Fognini: Favoriti? In Davis non conta (Viggiani). Fognini e il sogno italiano: “Comunque noi i favoriti” (Cocchi). Minacce di morte a Napolitano: “Scommettitori, io vado avanti” (Crivelli). Azzurri, almeno voi nobilitate la Davis (Bertolucci)

Fognini: Favoriti? In Davis non conta (Viggiani). Fognini e il sogno italiano: “Comunque noi i favoriti” (Cocchi). Minacce di morte a Napolitano: “Scommettitori, io vado avanti” (Crivelli). Azzurri, almeno voi nobilitate la Davis (Bertolucci)

Fognini: Favoriti? In Davis non conta (Mario Viggiani, Corriere dello Sport)

 

Una vitaccia, quella di Coppa Davis e Fed Cup. Vanno sempre più strette a tanti giocatori, che siano o meno dei top player. E se possono starci le rinunce dei più forti, per età, acciacchi più o meno tali o motivazioni inadeguate, sconcertano altre scelte. Tipo quelle della Francia femminile, dove le rinunce di Caroline Garcia e Oceane Dodin per l’appuntamento della prossima settimana hanno spinto il capitano Yannick Noah a decidere di andare in Svizzera con appena tre giocatrici, senza promuovere o fare un regalo a una fra le transalpine di seconda schiera o di bella speranze. L’ItalDavis riparte dalla fine. Ovvero: in questo primo turno del 2017, che poi sarebbero gli ottavi del Gruppo Mondiale, debutterà contro la squadra che l’aveva buttata fuori nei quarti dei 2016. Quell’Argentina che è stata protagonista della marcia perfetta: quattro vittorie in trasferta (Polonia, Italia, Gran Bretagna e Croazia) e coppa portata a casa, per la prima volta nella storia ultracentenaria della Davis dopo le quattro finali disputate e perse in precedenza. Le assenze però si sono abbattute anche sugli Albiceleste, che a Buenos Aires non potranno contare sui due protagonisti dell’impresa in Croazia, Juan Martin Del Potro e Federico Delbonis, né su Horacio Zeballos. E allora la bilancia del pronostico, classifica Atp alla mano, pende dalla parte del piatto azzurro. Perché noi li abbiamo tutti abili e arruolati, gli azzurri, con Paolo Lorenzi e Fabio Fognini singolaristi della prima giornata, Andreas Seppi a disposizione anche per il doppio che vedrà anche il rientro dello specialista Simone Bolelli, assente dal Roland Garros del giugno scorso. I sudamericani si affidano invece a Guido Pella e Carlos Berlocq, con Diego Schwartzman reduce da un problema a un piede e Leonardo Mayer a completare il quartetto. I nostri non si nascondono («Sì, probabilmente partiamo favoriti», ha ammesso Fognini dopo il sorteggio, chiosando però inevitabilmente: «Ma questo non conta nulla, in Davis») e di sicuro hanno anche il sostegno della cabala: tra Argentina e Italia, almeno fin qui, vince chi gioca in trasferta. L’hanno spuntata loro a Roma nel 1983 e Pesaro nel 2016, gli azzurri invece a Mar del Plata nel 2014. «Speriamo che questa volta non sia così», si è augurato ieri il presidente della Federtennis argentina, Armando Cervone. Fognini ora ha un tecnico argentino: Franco Davin, già coach di Coria, Gaudio e Del Potro, oltre che ex capitano di Davis. «Mi sto trovando benissimo, con lui, anche fuori dal campo. È uno dei migliori allenatori del circuito, l’ho scelto per riavvicinarmi ai Top Ten, dopo aver avvertito la necessità di cambiare chiudendo il rapporto con Josè Perlas. In Davis mi esalto, la battaglia mi piace: sono pronto a dare tutto anche stavolta».

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Fognini e il sogno italiano: “Comunque noi i favoriti” (Federica Cocchi, La Gazzetta dello Sport)

È Fabio che fa la differenza, nel bene e nel male, che si carica sulle spalle la squadra quando serve. A Buenos Aires, dove oggi comincia il primo turno di Coppa Davis contro i campioni in carica argentini, sarà ancora una volta Fognini ad avere tutti gli occhi addosso.

Fognini, una stagione ricca di cambiamenti per lei. Quello che non cambia è la passione quando si tratta di vestire l’azzurro. In Argentina è stato protagonista del successo dell’Italia nel 2014, stavolta contro i campioni in carica non sarà facile.

Non lo è mai quando si gioca qui, il pubblico è molto molto partecipe ma a me non dispiace. Anzi, in queste situazioni mi esalto, mi piace la battaglia e riesco a dare tutto.

Senza Del Potro e Delbonis, con Zeballos fuori e Schwartzman acciaccato si può anche dire che i favori del pronostico pendano dalla nostra parte.

L’Argentina è campione in carica, ma senza i due più forti siamo un po’ favoriti. Stiamo bene e mi sento di dire che anche con Delpo e Delbonis ce la saremmo giocata alla pari. A Pesaro siamo stati molto sfortunati, è andato tutto nel verso sbagliato. Poi ci si è messa anche la pioggia e alla fine ho dovuto giocare tre partite in due giorni. All’epoca poi non eravamo nemmeno al completo, con Simone fuori per il problema al ginocchio. Ora sono molto contento che Simo si sia ristabilito. Per lui è stato un anno proprio brutto a star fermo e vedere gli altri giocare.

Da gennaio lavora con Franco Davin, che è argentino. Per lei è quasi un derby in famiglia.

Adesso gli tocca tifare Italia, e infatti non è qui. Scherzi a parte, Franco è una persona eccezionale sia fuori sia dentro il campo, con lui c’è grande stima e sintonia. Mi ha fatto davvero faticare tanto ma mi fido ciecamente e spero con lui di tornare a occupare le posizioni di classifica che mi competono. Ho anche lavorato molto col preparatore atletico Douglas Cordero. Nelle sei settimane di preparazione off season in Florida ho curato molto la parte fisica. Poi ho cambiato anche l’alimentazione e ho perso qualche chilo. Mi sento molto più reattivo adesso. L’infortunio agli addominali dello scorso anno mi ha fatto mettere su un po’ di pancia, così quando sono tornato in campo ero fuori forma e ho fatto molta fatica.

A proposito di pance, ce n’è una in fase di crescita costante, a casa.

Eh sì, Flavia in questo momento è a Miami e poi dovrebbe raggiungermi a Buenos Aires dove rimarrò per giocare il torneo.

Non deve essere facile stare tanto lontano quando si aspetta un figlio.

Fortunatamente sta andando tutto per il meglio, Flavia sta bene e avendo fatto lo stesso lavoro sa esattamente come funziona. Sa che devo giocare diversi tornei per tornare a una posizione di classifica che mi permetta di giocare i tornei che voglio. Al momento sono numero 48 e non basta, ma siamo bene organizzati: ora Flavia è in fase delicata, al sesto mese, e cercherò di stare un po’ più a casa in futuro.

In generale, come vive l’attesa del vostro primo figlio?

In generale la vivo bene, con molto entusiasmo ed emozione. Adesso sembra tutto ancora lontano, ma non vedo l’ora».

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Minacce di morte a Napolitano: “Scommettitori, io vado avanti” (Riccardo Crivelli, La Gazzetta dello Sport)

Minacciato di morte sui social per aver perso una partita. La follia che diventa tragica normalità in un mondo, quello delle scommesse (più o meno lecite) nel tennis, ormai fuori controllo e ricettacolo di una criminalità sempre più aggressiva, con le parole amplificate dall’anonimato della Rete. Stavolta è toccato a un giocatore italiano, uno dei nostri giovani più promettenti, il biellese Stefano Napolitano, 21 anni, numero 172 del mondo. Impegnato nel Challenger di Quimper, in Francia, l’azzurro è stato sconfitto al secondo turno, da favorito, dal russo Karatsev, numero 256 Atp, proveniente dalle qualificazioni. Un k.o. inatteso, come capita nello sport, però chi aveva puntato su di lui si è ritrovato a tasche vuote, utilizzando quindi i social network per travolgere il povero Stefano di insulti e minacce («Muori di cancro, ammazzati, ti prendo e ti spacco il cranio, ti ammazzo, spero tu muoia» sono solo alcune delle perle riversate sul ragazzo). Il tennista, dopo aver sporto denuncia alla Polizia Postale con la cancellazione conseguente di tutti i post, ha affidato la replica al suo profilo Twitter: «A tutti voi scommettitori, maleducati e senza alcun tipo di valore morale, auguro con tutto il cuore che la vita vi possa insegnare a stare al mondo in un modo migliore. Io se sbaglio qualche diritto o perdo una partita di tennis sono una persona a posto lo stesso, e grazie ai miei genitori capisco il valore di ciò che è importante. Oramai in pochi valutano il percorso, la dedizione, la passione di qualsiasi ragazzo che prova a darsi un’opportunità nel mondo dello sport o nella vita in generale. Così tanti oramai sono solo attaccati al risultato, ai trofei, ai soldi, al nulla. Non provo rabbia, ma solo molta compassione per tutti voi. Scusate, ma io faccio la mia strada comunque. Il fenomeno, purtroppo, è in grande espansione e riguarda soprattutto i tornei minori, dove è più facile scommettere anche contro la legge e in ogni caso lontano dai circuiti ufficiali, oppure coinvolgere giocatori che guadagnano pochi euro nei propri traffici. Tra i giocatori minacciati, il caso più eclatante è quello della canadese Rebecca Marino, numero 38 nel 2011, che alla fine di quell’anno si prese una pausa di sette mesi dopo aver ricevuto minacce sul profilo Pacebook a causa di qualche sconfitta di troppo, una situazione che peggiorò la sua depressione e la portò al ritiro a soli 22 anni. Ma tra le vittime ci sono anche giocatori di altissimo livello, come la numero due mondiale Angelique Kerber, la numero quattro Simona Halep, il sudafricano Anderson, la britannica Watson e, da ultimo, l’australiano Sam Groth, che ha chiuso ogni suo profilo social dopo insulti e minacce, estesi anche alla fidanzata. Perché la madre dei cretini, purtroppo, è sempre incinta.

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Azzurri, almeno voi nobilitate la Davis (Paolo Bertolucci, La Gazzetta dello Sport)

Abbiamo la grande chance di vendicare la sconfitta subita lo scorso anno in Coppa Davis a opera dell’Argentina. Affrontiamo, anche se fuori casa, una squadra priva dei due migliori giocatori (Del Potro e Delbonis) e l’occasione è troppo ghiotta per lasciarcela sfuggire, anche se i sudamericani proprio a novembre hanno coronato un inseguimento di decenni e sono finalmente riusciti ad alzare il trofeo. Seppi e Fognini sono giocatori che nella gara a squadre riescono sempre a dare il meglio, il rientro in doppio di Bolelli permette di dare ulteriore solidità all’Italia e il bravo Lorenzi è un giocatore di sicuro affidamento che negli anni scorsi ha costruito le sue fortune e la sua classifica sulla terra rossa sudamericana, in condizioni molto simili a quelle che troveremo da oggi al Parque Sarmiento. Ciò che preoccupa, però, in questa edizione del torneo, è lo stato di salute della famosa Insalatiera, che dopo 117 anni di gloriosa storia mostra evidenti segnali di stanchezza. I big disertano ormai in massa questa manifestazione (tre dei primi quattro al mondo hanno detto no: Murray, Wawrinka e Raonic) e di conseguenza il livello tecnico tocca livelli di guardia. Per i più forti del circuito difendere la maglia della propria nazione è diventato un fastidio, un ostacolo nella programmazione annuale. Il fitto calendario internazionale costringe quasi tutti gli atleti di vertice ad approfittare della sosta per effettuare un richiamo fisico e per ricaricare le pile in vista dei successivi impegni. Tutto vero e comprensibile, ma qualcosa di concreto bisogna vada fatto. Si parla da tempo di modificare la formula per renderla più appetibile (meno squadre, sede unica), ma fino a oggi non si riesce a trovare il giusto compromesso tra gli interessi della federazione internazionale e le esigenze dei giocatori. In attesa che venga presa una decisione, la cara, vecchia Coppa Davis perde lo smalto originario, interessa sempre meno e rischia di scivolare nell’anonimato. Sarebbe un vero peccato.

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