Djokovic trova l’uscita del tunnel. Murray al tappeto, ma è solo l’inizio (Crivelli). Djokovic impone l’alt a Murray (Semeraro). Ocleppo: “Open in Australia da godere” (Bertellino). Dallo Slam alle partite truccate. Nei guai stellina australiana (Crivelli)

Djokovic trova l’uscita del tunnel. Murray al tappeto, ma è solo l’inizio (Crivelli). Djokovic impone l’alt a Murray (Semeraro). Ocleppo: “Open in Australia da godere” (Bertellino). Dallo Slam alle partite truccate. Nei guai stellina australiana (Crivelli)

Djokovic trova l’uscita del tunnel. Murray al tappeto, ma è solo l’inizio (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

È il Natale degli Ortodossi, ed è il Natale di Djokovic, che ritrova la stella cometa del successo come non gli accadeva da agosto a Toronto, un secolo fa per uno come lui. Rieccolo, Nole, che si lascia alla spalle tre mesi confusi, incerti, corrosi dai fantasmi del dubbio. Contro Murray, il suo gemello che da Wimbledon in giù gli ha mangiato punti e convinzione fino al sorpasso in classifica, ha ripristinato le gerarchie personali. Quelle, a dire il vero, che il 36 confronto diretto tra i due (adesso il bilancio è 25-11 per il serbo) accende solo alla fine del secondo set, quando Novak si ritrova a servire per il match sul 5-4: fin lì ha meritato di stare davanti, perché ha servito meglio, è stato più aggressivo e ha sfruttato due delle tre palle break avute, mentre Andy si è rifugiato in un attendismo troppo sterile e non ha alzato il ritmo sui due/tre punti che fanno la differenza. Lì, però, il numero uno ritrova la voce del padrone, annulla tre match point e con un dritto saettante ottiene finalmente il primo break, rimettendo in circolo adrenalina, coraggio e la sua partita. Nole, confuso, si becca un penalty point per il secondo warning (racchetta sfasciata, il primo era arrivato per un lancio di pallina non intenzionale in tribuna, atteggiamento che lui stesso stigmatizzerà alla fine: «Da un campione è un comportamento inqualificabile, accetterò qualunque sanzione», cioè una multa) e si squaglia. Ma quando sul 3-3 del terzo Murray ritorna un po’ remissivo e gli concede altre tre palle break, lui gli monta sopra con la furia dei bei tempi e si libera finalmente di un incubo: «È il miglior scenario per me, non potevo cominciare l’anno in un modo migliore – sorriderà sollevato il serbo – ho vinto cinque partite e l’ultima contro il numero uno, una maratona di quasi tre ore che ha portato entrambi al limite. È un successo importante, perché mi restituisce la fiducia che mi era un po’ mancata negli ultimi tre mesi dell’anno scorso, quando il livello del mio gioco non è mai stato all’altezza delle mie aspettative». E se Murray se ne va un po’ ammaccato ma probabilmente sollevato dal non dover portare agli Open d’Australia il peso di 29 vittorie consecutive, prendendola con filosofia («Sono mancato sui punti decisivi, ma potevo vincere Melbourne prima di questo torneo e posso continuare a vincerlo anche adesso»), Nole ha già l’occhio lungo: «È solo l’inizio di stagione e guardate che partita abbiamo giocato; quando lo affronto è come stare davanti a uno specchio, perché abbiamo stili molto simili. Spero di affrontarlo ancora, più e più volte, perché significa che saranno finali. Anche se sono contento di ritrovare Federer e Nadal: mi sono mancati e sono mancati al tennis». Buon divertimento, allora.

——————————————————–

Djokovic impone l’alt a Murray (Stefano Semeraro, Corriere dello Sport)

I gemelli diversi del tennis hanno ricominciato a scarnificarsi, e stavolta l’ultima unghiata l’ha piazzata Djokovic. Se dopo sei mesi di dubbi esistenziali, problemi familiari, infortuni fastidiosi e sconfitte dolorose c’era qualche dubbio sulla voglia di Nole di riprendersi il numero uno, la finale del “250” di Doha li ha spazzati via: tre ore di lotta vera, magari non sempre di qualità, ma combattuta senza economie, né mentali né fisiche, Djokovic ha sconfitto in tre set (6-3 5-7 6-4) Andy Murray, interrompendo a 28 la striscia vincente del cavaliere scozzese che durava dallo scorso settembre e che gli ha fruttato cinque tornei e l’ascesa al trono del ranking. Novak, oggi numero due, invece non alzava una coppa dallo scorso luglio, a Toronto, e nella finale del Masters di Londra, il match che aveva sancito il definitivo (per il 2016) passaggio delle consegne, aveva dato l’impressione di essersi rassegnato al dominio del grande rivale. Stavolta Nole, sicuramente non ancora al massimo della forma, si è rifiutato di perdere dopo essere stato a un passo dalla vittoria nel secondo set e aver rischiato il crollo mentale. Grazie a un harakiri di Murray (due doppi falli) e conseguente break, era infatti scattato sul 5-3, ma ha sciupato tre matchpoint, finendo per perdere il game seguente per un penalty-point (racchetta frantumata per la rabbia), e cedere il set, esibendosi anche in un “vaffa..:” in perfetto italiano. Al Djokovic imbattibile dei primi sei mesi del 2106 non sarebbe mai successo, ma quello infragilito della seconda metà di stagione probabilmente a quel punto si sarebbe disunito. Invece il Novak di inizio anno ha stretto i denti e approfittato di un altro passaggio a vuoto di Murray per strappargli di nuovo il servizio sul 3-3 e chiudere il discorso. «Di sicuro un bel modo di iniziare l’anno», ha ammesso. «E’ stato un match tirato, con Andy non sai mai come va a finire. Non è una novità per noi giocare tre set e tre ore. E’ stata una battaglia fisica e ora a tutti e due occorrerà un po’ di tempo per recuperare in vista degli Australian Open». Che iniziano fra otto giorni e dove Murray, che resta saldamente numero uno, punta a vendicare le quattro finali perse (compresa l’ultima) contro Djokovic, che da parte sua, se vuole tornare numero uno, nei primi sei mesi dovrà difendere montagne di punti. I padroni del tennis, per ora, sono sempre loro.

——————————————————–

Ocleppo: “Open in Australia da godere” (Roberto Bertellino, Tuttosport)

La stagione 2017 sta per prendere il via con l’Australian Open a Melbourne. Sarà Eurosport a trasmetterlo e tra i commentatori spiccherà ancora una volta l’ex Davisman e n 30 Atp, il piemontese Gianni Ocleppo. Che Australian Open sarà? «Credo molto bello – esordisce – perché se è vero che i principali protagonisti saranno i soliti, è altrettanto vero che arriveranno all’appuntamento in condizioni, di classifica e psicologiche, diverse rispetto a quelle dello scorso anno. Djokovic non è più n 1 e Murray è il giocatore da battere. Djokovic l’ho visto allenarsi a Monte-carlo e mi è sembrato motivato e convinto di poter tornare al n. 1. Ha terminato la collaborazione con Becker ma è rimasto con Vajda, uomo in grado di riprenderlo quando sbaglia».

Dietro ai due big ci sono personaggi del calibro di Nadal e del rientrante Federer, Wawrinka, tre volte vincitore di Slam, Nishikori, Raonic, gli emergenti. Facciamo un quadro per ognuna di queste figure: «Federer è in grado di sfoderare ancora imprese, nonostante i 35 anni e ha dimostrato di essere tornato in buona condizione. Non sarà facile per lui entrare subito nel clima partita perché gli mancano dei match. Ma Roger è Roger. Così Nadal, che potrebbe essere uno dei protagonisti. Raonic è migliorato, anche negli spostamenti sul campo, e ha un servizio devastante. Wawrinka è il più incostante tra i forti. Attenzione poi a Nishikori e Dimitrov, gran talento il bulgaro ma ancora troppo distratto fuori dal campo».

Intanto i giovani crescono e iniziano a costituire delle vere e proprie mine vaganti, vedi Thiem, Zverev, Pouille, Kyrgios: «Vero – prosegue Ocleppo -. L’austriaco mi ha stupito per volontà, applicazione e potenza. Zverev è già una realtà ed è destinato a crescere ancora, come Kyrgios, sempre più convinto dei propri mezzi. Pouille è un bel tennista, anche sotto il profilo tecnico, ed ha vinto nel 2016 match importanti. Conferma la capacità dei francesi di produrre giocatori di alto livello, ancora di più rispetto alla Spagna e agli Stati Uniti che tra i nuovi hanno solo Sock».

Cosa potranno fare gli italiani in Australia? «Fognini è un gran giocatore al quale mancano un po’ di centimetri per stare stabilmente nei top ten. Così come la capacità di esprimersi con costanza ad alto livello. I suoi picchi sono però di valore assoluto. Seppi è in fase calante e Lorenzi sta già dando il massimo. Bolelli lo scorso anno ha perso la stagione per l’ennesimo infortunio. Dopo di loro vedo un periodo buio ma non è colpa né della Federazione né dei tecnici che a mio parere lavorano bene. E’ il materiale umano in Italia che è carente. Oggi per diventare un giocatore bisogna pensare solo al professionismo, non avere distrazioni, allenarsi in modo certosino e duramente, essere sempre in viaggio e non rifiutare esperienze magari lontane. I nostri ragazzi in tutto ciò sono carenti».

Guardiamo al primo Slam del 2017 in chiave femminile. Quali sono le sue favorite? «Serena Williams è ancora la tennista da battere, sempre che arrivi all’appuntamento con le giuste motivazioni e concentrata. Dietro di lei può succedere di tutto».

E ora spazio ai protagonisti nella lontana e affascinante terra dei canguri.

——————————————————–

Dallo Slam alle partite truccate. Nei guai stellina australiana (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Dal trionfo alla gogna. Sotto processo per match fixing, la formula all’inglese e più elegante con cui si definiscono i match truccati. Triste parabola, almeno per il momento, per il giovane australiano Oliver Anderson, 19 anni il prossimo 30 aprile, che giusto un anno fa vinceva il titolo junior nello Slam di casa contro l’uzbeko Karimov e adesso finisce sotto inchiesta con l’accusa di aver truccato una partita (o parte di essa) in cambio di denaro. Lo ha annunciato la polizia australiana dello stato di Victoria. La partita incriminata risalirebbe a fine ottobre al Challenger di Traralgon, in Australia, dove qualcuno avrebbe avvicinato Anderson poco prima di scendere in campo contro il connazionale Lombe, che in quel momento gli era dietro in classifica di 922 posizioni (1626 contro 704). Pare gli sia stato chiesto di perdere un set e infatti il punteggio finale fu di 4-6 6-0 6-2 a suo favore. Per questa ragione Oliver (attualmente numero 743 del mondo e infortunato a una spalla), comparirà davanti ai giudici il 2 marzo: «Sta collaborando con le autorità e sta aspettando il processo», ha confermato un portavoce. In attesa che si muova anche la Tennis Integrity Unit, che dal 2008, anno della sua creazione, ha provveduto a sanzionare 18 giocatori con 6 squalifiche a vita, nei confronti soprattutto di giocatori poco noti, il numero uno del mondo Murray ha commentato così l’episodio: «Ogni volta che succede qualcosa del genere è veramente triste per il nostro sport, anche se al tempo stesso quando i colpevoli vengono fermati e messi sotto giudizio, la vedo come una cosa positiva. E se i fatti venissero provati, dovrebbero esserci pene esemplari e ancora più severe per le persone coinvolte». Amareggiato anche Djokovic: «E’ una notizia molto deludente, soprattutto considerando la giovane età e il fatto che avesse vinto uno Slam Junior. Non riesco a capire come abbia potuto farlo. Però tutti commettiamo degli errori».

Open
UBITENNIS TWEET SHARE