ATP Sydney: quaranta degradi all’ombra, niente da fare per Lorenzi

SYDNEY - In scena tutti gli ottavi maschili, con l’esordio di Thiem. Paolo Lorenzi sconfitto dal campione uscente Troicki. Caldo atroce, tribune desolate, cronisti limitati dalla burocrazia, han perso pure la chiave del frigo dei gelati

ATP Sydney: quaranta degradi all’ombra, niente da fare per Lorenzi

dal nostro inviato a Sydney

Giro di boa al torneo Apia International di Sydney, e per l’occasione è arrivato anche il caldo beduino: 41 gradi durante il periodo centrale del giorno. Pare che l’ondata di calore eccezionale sia stata espressamente richiesta da Thiem per rendere le condizioni di gioco più dure possibili in vista dell’Australian Open. Purtroppo lo han fatto giocare la notte, il povero Dominic è stato il primo ad arrivare e l’ultimo a esordire. Contro Gastao Elias, che lo fece penare l’anno scorso in Davis, con l’austriaco che si impose solo al tiebreak del quinto set. Scorrete in fondo all’articolo per leggere la cronaca del suo match.

 

Chi invece gioca sempre per primo è Mahut. Unico a esordire domenica, e primo di nuovo a inaugurare il secondo turno alle 11 locali, quando il termometro ancora diceva trentatré. Si è trovato di fronte al numero due del seeding Pablo Cuevas. Inutile precisare che una testa di serie così altra meriterebbe un trattamento migliore, ma gli organizzatori han preferito premiare con uno dei due campi principali gli eroi di ieri, De Minaur (che è anche di casa) e Kasatkina. Hanno perso entrambi. L’uruguagio invece si è imposto 6-4 2-6 6-2 sul deserto del campo tre.

Un po’ tutto il programma sul centrale è slittato a causa del primo match andato per le lunghe, una strenua epica sfida fra Wozniacki e Strycova (trovate qui la cronaca) durata la bellezza di tre ore e mezza. Ieri la danese si era lamentata di essere stata messa a giocare sul campo numero tre, schifato anche dai gabbiani. Per farsi perdonare oggi l’han posizionata sul Centrale, ma come primo match e il fattore affluenza non è cambiato di molto. Difficile capire cosa abbia fatto la tenera Caro di male agli australiani, forse non gli piace Uccelli di Rovo. Ma comunque oggi ha smesso di soffrire.

Dal Lussemburgo con furore

Sul campo numero uno, che è proprio di fronte alla sala stampa, Gilles Muller si è trovato davanti uno dei tre Aussies rimanenti, il meno quotato Matthew Barton. Primo set senza storia dove Barton tiene a fatica il primo turno di servizio, prima di naufragare 6-1. Nel secondo set però al quarto game Muller va in ambasce, sbaglia ben 3 volée semplici giusto per contraddire i complimenti fattigli ieri, e elargisce così un break che il locale si tiene ben stretto, tramutandolo in set. Muller che fra il primo e il secondo set ha cambiato la maglietta da bianca a gialla, torna alle origini e stavolta non si distrae al servizio, ma anche il suo avversario non è da meno. Non si scambia quasi più, nessuno con 40 gradi vuol fare lo sforzo di rincorrere una palla, e entrambi servono al top. Fino, ovviamente, al solito fatidico decimo game dove Barton non trova più la prima (1 su 6) e lascia 3 match point. L’ultimo è quello buono, con un dritto che finisce di poco in corridoio. Muller prorompe in un urlo gargantuesco che non gli comprerà le simpatie dei tifosi locali. Ma chi davvero si intende di tennis, tipo Burney (un volontario 22enne che studia giornalismo sportivo) lo vede già campione. Al femminile invece profetizza Konta, che è nata proprio qui a Sydney. Domani Gilles deve superare Cuevas, avversario non impossibile soprattutto se giocheranno sul campo uno, che pare più rapido della Ken Rosewall arena.

Ahi Serbia-Italia, di dolore ostello

L’attenzione degli italiani è però tutta per il terzo match sul centrale fra Paolo Lorenzi e Viktor Troicki. Il serbo ha un feeling particolare con il torneo di Sydney avendolo vinto nelle ultime due edizioni; la sua ultima sconfitta nel secondo round del 2012, mentre Lorenzi è al debutto in questo torneo.

I due scendono in campo dopo Bouchard e Pavlyuchenkova poco prima delle 18 locali, proprio quando sull’Olympic Park si alza un vento forte, che comunque non influenza i giocatori all’interno della Ken Rosewall Arena quanto quelli sugli show court, e perlomeno rinfresca l’ambiente. Lorenzi pare subito in difficoltà di fronte alla accelerazioni, sia di dritto che di rovescio, del serbo. Troicki lascia un solo punto al servizio nei primi due game, mentre Lorenzi lotta come suo solito annullando tre palle break nel suo primo turno, ma deve poi capitolare e cedere il servizio al quarto gioco. Troicki si dimostra sicuro anche a rete, segue in un paio di occasioni il servizio con successo e non rischia mai sul proprio turno di battuta. Nell’ottavo game Lorenzi si fa rimontare da 40-0, un passante deviato dal nastro (ma sarebbe stato vincente comunque) dà al numero 3 del seeding il primo set point, ma il senese rimedia. Ne esce fuori un game lungo nel quale si impone l’azzurro. Lorenzi si porta a casa tutti i giochi combattuti, ma il problema per lui è che ce ne sono anche tanti che vanno via veloci a favore del serbo; ad esempio il nono, tenuto a zero con rapidità rogeriana, che sigilla il primo set per il trentenne di Belgrado.

Nel primo game del secondo set Lorenzi prova a essere più propositivo, ma sul 30 pari valuta male un passante lento di Troicki che sarebbe stato facile appoggiare di là. La palla invece pizzica la riga di fondo. Sulla palla break altri brividi con Lorenzi che stecca uno smash, forse disturbato dal vento, ma la palla resta in campo. Altro game combattuto (11 minuti e 14 punti) e portato a casa dall’azzurro. Densi nuvoloni iniziano ad attorcigliarsi sopra la Ken Rosewall Arena, ma la tempesta si abbatte solo sul toscano, che rischia di nuovo al quinto game e poi si arrende al settimo, mandando lungo un dritto su palla break e sprecando al contempo l’ultimo challenge a disposizione. La temperatura cala di una quindicina di gradi, Troicki ha una gelida manina ma se la lascia riscaldar piovono sberle da ogni lato del campo e in un batter di ciglia si trova a servire per il match. Lorenzi è costretto a muoversi dalle angolazioni del serbo come in uno stato di Zugzwang, nel terzo punto del game gli tornerebbe utile quel challenge sprecato in precedenza, ma il falco è volato via con tutte le residue speranze. Ace centrale, game set and match Troicki.

Le conseguenze della cattiva alimentazione nella crescita dei giovani australiani

L’eroe di ieri Alex De Minaur invece ha sfidato Kuznetsov con l’obiettivo di diventare il primo under18 a raggiungere i quarti qui a Sydney in questo millennio. L’ultimo a riuscirci, nel 1999, fu un tale di nome Lleyton, il cognome ora mi sfugge. Ma dicono che qui in Australia sia popolare. Kuznetsov è padre saggio e sa che certe cose vanno vietate ai minori, rifila un rapido 6-2 all’aussie teen che scoraggiato si ritira per dolori addominali. La stessa motivazione addotta ieri da Kokkinakis, io l’avevo detto che il cibo qui è così così.

C’è Busta per te

Per completare la lista degli incontri sul dimenticato campo 3, Carreno Busta trova il francobollo per i quarti ma deve impiegare tre set per aver ragione del diversamente Zverev. Granollers sembra avere vita soave contro Evans ma si incarta nel secondo, perde la trebisonda e sparacchia via un facile accesso ai quarti. Per il suo avversario, incredibile ma vero, un colpo da archiviare. Lui getta la racchetta e va a casa. Kohlschreiber invece regola in due set Thompson e tomo tomo sfiderà domani proprio Troicki.

È cominciato, ed è bene segnalarlo, il torneo di tennis in carrozzina. Sono presenti ben sette dei top10 mondiali, con il locale Dylan Alcott a capitanare le fila, fresco di titolo Olimpico e numero uno del mondo della categoria tetraplegici. Alcott, 26 anni, può vantare tre ori ai Giochi: singolo e doppio nella scorsa edizione di Rio, ma anche, strano ma vero, basket in carrozzina ad appena 17 anni ai giochi di Pechino. Polivalente nello sport e nella vita, Dylan è anche un oratore motivazionale molto celebre in Australia persino aldilà dell’ambito sportivo.

Last and also least

Oggi non ci sono tanti scoop. Il vostro inviato ci prova, ma è un torneo dove non succede quasi nulla al di là del tennis giocato. I volontari del torneo tentano di ravvivare l’ambiente, ma l’area dedicata ai bimbi ad esempio è in pieno sotto il sole e nessuno vuole andarci. Gli unici campioni che tutto il pubblico insegue sono quelli di crema solare, elargiti a gratis in uno stand presidiato da gioiose hostess, protezione 50 necessaria contro i raggi australi.

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Persino in sala stampa gli schermi continuano a mandare film polizieschi degli anni ’70 invece di tennis giocato, e quando cerco di scambiare opinioni con i colleghi locali su Paolo Lorenzi, tutti cascano dal pero. “Non è molto famoso in Australia”. Non sanno quello che si perdono.

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Che fatica, Dominic… (Raoul Ruberti)

Il programma del giorno viene concluso dalla sfida tra Dominic Thiem, la prima testa di serie, e Gastao Elias. Avendo usufruito del bye, l’austriaco è al primo incontro a Sydney; al contrario il portoghese ha già superato due round di qualificazione più un virtuale terzo, visto che la sua vittima al primo turno è stato un altro qualificato (Christopher O’Connell). I primi game dell’incontro sono di quelli che nessuno ha davvero voglia di vedere, con i due avversari contenti lontano dal campo e gli errori che superano i vincenti.

Scaldato il braccio per un quarto d’ora, Thiem inizia finalmente ad approcciare con maggior decisione le palline gialle – le stesse che verranno utilizzate nel corso dell’Australian Open, come testimonia il simbolo AO sul feltro. Qualche passo dentro il campo gli consente di aprire gli angoli in orizzontale, e un maggiore anticipo dei colpi in risposta sottrae ad Elias il tempo di girarsi sul fido dritto. Ottenuto a zero il break, Dominic torna però letteralmente sui suoi passi: il turno di servizio con il quale potrebbe chiudere il primo set sceglie di affrontarlo ben dietro la linea di fondo, da buon “telonaro”. Il dietrofront gli costa il break di vantaggio, restituito con tanto di smash fuori misura. Il tie-break che segue mostra forse il più grande limite di Thiem, ovvero la sensibilità con il topspin. Il 6-2 per Elias, e quindi quattro set point consecutivi, arrivano grazie a un paio di dritti nei quali l’austriaco infonde una forza sproporzionata alla necessità, trasformandoli da comodi vincenti in fuoricampo. Il portoghese sfrutta l’ultimo con l’ace.

Anche nel secondo set Thiem fa una gran fatica: ruba la battuta, la restituisce subito, serve per andare 1-1, si trova ad affrontare due palle break. Riesce a neutralizzarle e ad andare al set decisivo, ma il risultato è soltanto quello di riproporre per una terza volta la stessa zuppa, allungata ulteriormente dalla pioggerella. Ancora una volta avanti e ancora una volta immediatamente ripreso e ancora una volta a servire per chiudere e ancora una volta – ormai è facile indovinare – breakkato. Alla fine l’incontro si conclude con un sospiro di sollievo alpino: all’ennesimo tentativo Dominic si ricorda di non attaccare per l’ennesima volta il fianco destro di Elias, non viene trafitto dal suo dritto e raggiunge il secondo turno.

Dopo match del genere è difficile immaginare Thiem come il più tifato della prossima generazione – ammesso che dopo il ritiro di Federer rimanga qualcuno a tifare. Si spera che la sfida del giovedì con Daniel Evans possa far cambiare idea.

Risultati:

D. Evans b. [8] M. Granollers 1-6 6-3 6-3
[4] P. Carreno Busta b. M. Zverev 3-6 7-6(4) 6-3
A. Kuznetsov b. [WC] A. De Minaur 6-2 rit.
[5] P. Kohlschreiber b. [WC] J. Thompson 7-5 6-4
[3] V. Troicki b. P. Lorenzi 6-3 6-4
[6] G. Muller b. [Q] M. Barton 6-1 3-6 6-4
[2] P. Cuevas b. N. Mahut 6-4 2-6 6-2
[1] D. Thiem b. [Q] G. Elias 6-7(5) 6-3 7-5

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