Mercoledì da leoni: Nicolas Escudé e la Davis 2001

Una nuova rubrica, al secondo mercoledì di ogni mese. Parleremo di imprese più o meno grandi compiute da tennisti non particolarmente noti. Iniziamo da un episodio successo nello stesso impianto che, da lunedì prossimo, ospiterà il primo slam della stagione

Mercoledì da leoni: Nicolas Escudé e la Davis 2001

Polvere di stelle dispersa nell’erba posticcia di Melbourne Park. Nonostante l’età, o forse proprio per questo, il fascino nemmeno troppo discreto della Coppa Davis rimane inalterato. Il passato è un fantasma ingombrante e gravita leggiadro sul campo adesso intestato proprio a uno di quei grandi che stanno sotto il lenzuolo bianco: Rod Laver, insieme a Lew Hoad, Neal Fraser, Ken Rosewall, Roy Emerson, John Newcombe, Tony Roche per la parte australiana. Mentre i francesi ci mettono i Moschettieri; quelli che, a cavallo delle due guerre, riportarono il trofeo in Europa: Borotra, Brugnon, Cochet e Lacoste. Tutti ad agitarsi curiosi, chi in cielo e chi ancora in terra, per vedere se i pronipoti sono degni di giocarsi l’orgoglio nazionale e magari intingere le mani dentro quella enorme ciotola d’argento che chiamarla insalatiera fa più chic, fa più snob perché zuppiera, ad esempio, farebbe pensare alla plebe, a cibo per poveri e invece la Coppa è qualcosa per i ricchi, per i nobili. Almeno, lo era. Finché qualcuno, leggi ATP e consanguinei, ha messo insieme questi giramondo con racchetta e li ha convinti che l’unione fa la forza. Poi sono nati i circuiti, i dollari si sono moltiplicati e a volte indossare i panni del proprio paese è diventato scomodo, ingombrante, antiproduttivo. Ma, quando si arriva in fondo, tutti vorrebbero esserci. E vincere, se possibile.

A volte la polvere delle stelle non è bianca. A volte è d’argento. A volte addirittura d’oro. A volte invece è solo polvere. Forse è questo ciò a cui pensano i sostenitori francesi. Il capitano francese Guy Forget di finali se ne intende. Fu lui a dare il punto del 3-1 nel 1991 a Lione, battendo Pete Sampras, e di nuovo a contribuire al 3-2 transalpino in quel di Malmö, nella Massan Hall, vincendo il doppio insieme a Raoux. Insomma, nelle uniche Davis “moderne” conquistate dalla Francia, il mancino nato a Casablanca ci ha messo lo zampino. Ora però ha un sogno nuovo. Anzi: due. Vincere da capitano e vendicare lo smacco subìto all’Acropolis due anni fa, quando i suoi galletti finirono nella rete di Philippoussis e dei Woodies nonostante la terra rossa stesa dentro l’impianto di Nizza. Polvere di mattone, quella volta. Inutile, però. In questa Davis la Francia ha viaggiato per tutto il 2001. Il debutto in Belgio, con un 5-0 assai meno rotondo di quanto possa sembrare. Nei singolari della prima giornata, Clement e Grosjean, che qualche giorno prima proprio qui a Melbourne – ma sul duro – si erano sorprendentemente giocati l’accesso alla finale più importante delle loro rispettive carriere e aveva vinto Arnaud al quinto match-point del quinto set dopo averne annullati due non consecutivi nel terzo, hanno dovuto rimontare due set ciascuno ai fratelli Rochus. Grosjean non c’è, in aprile, sul sintetico del Patinoires du Littoral di Neuchatel e Forget lo sostituisce con Nicolas Escudé. Questo è un puledro di razza ma fragile come il vetro. I rossocrociati sono un mix di esperienza e spensieratezza. Rosset spinge Clement oltre i propri limiti ma alla fine cede 13-15 al quinto e toccherà al giovane talentuoso Federer rimettere la Svizzera in linea di galleggiamento. Sul 2-2 Jakob Hlasek, capitano elvetico, sostituisce “Pippo” (che non si è ripreso dalla maratona del singolare d’apertura) con George Bastl e quest’ultimo arriva a un quindici dalla vittoria contro Escudé. Nello scambio che potrebbe decidere l’intera sfida un dritto del francese viene chiamato out dal pubblico, Bastl si distrae, perde l’attimo e poco dopo anche il match. Infine, a Rotterdam in settembre, il turno straordinario spetta di nuovo a Escudé costretto alla lunghissima distanza da Schalken ma ancora una volta portatore di buone nuove per il suo team con il punto del 2-0, poi capitalizzato dalla coppia Pioline-Santoro che ha portato la Francia in finale con una giornata di anticipo.

 

L’Australia è favorita ma non si fida. Per l’occasione torna all’erba, dopo averla temporaneamente abbandonata per la semifinale contro la Svezia. Dal 1987, quando i canguri vennero battuti dall’India di Krishnan e Amritraj, l’Australia ha disputato quindici incontri in casa perdendone uno solo, contro lo Zimbabwe a Mildura. Come ogni volta, la scelta della superficie deve essere un buon compromesso tra l’esaltazione delle proprie attitudini e l’attenuazione di quelle altrui. E non sempre è un cocktail scontato. Anzi. Se è vero che i due portacolori australiani hanno colto i loro successi più prestigiosi sul duro di Flushing Meadows, è altrettanto vero che sul Rebound Ace di questo stesso impianto i due transalpini sono giunti in semifinale mentre con l’erba sotto le suole hanno combinato davvero poco. E poi non va dimenticato che Pat Rafter è reduce da due finali consecutive perse a Wimbledon. Come impone il regolamento, il sorteggio è pilotato. Nella prima giornata, i numeri uno delle due nazionali affrontano i numeri due e quindi Hewitt contro Escudé e Grosjean contro Rafter. Lleyton ha un record di tutto rispetto nella competizione: 16 partite vinte e 4 perse, di cui due a risultato acquisito. Il suo avversario però ha fatto ancora meglio ed è imbattuto dopo sei match. I confronti diretti (2-2) non sarebbero particolarmente significativi non fosse che il francese ha vinto l’ultimo match proprio sull’erba (Wimbledon) in cinque set, episodio che ha sciolto ogni dubbio nella testa di Forget quando il capitano francese ha appreso che avrebbero giocato sui prati: rinunciare a Clement e dare un’altra chance a Escudé. Messa così, potrebbe anche sembrare che Guy non abbia fatto granché di speciale ma ci vuole coraggio a proporre un giocatore che non vince un match sul circuito da agosto e, non fosse per la Davis, viene da cinque sconfitte consecutive. Come ogni cavallo di razza, Escudé può tutto e il contrario di tutto, ma non può essere un caso che Nicolas sia nato a Chartres; il ragazzo sa che la strada per raggiungere il centro del labirinto, disegnato sul pavimento della famosa cattedrale gotica, è lunga e perigliosa. Anche se sembra il contrario, non esistono scorciatoie per arrivare alla meta e devi percorrere tutti i 261 metri e mezzo per raggiungere il centro.

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