Ana Ivanovic, un tentativo di valutazione storica

Ana Ivanovic si è ritirata. A carriera conclusa, come va considerata la sua figura nel tennis degli ultimi anni?

Ana Ivanovic, un tentativo di valutazione storica
Ana Ivanovic - Roland Garros 2008

Nei dintorni di Djokovic: i perché del tiepido saluto serbo ad Ana Ivanovic

Durante l’anno per scrivere il mio articolo settimanale prendo in considerazione diverse idee, ma poi non tutte si trasformano in pezzi effettivamente pubblicati. Per i motivi più diversi, alcune idee rimangono abbozzi e finiscono nell’archivio dei materiali inutilizzati, con magari al loro interno anche una traccia per lo sviluppo.
Un caso del genere mi è capitato alla fine del 2014, quando avevo pensato a un articolo che si sarebbe dovuto intitolare all’incirca “Le grandi rivalità dell’anno”: avrebbe dovuto presentare i tre confronti che secondo me avevano particolarmente caratterizzato quella stagione, e che si erano svolti nell’arco di almeno quattro partite. Erano questi:

 

– Serena Williams vs Ana Ivanovic (2014)
Ivanovic def S. Williams 4-6, 6-3, 6-3 Australian Open R16
S. Williams def Ivanovic 6-1, 3-6, 6-1 Roma SF
S. Williams def Ivanovic 2-6, 6-3, 7-5 Stanford QF
S. Williams def Ivanovic 6-4, 6-1 Cincinnati Fin
S. Williams def Ivanovic 6-4, 6-4 WTA Finals RR

– Ana Ivanovic vs Maria Sharapova (2014)
Sharapova def Ivanovic 3-6, 6-4, 6-1 Stoccarda Fin
Ivanovic def Sharapova 6-1, 6-4 Roma R16
Ivanovic def Sharapova 6-2, 5-7, 7-5 Cincinnati SF
Sharapova def Ivanovic 6-0, 6-4 Pechino SF

– Serena Williams vs Caroline Wozniacki (2014)
S. Williams def Wozniacki 4-6, 7-5, 7-5 Montreal QF
S. Williams def Wozniacki 2-6, 6-2, 6-4 Cincinnati SF
S. Williams def Wozniacki 6-3, 6-3 US Open Fin
S. Williams def Wozniacki 2-6, 6-3, 7-6 WTA Finals SF

Chi avesse voglia di andare a riguardare nel dettaglio quei match troverebbe che la gran parte erano stati di alto livello, e alcuni davvero straordinari.
Di tutti gli aspetti da sottolineare, quello a mio avviso più sorprendente era la doppia presenza di Ana Ivanovic: una autentica protagonista della stagione, in grado di proporsi come rivale credibile di campionesse come Serena Williams e Maria Sharapova. Ivanovic aveva sconfitto Serena agli Australian Open; poi aveva perso nei confronti successivi, ma dando filo da torcere alla indiscussa numero uno del mondo.

Contro Sharapova il confronto annuale era finito in parità, e aveva assunto anche toni polemici: a cominciare dalla finale di Stoccarda, nella quale c’erano state reciproche punzecchiature, passando per Roma, per poi sfociare nella famosa serata di Cincinnati, quel del “Check her blood pressure” (che si può ritrovare in sintesi qui).

A fine 2014 Ivanovic aveva chiuso da numero 5 del mondo, conquistato quattro tornei (arrivando a 15 complessivi in carriera), raggiunto altre due finali, e ottenuto 4820 punti nel ranking WTA. Aveva vinto 59 partite (nessun’altra quell’anno aveva vinto tanti match quanto lei), ne aveva perse 18, e aveva scalato tredici posizioni in classifica rispetto al 2013. Nove le vittorie contro le top ten.

Oggi, a ritiro avvenuto, mi rendo conto che potrebbe sembrare una scelta stravagante, per non dire insensata, provare a valutare una carriera partendo dai dati del 2014: una stagione intermedia, né la prima né l’ultima della sua attività. Eppure, secondo me, è stata fondamentale per ridefinire alcuni parametri di giudizio nei suoi confronti.
Mi spiego. Con quella annata da top 5, Ivanovic ha minato la tesi che sino ad allora pareva più attendibile, vale a dire che fosse una giocatrice che si era affermata nel circuito WTA sullo slancio degli entusiasmi dell’esordio, ma aveva poi mostrato il suo “vero” livello, quando era uscita dalle migliori dieci, attestandosi attorno al quindicesimo-ventesimo posto.

Questi i traguardi più importanti del primo periodo: numero uno ad appena vent’anni nel giugno 2008, vincitrice del Roland Garros 2008, e altre due volte finalista Slam. Sette tornei vinti in poco più di due anni tra l’agosto 2006 e l’ottobre 2008 (8 dagli esordi).

Quella Ivanovic era una giocatrice che sembrava avere davanti a sé un futuro luminosissimo. Contemporaneamente a lei si stava affermando anche Jelena Jankovic, in un rapporto di vicendevole stimolo e rivalità, malgrado Jelena fosse più anziana di due anni e mezzo. Entrambe nate a Belgrado (28 febbraio 1985 e 6 novembre 1987) è tra il 2006 e il 2008 che insieme vincono i primi grandi tornei, entrano in top ten e finiscono anche per raggiungere il primato della classifica: Ivanovic nel giugno 2008, Jankovic due mesi dopo, in agosto.
Non è un caso unico la spinta reciproca di due connazionali che scalano parallelamente le gerarchie, alla caccia di traguardi sempre più alti: era accaduto con le belghe Clijsters ed Henin (numero uno a distanza di poche settimane nel 2003) ed è successo di recente alle spagnole Suarez Navarro e Muguruza, ma anche alle svizzere Bencic e Bacsinszky (entrate in top ten nel giro di pochi mesi una dall’altra).

Entusiasmo e spirito di emulazione sono componenti fondamentali del successo della Ivanovic giovane. Per il primato in classifica l’aiutano anche alcuni fattori esterni favorevoli, con Serena Williams non al massimo della forma e soprattutto l’improvviso stop di Justine Henin, che si ritira da numero uno del mondo nel maggio 2008, fra l’altro con la richiesta di essere cancellata immediatamente dal ranking.

Tra maggio 2007 e giugno 2008 Ivanovic vince a Berlino, Los Angeles, Lussemburgo, Indian Wells. Raggiunge la finale a Tokyo, al Roland Garros 2007 (perde contro Justine Henin dopo aver battuto Kuznetsova e Sharapova), la semifinale a Wimbledon 2007 e la finale agli Australian Open 2008 (sconfitta da Sharapova dopo aver battuto Venus Williams). La vittoria nello Slam di Parigi 2008 in finale contro Dinara Safina le permette infine la conquista del numero uno del mondo.

Ma subito dopo quel momento qualcosa si rompe nel meccanismo positivo. Ana comincia ad andare incontro a sconfitte inattese (terzo turno a Wimbledon, secondo a Flushing Meadows), solo parzialmente lenite in ottobre dalla semifinale a Zurigo e dalla vittoria a Linz.

a pagina 2: gli anni della crisi e le caratteristiche tecniche

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