Atlanta, buttato nella mischia da wild card, è arrivato fino in semifinale prima di arrendersi al suo idolo Isner. In ottobre inoltre ha conquistato il suo primo trofeo Challenger a Charlottesville. Gli Stati Uniti hanno un nuovo gigante.

Thanasi Kokkinakis: s.v.

Non è valutabile il 2017 dell’australiano che è rimasto praticamente sempre ai box, dapprima a causa dei postumi dell’operazione alla spalla e, successivamente, per un infortunio agli addominali.

Stefano Napolitano: 7

La nostra parentesi sui giovani azzurri si apre con il piemontese classe 1995, reduce da una stagione sostanzialmente molto positiva. Il 2017 di Napolitano era iniziato con il piede giusto nei challenger di Pueblo e Ostrava (quarti e semifinali rispettivamente partendo dal tabellone cadetto) ma è proseguito ancora meglio con la finale a Todi (battendo in semifinale Cecchinato), la semifinale nella nativa Biella (con vittorie di prestigio su Lajovic e Khachanov) e, dulcis in fundo, l’affermazione ad Ortisei in finale su Gianessi. Grazie a questi risultati, si è proiettato dalla posizione n.406 alla 172. Che sia già il caso di tentare la fortuna al piano di sopra?

Matteo Donati: 6

Una sufficienza di incoraggiamento dopo una stagione a dir poco travagliata per l’alessandrino che tanto bene aveva fatto nel 2015. Colpa soprattutto di un infortunio alla schiena che lo ha fermato ad inizio stagione e che si è ripresentato ad ottobre, facendogli terminare in anticipo l’anno. In mezzo c’è stata comunque una finale al Challenger di Caltanisetta persa contro Lorenzi e la semifinale trascinata al terzo a Manerbio contro Leonardo Mayer. Se la fortuna lo assisterà nel 2017 potrà ricominciare a crescere anche in classifica.

Gianluigi Quinzi: 6

È troppo presto per dare per perso Quinzi? Quest’anno il marchigiano che nel 2013 entusiasmò l’Italia con il successo a Wimbledon junior ha dato piccoli segnali di miglioramento. A partire dalla conquista di 3 titoli Futures (l’ultimo in Norvegia contro il baby fenomeno Casper Ruud) e la semifinale al Challenger di Cordenons.  Con questi risultati Quinzi è entrato per la prima volta nei primi 300 del mondo. Inoltre il classe 1996 di Porto San Giorgio sembra aver finalmente aver anche trovato una stabilità a livello di guida tecnica con l’austriaco Ronnie Leitgeb. Se son rose fioriranno.

Lorenzo Sonego: 6

Nonostante abbia scalato “soltanto” 70 posizioni in classifica, quest’altro 21enne piemontese può comunque essere soddisfatto della sua stagione. Tutti abbiamo ancora negli occhi il suo splendido match contro il portoghese Sousa agli internazionali d’Italia ma Sonego quest’anno ha disputato una discreta stagione a livello Challenger, culminata con una ottima settimana a Manerbio dove ha raggiunto la semifinale eliminando Benjamin Becker, testa di serie n.1 in Alto Adige. Anche in questo caso insomma piccoli segnali positivi.

Matteo Berrettini: 7

Il 2017 del 20enne romano non era cominciato con i migliori auspici a causa di un infortunio al ginocchio che lo ha tenuto fermo da febbraio fino alla fine di agosto. Tornato all’attività, Berrettini ha vinto ben 17 partite ma, soprattutto, ottenuto la sua prima finale Challenger in carriera, prendendosi persino la soddisfazione di battere un ex top 10 come Tommy Robredo. C’è molta curiosità per vederlo all’opera il prossimo anno ma la sua classifica di n.435 lo costringerà ancora a tanta gavetta.

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