Roger Federe…cord e le figurine mancanti

Federer è appena diventato il più anziano vincitore di Masters 1000, ennesimo traguardo di una carriera sovrumana. Quali record deve ancora battere, però?

Roger Federe…cord e le figurine mancanti

Questo è un momento difficile per il tennis scritto. La solita, confortevole retorica non è più sufficiente per parlare di Roger Federer, perché lui stesso la ha esaurita, ridefinendo i limiti di quanto è possibile per un tennista. Sarà il tempo a spiegarci se questo “un tennista” vada inteso in senso generale, oppure se si tratti di uno e uno solo, cioè lui. Intanto a noi serve fare esattamente lo stesso lavoro che serve fare a Nadal e colleghi: inventare un nuovo modo per affrontarlo, visto che quelli collaudati in vent’anni non vanno più bene. Nell’attesa che la lingua inventi qualcosa al di sopra delle iperboli, delle metaforone e degli aggettivi qualificativi di grado superlativo, affidiamoci ai dati numerici. Gli oracoli delle banche dati proveranno a rispondere alle domande più importanti al posto nostro: quanto ha fatto Roger Federer finora? E, soprattutto, che gli manca da fare?

Pur non volendo certo dibattere del GOAT, che non esiste, c’è da ammettere che certe cose le ha fatte soltanto lui: dai 18 titoli dello Slam in singolare e le 302 settimane al n.1 ATP (di cui 237 consecutive) alle 24 finali vinte in fila, le 26 vittorie consecutive contro avversari top 10, le 65 partecipazioni Slam consecutive (interrotte lo scorso anno con l’assenza a Parigi), la percentuale di match vinti sull’erba all’86,86% (152 vittorie, sole 23 sconfitte). Passando per tutti quegli altri record, secondari soltanto al confronto, che però messi tutti in fila formano una lista dalla lunghezza spaventosa. Per citarne alcuni sparsi: due Slam per anno per 5 anni, dodici Stefan Edberg Sportmanship Award, il premio Golden Bagel per ben 19 set vinti 6-0 nel 2006. In qualche caso Roger non si trova da solo in cima ad una particolare classifica, ma ciò che lo differenzia da coloro con cui deve spartire questi pochi record condivisi è la viva possibilità che ha di ritoccarli ancora. L’ha dimostrata, in queste ultime settimane, in modo così evidente da risultare abbagliante.

 

Neppure Federer può tutto, però. Per colpa di una giovinezza un po’ lunga infatti, quasi tutti i record relativi alla precocità non saranno mai suoi. Nell’attesa che sia uno dei due gemellini Leo e Lenny a infrangere quello di più giovane vincitore Slam (Chang, Roland Garros 1989) o di più giovane n.1 (Hewitt, ventenne, nel 2001), il loro papà può puntare a quelli che richiedono d’essere longevi. Vincendo a sorpresa Indian Wells, Federer ha sorpassato Andre Agassi e la sua vittoria a Cincinnati 2004 ed è diventato il più anziano a conquistare un titolo Masters 1000. Per fare la stessa cosa negli Slam e a livello assoluto però, sarà necessaria addirittura una “terza giovinezza”: a livello major Federer è quarto dietro Ken Rosewall, Ken Rosewall e ancora Ken Rosewall, che occupa l’intero podio con i suoi US Open 1970, Australian Open 1971 e Australian Open 1972, mentre in generale a comandare sono i sovrannaturali 43 anni di età con cui Pancho Gonzales vinse a Des Moines nel 1972 e ancora Ken Rosewall a Tokyo nel 1977 (e sono molti altri i tennisti davanti a Federer in questa classifica, inclusi gli ancora attivi Karlovic ed Estrella Burgos).

Federer dovrà giocare ancora un bel po’ anche per conquistare un altro paio di figurine mancanti all’album dei record, nonostante non si tratti di risultati strettamente legati all’età. Al momento è già uno dei quattro ad aver partecipato a quattro diverse edizioni dei Giochi Olimpici (gli altri tre sono Goran Ivanisevic, Andrei Pavel e Yen-Hsun Lu). Se dovesse arrivare integro e competitivo a Tokyo 2020, diverrebbe recordman solitario anche in questa mini-specialità. Del resto la medaglia d’oro olimpica di singolare gli manca, quindi perché non tentare di cogliere due piccioni con una fava? Intanto però è quello con più match vinti al Giochi, 13. Poi ci sono titoli e vittorie totali nell’era Open, anche se Jimmy Connors pare irraggiungibile. La bacheca dello statunitense ne conta 109 (anche se la convalida di alcuni è controversa) ma l’obiettivo intanto è Ivan Lendl a 94, soli 4 in più dei 90 di Federer. Che invece ha già sorpassato il ceco come numero di match vinti (1093 a 1068), mentre il primo posto è ancora di Connors a 1256 – anche qui tanti, forse pure troppi.

Ci sono altri obiettivi più o meno concreti, uno dei quali passa proprio dal “nostro” torneo di Roma. Federer ha ammesso di voler ridurre al minimo la sua presenza su terra, un po’ perché la superficie non ha mai fatto troppo per lui e un po’ perché è di certo la meno adatta a conservare il fisico, ma se riuscisse a portare a casa il titolo a Montecarlo e agli Internazionali diventerebbe il primo di sempre a centrare il “Career Grand Masters 1000” (titolo di fantasia). Nessuno ha infatti vinto in carriera tutti e 9 i Masters, neppure Novak Djokovic a cui manca Cincinnati. Se poi riuscisse ad aggiungerne altri quattro a sua scelta a quei due e ai 25 che già ha, Roger sorpasserebbe proprio Djokovic (e Nadal) e diventerebbe recordman unico di titoli 1000 vinti – non semplice, anche perché gli altri due non sembrano intenzionati a restare a guardare. Distraiamoci allora con qualcosa di assai più abbordabile: un titolo 500 e tre 250 basterebbero a diventare l’uomo più titolato di sempre in entrambe le fasce ATP, superando rispettivamente Nadal (che lo affianca a 17) e Thomas Muster (a 26).

Parlavamo di terra, e terra nel tennis significa soprattutto Roland Garros: Federer ne ha vinto uno nel 2009, ma il suo feeling con Porte d’Auteuil non è mai stato il massimo – colpa anche di Nadal, che in tutto il decennio passato ha fatto letteralmente mangiare la polvere a tutti quanti. Eppure vincere una seconda Coppa dei Moschettieri consentirebbe a Federer di completare il doppio Career Grand Slam, cioè due titoli almeno in ognuno dei quattro grandi tornei. Qualcosa che finora è riuscito soltanto a Rod Laver, anche l’unico ad aver completato il Grande Slam vero nell’era Open – ma su quello tacciamo, quest’anno Federer è l’unico a poter realizzare anche quest’impresa e sappiamo che essa è avvolta da una scaramanzia particolare.

E visto che si parla di scaramanzia… Per chi volesse scommettere contro Roger Federer – è puntando contro i favoriti, del resto, che si guadagna di più – c’è un record, al di sopra di tutti, che lo svizzero non sembra in condizioni di poter battere. È quello che John Isner e Nicolas Mahut stabilirono nel giugno del 2010, disputando un primo turno di Wimbledon da undici ore e cinque minuti. Si tratta dell’incontro di tennis più lungo di sempre, e di gran lunga, e se Federer volesse provare a superarli incontrerebbe un problema ben più grosso della propria resistenza fisica. Chi è in grado di resistere così tanto a lungo, contro un campione così? Nessuno. È per questo che ha conquistato tutti i record che sappiamo, che può conquistarne altri di quelli elencati nelle righe qui sopra e che spesso aiuta anche noi di Ubitennis a conquistare il nostro record: quello del numero di lettori. Ma quello, non ce ne voglia Roger, è più che altro merito vostro.

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