La Piccola Biblioteca di Ubitennis. I quattro moschettieri

Venerdì Letterari. In bianco e nero. Un libro prezioso che racconta una storia che tutti dovremmo sapere. I Quattro Moschettieri e la Divina. Il Roland Garros e le magliette Lacoste. Quando la Francia sfidò il diritto anglosassone, sconfisse Bill Tilden e portò la Davis nel resto del mondo

La Piccola Biblioteca di Ubitennis. I quattro moschettieri

Lambert G., La leggenda dei 4 moschettieri del tennis, Edizioni Mare Verticale, 2016, pag. 246.

“Il tennis francese ha avuto la sua età d’oro dal 1927 al 1933. Quattro giocatori, soprannominati i ‘moschettieri’, costituirono una squadra imbattibile che per sei anni consecutivi vinse la Coppa Davis, impresa mai più ripetuta da allora. I moschettieri si imposero anche nei più importanti tornei individuali: razziarono tutti i trofei fino in Australia. René Lacoste, il più giovane del gruppo, fu il primo ‘straniero’ a vincere nel 1926 i Campionati degli Stati Uniti (gli US Open di oggi, ndr). Dal 1924 al 1929 il torneo di Wimbledon è stato vinto da uno di loro e cinque finali su sei furono disputate tra due moschettieri! Per tre anni occuparono i primi tre posti della classifica mondiale”.

Questo l’incipit de: “La Leggenda dei 4 moschettieri del tennis” di Gilles Lambert, uscito in Francia nel 1982, tradotto e pubblicato in Italia nel 2016.

Chi erano i “moschettieri”? Quali i loro nomi e cognomi? Eccoli: Jacques Brugnon (1895-1978), Jean Borotra (1898-1994), Henri Cochet (1901-1987), René Lacoste (1904-1996).

Al grande pubblico forse il solo nome di Lacoste è noto e, probabilmente, grazie alla marca di magliette polo nota in tutto il mondo che porta il suo nome, linea di abbigliamento che Lacoste (sì, proprio il tennista, uno dei “moschettieri”) iniziò a produrre e commercializzare dal 1933, o forse quello di Borotra, per via dell’immancabile basco che indossava durante le partite. Eppure questi quattro tennisti, assieme agli americani “Big” Bill Tilden e “Little” Bill Johnstone, ai britannici Fred Perry e Donald Budge (il primo che nel 1938 riuscì a vincere tutte le prove del Grande Slam nello stesso anno) furono tra i grandi protagonisti, tra gli anni Venti e Trenta del XX secolo, di un’epoca d’oro del tennis. Un’epoca che oggi ci appare lontana come l’età della pietra. Questi atleti resero il tennis grande, popolare, osannato dalle folle di mezzo mondo e dai potenti della terra, come Re Giorgio V d’Inghilterra. Ne furono protagonisti assieme alla stella del tennis femminile di quell’epoca: Suzanne Lenglen (1899-1938), campionessa indiscussa e grande innovatrice della tecnica tennistica al femminile, tanto famosa da oscurare la fama di molti tennisti maschi (il grande Tilden su tutti).

Il libro di Lambert narra le vicende dei moschettieri partendo dalla cronaca dell’incontro decisivo tra Henri Cochet e Bill Johnstone che valse alla Francia, nel 1927, la prima Coppa Davis, quando riuscirono a portarla per la prima volta in un Paese che non fosse Stati Uniti, Gran Bretagna, Australia. Evento che ebbe dell’incredibile, visto che fino a quel momento, dalla sua prima edizione nel 1900, l’Insalatiera era stata appannaggio esclusivo dei tre Paesi di lingua inglese. La meravigliosa avventura dei moschettieri si conclude nel 1933 quando furono sconfitti dagli inglesi, ma le loro gesta sono scolpite in modo indelebile nella storia del tennis.

Lambert traccia i profili biografici dei quattro eroi francesi, racconta le loro origini, i primi passi nel mondo del tennis di quel tempo, l’incontro, determinate per la formazione di quella squadra invincibile, con Suzanne Lenglen, tennista già famosa in tutto il mondo quando i quattro moschettieri muovevano appena i primi passi nel tennis che conta. È un altro tennis, non solo sotto il profilo tecnico e stilistico, ma anche sociale. È l’epoca in cui vigeva una netta suddivisione tra professionisti e dilettanti, un’epoca in cui i grandi tornei, come quelli dello Slam, potevano essere giocati solo da chi non percepiva compensi, da chi giocava a tennis “per passione”.

A questo proposito Lambert riporta un divertente ma significativo aneddoto: “I giocatori sono tutti dilettanti e le federazioni nazionali li sorvegliano con grande severità: qualsiasi forma di profitto, il più piccolo compenso, come quello incassato da Tilden per un’intervista concessa a un quotidiano inglese, comportano una minaccia di squalifica. Sulla nave che nel 1927 lo riporta dagli Stati Uniti in Europa, Henri Cochet rifiuterà di incassare una scommessa di dieci dollari – uno scherzo – vinta a deck tennis (una particolare variante di tennis giocata, al tempo, sui ponti delle navi da crociera, senza racchette e con un cerchio di gomma al posto della pallina, ndr) (pag. 78).

E sarà così fino al 1968, con l’avvento dell’era Open. Un altro mondo.

Uno dopo l’altro, all’inizio degli anni Venti, i futuri moschettieri furono notati dalla Divina (questo l’appellativo attribuito alla Lenglen), Fu lei a spronarli, a convincerli a intraprendere seriamente la carriera tennistica. Funse anche da “coach” dispensando, a quei giovani campioni in erba, consigli e suggerimenti tecnici e tattici. A questo proposito vale la pena ricordare la testimonianza di Renè Lacoste, il più giovane del gruppo, su cui la campionessa francese riponeva particolari aspettative (mai deluse): “È subito diventata il mio modello – dice René Lacoste – Fino ad allora, avevo sempre giocato impugnando la racchetta a metà del manico anche per servire. Inoltre, seguendo le indicazioni di Darsonval, preparavo molto presto i miei colpi; su consiglio e grazie all’esempio di Suzanne, adottai una presa normale e accorciai la mia preparazione… Due settimane più tardi, limitandomi ad alternare colpi lunghi e alti, con altri corti e incrociati, come lei, vinsi a Le Havre il mio primo torneo battendo facilmente, nella sorpresa generale, Roger Danet e Marcel Dupont, giocatori di prima categoria” (pag. 35).

Segue a pagina 2: l’idea di Lenglen e la nascita dei Quattro Moschettieri

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