Il bicchiere mezzo pieno. Teste di serie: 16 o 32?

Inizia una nuova rubrica mensile, dove analizzeremo i pro e i contro degli argomenti più discussi. Si comincia con le teste di serie: sicuri che averne di meno sarebbe un bene?

Il bicchiere mezzo pieno. Teste di serie: 16 o 32?

Bill: Si sa, è un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto e mezzo pieno.

Ted: Quale bicchiere? Quale storia?

 

Bill: Le teste di serie negli slam. Sedici o trentadue, questo è il dilemma che affligge i fan da ormai quasi un ventennio.

Ted: Magari affligge te. Io non sono afflitto per nulla.

Bill: No?

Ted: No! Trentadue! Facile! Chi non vuole vedere i giocatori più forti arrivare alle fasi finali di uno slam?

Bill: Te lo dico io chi. Chi ha i biglietti per i primi turni. Chi ha comprato un biglietto per i primi giorni del torneo. O anche chi uno slam lo guarda davanti alla televisione dall’inizio. I veri appassionati, non i tifosi di tizio o di caio. Chi guarda il tennis vuole sì vedere i campioni famosi, ma soprattutto vuole vedere una partita. Competizione. Incertezza.

Ted: Certo che se c’è incertezza può ben capitare che il favorito perda (con Istomin? con Zverev?) e allora i turni successivi perdono interesse. Magari ti trovi con un tennista sconosciuto alle fasi finali e poi gli organizzatori chi li sente?

Bill: Sconosciuto non vuol mica dire scarso. A volte ci vuole un exploit per farsi conoscere, specie per i giovani. Oggi salire in classifica per un giovane talento è sempre più difficile. Se per fare punti devi andare per forza a quei tornei là…

Ted: I Masters 1000 e gli Slam…

Bill: Quelli. E per andare avanti devi per forza battere i campioni. Fare punti, farsi conoscere, scalare la classifica è diventata un’impresa ed infatti i giovani faticano ad emergere. Una volta i tornei non avevano sempre tutti i più forti al via, e magari qualcuno perdeva pure presto. Una volta con un tabellone facile un giovane di talento aveva qualche chance di venire fuori dalla mischia prima. McEnroe nel 1977 a Wimbledon arrivò in semi partendo dalle qualificazioni. Grazie a John Lloyd e Sandy Mayer che gli tolsero di mezzo Tanner e Panatta, Supermac arrivò in semifinale battendo solo Dent (Phil) tra le teste di serie (la 12). A posteriori mica ci lamentiamo, no? O Krajicek. Nel 1992 in Australia arrivò in semifinale senza essere testa di serie e poi chiuse l’anno tra i primi 10.

Ted: E l’anno prima aveva perso in cinque set al quarto turno da Caratti, ed in semifinale ci andò McEnroe, Patrick però.

Bill: Che vuoi dire?

Ted: Che poi ti capita la volta che il giovane di talento non c’è o perde presto ed in semifinale ti trovi un carneade, non giovane e senza talento. Magari a Wimbledon ti ritrovi un Voltchkov in semifinale. Anche lui qualificato, come Mac, ma un po’ meno forte.

Bill: Chi?

Ted: Appunto. Vladimir Voltchkov. E lui un po’ di talento l’aveva (aveva anche vinto il titolo junior). Perché se sei davvero sfortunato magari ti trovi Filip Dewulf in semifinale. Come successe a Parigi nel 1997. Non ti dico la gioia di chi ha comprato i biglietti per la semifinale e si ritrova Kuerten (che non era ancora Kuerten) e Dewulf. Con 32 teste di serie situazioni come questa sono più rare.

Bill: Sì ma le teste di serie mica perdevano sempre al primo turno da giocatori classificati tra il 17 ed il 32.

Ted: Come successe a Parigi nel 1990.

Bill: Quello è l’esempio che si ripete sempre. Ma guarda gli altri anni, gli altri tornei. Spesso i primi della classe perdevano da giocatori più in basso del numero 32. O a volte arrivavano al terzo o quarto turno e perdevano con qualcuno di livello intermedio. Oggi non capita. Kuerten quell’anno fece fuori Muster, Kafelnikov e Bruguera, vincitori delle 4 edizioni precedenti. E nella sua parte di tabellone Dewulf face fuori Corretja (numero 8), mentre Moya (numero 9) perse da un qualificato (quindi fuori dai primi 32). Le altre due (la 1 Sampras e la 15 Rosset) persero entrambe da Norman al terzo e al quarto turno (quindi in linea con quanto potrebbe succedere oggi). Voglio dire, guarda un po’ i tabelloni. Con 32 teste di serie siamo sicuri che le cose sarebbero molto diverse? Forse è il tennis di oggi ad essere diverso. Non ci sono più gli specialisti, le superfici sono più simili. Forse oggi uno dei primi 4 ha un margine maggiore sui giocatori compresi tra il 17 ed il 32 rispetto a venti anni fa, indipendentemente da quante teste di serie ci sono. Forse, eh.

Ted: Federer in Australia era numero 17. Te lo immagini a giocare al primo turno con Murray?

Bill: Me lo immagino sì. E me la sarei goduta proprio la partita. Comunque anche quello è un caso particolare, dovuto ai sei mesi di stop.

Ted: Secondo me perdeva, al primo aveva lasciato un set a Melzer. E allora addio diciottesimo Slam.

Bill: Non fare il tifoso adesso. Federer vs Murray non c’è stata non per colpa delle 32 teste di serie ma per colpa di Misha Zverev, numero 50!

Ted: E poi il tennis di oggi è diventato molto fisico, lo dicono tutti. Qualche turno facile ci vuole. Non sono più i tempi in cui ci voleva un match di 5 set al secondo turno per trovare la forma. Oggi un match al quinto nei primi turni con ogni probabilità ti stronca le possibilità di vittoria. Meglio se la salita è più graduale.

Bill: Quindi tu sei favorevole alle 32 teste di serie.

Ted: Assolutamente. Non credo che i primi turni degli Slam sarebbero molto diversi con 16 teste di serie e quel che si perde in qualche match incerto nella prima settimana lo si guadagna con gli interessi nelle fasi finali.

Bill: Mah…

Ted: Non mi sembri convinto.

Bill: Sarò nostalgico ma mi mancano i tempi in cui ogni giornata degli Slam poteva riservare sorprese e partite epiche.

Ted: Ma è ancora così. Pensa a Istomin vs Djokovic in Australia, o Evans vs Wawrinka a New York. O Seppi vs Djokovic. O Darcis e Stakhovsky. Secondo me sei tu che vedi sempre il lato negativo.

Bill: Il bicchiere mezzo vuoto?

Ted: Esatto.

Bill: Sarà, ma io la prima settimana di Parigi me ne vado al mare. Ci vediamo per gli ottavi.

Ted: Ok, ma poi se sei al mare e piove non venire da me a lamentarti, perché si sa, è un po’ la storia del bicchiere mezzo vuoto…

Bill: …e mezzo pieno.

I pro

  • I primi in classifica arrivano in fondo più spesso e più freschi.
  • Le fasi finali dei tornei hanno sempre nomi di richiamo.

I contro

  • Difficile emergere per chi è indietro in classifica.
  • Primi turni con poco interesse.

Una domanda

Siamo sicuri che tornando a 16 teste di serie le cose cambierebbero molto?

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