Australian Open Story: i primi anni e il dominio australiano

L’Australian Open è ormai alle porte. Iniziamo ad avvicinarci all’evento, ripercorrendo la storia del torneo, analizzando partite epiche, vittorie memorabili, momenti “drammatici”. Parleremo di campioni, luoghi, curiosità, senza tralasciare l’aspetto numerico e statistico

Australian Open Story: i primi anni e il dominio australiano

Lunedì prossimo, 16 gennaio, sui campi in cemento di Melbourne Park avrà inizio l’Australian Open, il primo Slam dell’anno, che segnerà, tra l’altro, il ritorno al grande tennis di Roger Federer. Giunto all’edizione numero 105, il torneo australiano per anni è stato considerato il meno prestigioso, nonché il meno storico, dei quattro tornei dello Slam. L’era pre-Open è stata quasi totalmente dominata da giocatori australiani, i quali spesso si affrontavano nelle finali. In quegli anni i tennisti europei e americani, per via della lontananza e della difficoltà dei collegamenti, evitavano di prendere parte al torneo. Questa sorta di “boicottaggio”, dovuto a motivi di forza maggiore, durò sino agli inizi degli anni 80. Oltre alle difficoltà di natura logistica e al montepremi poco invitante, si aggiungeva anche un altro fattore da tenere in considerazione. Dal 1977 al 1981 la federazione australiana ebbe la sciagurata idea di spostare il torneo tra Natale e Capodanno. Il risultato? La diserzione di tutti i migliori. La sede, poi, scomoda e obsoleta del Kooyong Stadium che ospitò il torneo sino al 1987, certamente non aiutava ad incrementare, in termini di appeal, la popolarità degli Open. In ogni caso, procediamo con ordine.

La prima edizione del torneo si disputò tra il 17 e il 26 novembre del 1905 sui campi in erba del Warehouseman’s Cricket Ground di Melbourne. Il singolare maschile vide il successo dell’australiano Rodney Heath che si impose in quattro set sul connazionale Arthur Curtis. Per Curtis fu la prima e unica finale, Heath, invece, trionfò nuovamente nel 1910, superando Horace Rice in tre agevoli set: 6-4, 6-3, 6-2. Nel 1905 si disputò anche la prima edizione del doppio maschile. Trionfarono l’inglese Randolph Lycett e l’australiano Tom Tachell contro la coppia di casa composta Edgar Barnard e Basil Spence.

 

Per quanto riguarda la prima edizione dei tornei femminili bisogna aspettare sino al 1922. Proprio in quell’anno venne disputato per la prima volta il singolare femminile, il doppio femminile e il doppio misto. In singolare trionfò Margaret Malesworth contro la connazionale Esna Boyd. Per la Malesworth fu il primo di due successi in Australia, per la Boyd, invece, la prima di cinque sconfitte consecutive in finale. Solo nel 1927, al sesto tentativo, la Boyd riuscì a spazzar via la maledizione battendo Sylvia Lance Harper. Dopo anni di sacrifici e delusioni il tanto agognato trofeo era finalmente suo. Se in singolare dovette aspettare ben sei anni prima di alzare la coppa, nel doppio le cose andarono diversamente. Già nel 1922 la tennista australiana si aggiudico sia il doppio femminile in coppia con Marjorie Mountain sia il doppio misto con Jack Hawkes.

L’era pre-Open fu totalmente dominata da giocatori australiani. In quegli anni emersero campioni del calibro di Jack Crawford, Roy Emerson, Ken Rosewall, Rod Laver, Lew Hoad. Furono anni di accese rivalità, trionfi memorabili, partite lottate sino all’ultimo punto. Gli anni 30, in particolare, portarono il segno di Jack Crawford, finalista dal 1931 al 1936 e poi nel 1940. Il tennista di Urangeline si aggiudicò ben quattro edizioni degli Open. Particolarmente combattuta fu la finale del 1932 che lo vide trionfare per la seconda volta consecutiva contro Harry Hopman, così come il successo del 1935 contro il campione in carica Fred Perry. Crawford disputò poi un match memorabile nel 1936. Il quattro volte campione si arrese solo 9-7 al quinto, dopo aver tirato fuori gli artigli e aver recuperato due set di svantaggio al giovane avversario, Adrian Quist, in un match che sembrava già perso dopo i primi due parziali disastrosi.

Da un campione all’altro, da Jack Crawford a Ken Rosewall. Quest’ultimo si aggiudicò quattro edizioni: le prime due nel 1953 e nel 1955, poi nel 1971 e nel 1972. Il nome di Rosewall è impresso nella storia del torneo non solo per i trionfi e le vittorie, ma anche per un record che mette in luce, se è possibile, ancora di più la grandezza del campione. È l’unico tennista che detiene il primato di più giovane e di più anziano vincitore dello stesso torneo. All’età di 18 anni e 2 mesi trionfò la prima volta, a 37 anni e 2 mesi l’ultima.

Gli anni 60 furono nel segno di altri due mostri sacri, Rod Laver e Roy Emerson: 23 Slam in due, 3 trionfi all’Australian Open per Laver, 6 per Emerson. I due diedero vita ad una delle più intense rivalità della storia, con ben 5 confronti diretti nelle finali dei tornei dello Slam. Il bilancio è di 3 a 2 per Laver. Dal 1960 al 1969 l’unico tennista diverso da Laver e Emerson capace di vincere l’Australian Open fu Bill Bowrey, che nel 1968 sconfisse il tennista spagnolo Juan Gisbert, uno dei pochi europei ad aver preso parte all’evento. Tra le partite più belle ed entusiasmanti di quegli anni dobbiamo sottolineare il primo trionfo di Laver nel 1960 contro Neale Fraser. Il ventiduenne di Rockhampton si adattava particolarmente bene alla superficie erbosa australiana, grazie al suo tennis d’attacco e ad un rovescio sopraffino. Da numero 3 del seeding, la leggenda australiana prima superò in semifinale Emerson, testa di serie numero 2, e poi all’atto conclusivo piegò la resistenza del più esperto Fraser, testa di serie numero 1, che lo stesso anno avrebbe poi vinto Wimbledon e gli US Open. Il match ebbe un andamento strano. I primi due set furono relativamente tranquilli per Fraser. Il tennista di Melbourne sembrava essere in controllo della partita fino a quando nel terzo set accadde qualcosa. Laver gli strappò il servizio e andò a vincere il parziale. Da quel momento l’inerzia del match cambiò. Laver si aggiudicò il quarto set per 8 game a 6 e poi, con lo stesso punteggio, vinse anche il quinto. Dopo una battaglia durata 58 game la leggenda di Rod Laver poteva avere inizio.

Anche in campo femminile risultava particolarmente evidente il dominio australiano. Nelle edizioni precedenti alla seconda guerra mondiale furono solo due le tenniste non australiane capaci di vincere il torneo: la britannica Dorothy Round Little, nel 1935, che con un doppio 6-4 superò Nancye Wynne, e la statunitense Dorothy Bundy, nel 1938, che ebbe la meglio sulla tennista di casa Dorothy Stevenson. Tra le campionesse plurivittoriose dell’era pre-Open Nancye Wynne occupa indubbiamente un posto di assoluto rilevo, avendo disputato ben 8 finali, tra il 1937 e il 1949, con un bilancio di 6 vittorie. Gli anni 60 videro poi l’affermazione di una delle più forti tenniste di tutti i tempi, Margaret Court, vincitrice di 64 prove del grande Slam, di cui 24 in singolare. Nel 1960 la tennista di Albury vinse per la prima volta, battendo in finale Jan Lehane, la quale sarebbe poi stata sconfitta per altre tre volte consecutive, nel 1961, nel 1962 e nel 1963, ad opera della stessa Court. Complessivamente i trionfi all’Australian Open di Margaret Court, dal 1960 al 1973, furono 11. Un dominio impressionante. Nessun tennista nella storia è stato in grado di fare meglio.

Fino al 1968 si disputarono complessivamente 56 edizioni del torneo. Non si giocò tra il 1916 e il 1918 a causa della prima guerra mondiale, tra il 1941 e il 1945 per via della seconda guerra mondiale e nel 1986, perché il torneo fu spostato da dicembre a gennaio dell’anno successivo. Rimanendo all’era pre-Open il torneo ebbe un cambiamento di denominazione nel 1927, da Australasian Championships ad Australian Championships.

Nella seconda parte: le grandi sfide degli anni 70-80 e l’impresa di Edmondson

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