Mano fatata e racchetta di legno (Clerici), Ha cambiato il rovescio e cosi la sua favola è infinita (Baldissera)

Mano fatata e racchetta di legno (Clerici), Ha cambiato il rovescio e cosi la sua favola è infinita (Baldissera)

Rassegna stampa a cura di Daniele Flavi

 

 

Mano fatata e racchetta di legno

Gianni Clerici, la repubblica del 21.03.2017

Avete mai gioito per una improvvisa notorietà? Era dai tempi in cui portavo la Olivetti al mio zio elettivo Gianni Brera, a S. Siro, che non mi capitava. Esco dalla Mondadori, dove cercano invano di vendere un mio nuovo romanzo, e il tassista mi domanda: «Ma lei non era a Indian Wells? L’avrà visto in tv? Straordinario, non crede?». Capisco che si tratta di Fede-rer, ripeto “straordinario” e mi inoltro in un dialogo simile a quello mi era stato proposto da un tifoso innamorato del mio amico Gianni Rivera. Sbarco al Piccolo Teatro, dove la regista Silvia Sinigaglia sta leggendo una delle mie commedie rifiutate, e il controllore mi lascia entrare ricordandomi le telecronache che facevo, insieme a Tommasi, quando Federer era bambino. Insomma, non posso non essere grato a Roger, che mi definisce occasionalmente “quel vecchio giornalista italiano” per avermi momentaneamente illuminato con la sua Arte. Per essere più oggettivo dovrei chiamarla Grande Arte, anche se non mi è facile spiegarmi meglio, quasi si trattasse di Nureyev o di Baryshnikov. Ma c’è di più. Questi ballerini interpretavano personaggi che non avevano creato, Roger è giunto a interpretare il suo stesso Personaggio. Cosa fa di meglio e di diverso dai suoi avversari, Roger? Gioca, secondo me, un misto di tennis del presente e del passato. Pare che nella sua mano fatata la racchetta sia a tratti di legno. Tiene una posizione incredibilmente avanzata, le scarpe sulla linea di fondo, come faceva il mio caro Moschettiere Henri Cochet, quello che spinse Big Bill Tilden ad affermare: «Questo francese ha giocato un tennis che non conoscevo». L’altra sera, nella finale di Indian Wells, la posizione avanzatissima ha permesso a Roger di rimpicciolire il proprio campo, e far sì che quello del suo avversario, Wawrinka, si ampliasse. E ritorno ai grandi Rivera e Brera, che guardava l’abatino giocare insieme a me, in doppio: «Ha più senso geometrico di un geometra». Che poi sia stato Edberg, a consigliargli quella posizione, oppure l’attuale palleggiatore Ljubicic, non mi sembra decisivo. McEnroe battè Borg soltanto dopo aver accorciato il suo proprio campo, e così ampliato quello dell’avversario. Cochet fece lo stesso con Tilden. È meno difficile giocare su un campo di misure più ridotte. È più facile tirare un rigore da 9 metri che una punizione da 15. Bisogna solo saperlo fare

 

Federer il tennista perfetto

Stefano Semeraro, il corriere dello sport del 21.03.2017

Ha conquistato per la quinta volta Indian Wells alla vecchia maniera, muovendosi nell’aria secca del deserto come un ballerino e fiondando vincenti da ogni parte del campo. Per vincere il suo 25 Master 1000, II 90 titolo in carriera, ha fatto fuori Nadal In ottavi e Stan Wawrinka in finale, lasciando per strada appena un turno dl servizio. E’ In forma stupenda, Roger Federer, tirato a lucido anche mentalmente. Ad agosto compirà 36 anni, ma ne dimostra dieci anni di meno. In una sola settimana è risalito da n.10 a n.6 del mondo e a questo punto viene da chiedersi dove può arrivare, Roger l’eterno. Quali altri miracoli può mostrarci. Gioca tosi bene che persino I suoi avversari tifano per lut. «Ne ho perse parecchie dure da digerire contro di te», ha detto Wawrinka, asciugandosi i lucciconi dopo il 6-4 7-5 rimediato sotto gli occhi di Bill Gates e Chariize Theron in California. «Ma quando hai vinto in Australia ero il tuo fan più convinto. Chlunque amI Il tennis adora vederti, quindi è belio vederti di nuovo a questi livelli, e spero che tu ci possa restare ancora per tanti anni». Se scegliere Il più forte tennista dl sempre è forse Impossibile, di certo Federer è il tennista perfetto: elegante, vincente, adorato dal pubblico, un esempio in campo e fuori. Un talento unico che ha saputo perfezionarsi nel tempo e che dopo I sei mesi di stop del 2016 sembra giocare addirittura meglio, con più armi rispetto ad un tempo. Scopriamo perché. IL FISICO La pausa gli ha giovato (s.sem.) La rinascita di Fede-rer parte dal fisico. Ne1201310 avevamo visto perdere la finale di Roma contro Nadal indossando un bustino per via della lombalgia, fanno scorso dopo l’operazione al meni-seo di febbraio ha continuato a lottare con il dolore al ginocchio fino a quando, dopo il riacutizzarsi del dolore a’Mmbledon, ha deciso di prendersi sei mesi di stop. Un’idea in apparenza azzardata (quanti campioni hanno perso il ritmo dopo una pausa prolungata?) che invece si è rivelatavincencRIPRODUZIONE RISERVATA te. Perché grazie al suo stile di gioco il fisico di Federer è ancora integro nonostante i 18 anni di professionismo. la pausa gli è servita colà per spurgarsi anche mentalmente e dimenticare i dispiaceri rimediati contro Djokovic e Murray, con la vittoria in Australia ha fatto il pieno di autostima Piene Pagani-ni, ilfisioterapista che lo segue, ha ritarato un motore che dimostra molti meno chilometri di quanti ne ha effettivamente percorsi. E una programmazione attenta gli impedisce di sprecare energie. LA TECNICA Servizio e rovescio in top (s.sem.) Il nuovo Federer tecnicamente è un puzzle di tessere che sono andate a incastrarsi perfettamente. Passato il mal di schiena il Genio ha potuto tornare a sfruttare al massimo il servizio, una componente essenziale del suo gioco. Con il 70% o più di prime palle vincenti (con Wawrinka il 78%) Federer ha vinto 713 partite e ne ha perse appena 26: imbattibile o quasi. Il cambio di racchetta a favore di un ovale più grande (97 pollici quadrati invece di 90), un profilo più largo e un peso minore (370 grammi circa invece di 385 per la sua Wilson Pro Staff RS Autograph) gli ha inoltre regalato più potenza e tolto qualche errore. Coach Ivan Ljubicic ha poi trovato soluzioni tecnico-tattiche vincenti: rovescio aggressivo tirato a tutto braccio anche in risposta, a costo di giocarlo in contro-balzo, e non più solo in back, e quindi difensivo (una mossa che ha spiazzato Nadal); discese a rete frequenti, per accorciare i tempi, ma non scriteriate.

 

Federer, la rinascita della semplicità

Angelo Mancuso, il messaggero del 21.03.2017

II tennista più amato di tutti i tempi, il più bello da vedere, capace di risorgere dalle proprie ceneri e di ingannare persino lo scorrere del tempo. Quel che sta facendo Federer in questi primi mesi del 2017 ha il profumo di una favola. L’ultima accoppiata Australian Open-Indian Wells gli era riuscita nel 2006. C’è però una differenza: 11 anni fa King Roger dom inava stravincendo contro chiunque. Oggi ha quattro figli, si avvia verso le 36 primavere e sul cemento del deserto californiano è diventato il più anziano a conquistare un Masters 1000 dai tempi di Agassi, che ne aveva poco più di 34 a Cincinnati nel 2004. «Vincere in Australia e a Indian Wells non era tra i miei progetti – ha ammesso – l’obiettivo era raggiungere i primi 8 dopo Wimbledon. Invece è successo tutto molto più velocemente. Ora penso a Miami, poi stilerò il programma sulla terra rossa». E risalito al n.6 del ranking e in California la sua superiorità con il rovescio e il servizio è stata schiacciante: non ha perso un set e ha incassato solo un break Se ne sono accorti sia Nadal che Wawrinka in finale. Tanto che il connazionale è sbottato in mondovisione: «Vorrei congratularmi con Roger… Sta ridendo? E uno str…, ma va bene così». Divertito Federer. «Non è la prima volta che mi danno dello str…. lo prendo come un complimento». Dietro la sua rinascita c’è anche la mano di Ivan Ljubicic, ex top ten con evidenti limiti tecnici ma di grandissima intelligenza, che ha trovato la chiave giusta per entrare in sintonia con il campione di Basilea. Stiamo ammirando un Federer più aggressivo ma pure più pratico, con un disegno tecnico-tattico preciso: evita gli scambi lunghi e spinge alla prima occasione. E poi ci sono le parole di Pierre Paganini, suo storico preparatore: «Roger non è stato fermo sei mesi per l’operazione al ginocchio. Dopo 8 settimane il problema era risolto, ma abbiamo deciso di fare una lunga preparazione». I risultati sono sotto gli occhi di tutti.

 

Federer, sorrisi e pochi tornei così ha battuto età e avversari

Paolo Rossi, la repubblica del 21.03.2017

Altri novanta di questi tornei (vinti ). Cosa altrimenti si può augurare al Federer che ha trionfato a Indian Wells? All’età di 35 anni e 8 mesi poi: il più anziano vincitore di un Master 1000. Ma come fa, si chiedono gli appassionati ( e gli avversari pure… ). «Lui sa come si fa, come funziona il tennis. È un campione» risponde, semplicemente, Pino Carnovale, che è il responsabile della preparazione fisica degli azzurri. «Ha preso tutto il suo tempo dall’infortunio, tanti tennisti invece accelerano. Cosi facendo ha distribuito il carico del lavoro con tutta calma. E poi ha il timing, un gesto sportivo sopraffino, è tecnicamente superiore». Effettivamente una cosa l’ha detta, il grande Roger, nel deserto californiano: «Non voglio più giocare per compiacere gli altri. Di certo non voglio giocare troppo, non voglio stancarmi di viaggiare e giocare, non voglio partecipare a un torneo solo per fare un favore a qualcuno, senza aspirazioni. Non è per questo che continuo a giocare». Ma altre perle di saggezza ha distribuito, lo svizzero, dopo il suo secondo titolo del 2017: «Non si giocano solamente finali dello Slam, bensì si parte sempre da zero. Bisogna farsi strada attraverso i primi turni». Ma cosa ha mostrato il Federer di questo inizio stagione? Innanzitutto che si sta muovendo meglio che nel 2014. Ha perso peso, ha cambiato la sua preparazione, includendo nel lavoro più esplosività e flessibilità. Oggi ha più capacità di resistenza rispetto a due anni fa, risultato di questo esercizio aerobico. Questo è stato fondamentale per la qualità delle sue prestazioni. Ma Federer è anche altro, e questi sono i segreti della sua longevità. IL NUMERO DEI TORNEI Pochi. Meno degli altri giocatori. «La classifica è assolutamente secondaria per me. Decido in base a quello che mi permette di rimanere integro e alimentare la mia motivazione. Voglio giocare in modo che chi mi guarda abbia davanti a sé un tennista che abbia voglia di essere in campo. L’ho promesso a me stesso, questa sarà la mia mentalità». I COACH Severin Luthi è quello storico, oggi c’è Ivan Ljubicic che ha preso il posto di Stefan Edberg. «Severin ha sempre degli spunti che io tendo a dimenticare, Ljubo mi ricorda quanto faccio di buono. Con loro il feeling è totale». IL PREPARATORE ATLETICO Pierre Paganini, sempre lui sin dagli inizi della carriera. «La passione di Roger per l’allenamento e il tennis è grande, forse ancora più grande di quanto avessi mai potuto pensare. Ma d’altronde come può non avere passione uno che ogni giorno si allena sempre col sorriso? Se non avesse più voglia non giocherebbe, e invece è come se avesse venticinque anni, non trentacinque…». LA FAMIGLIA Al centro di tutto c’è lei, Mirka Wawrinec. Moglie e mamma, il vero segreto di Federer: garantisce affetto ed equilibrio, distribuiti in egual modo tra il marito e i quattro gemelli. LA RACCHETTA Da venticinque anni Roger usa una Wilson, ma quella attuale è diversa dalle precedenti: il profilo più ampio è in grado di aumentare significativamente la potenza del colpo, e l’ovale più grande rispetto alle generazioni precedenti gli offre un centro di percussione più largo. GLI INFORTUNI A parte la mononucleosi del 2008, l’unico infortunio è del 2016, il ginocchio destro. «Pensavo che avrei concluso la mia carriera senza operazioni: è stata una delusione».

 

Roger ha cambiato il rovescio e così la sua favola è infinita

Luca Baldissera, il quotidiano nazionale del 21.03.2017

L’epopea Federer non finisce davvero mai. Dopo l’Australian Open ha dominato anche il primo Masters 1000 dell’anno. 17 anni fa Roger aveva giocato per la prima volta il torneo di Indian Wells nel deserto californiano. Lo avrebbe poi vinto 4 volte… prima del pokerissimo trionfalmente centrato nella nostra notte fra domenica e lunedì (6-4,7-5, lh e 20m) sull’altro svizzero Stan Wawrinka, fido compagno di tante battaglie vinte assieme (dall’oro olimpico di Pechino 2008 alla Coppa Davis 2014) e talmente amico da potersi permettere di dargli in tv, immediatamente dopo la lezione subita, addirittura dello “str…zo!” Sì, perché Roger aveva giocato davvero in un modo assolutamente straordinario e Wawrinka voleva sottolineare che… «con un amico così proprio non si fa!». Sembra incredibile anche solo poterlo pensare, figurarsi a scriverlo, ma a più di 36 anni e mezzo, Roger Federer non smette di migliorare. Perfino tecnicamente. Fino a qualche mese fa il rovescio era il suo punto debole. Se avesse avuto il rovescio di Wawrinka — si diceva – sarebbe stato davvero il più forte di sempre, lui che molti considerano il GOAT, greatest of all time, con i suoi 18 Slam (in 28 finali e 48 semifinali), i 90 tornei vinti, i 25 Masters, le 302 settimane da n.1 ATP (2 Sampras 286). Per 30 anni Federer ha risposto prevalentemente di rovescio bloccando il polso, taglio sotto la palla e via a difendersi. Dal gennaio 2017, grazie anche a coach Ljubicic, la svolta: lo anticipa prima che la palla salga all’altezza della spalla, lo “copre”, lo attacca, non dà tempo all’avversario, sia egli la “bestia” nera Nadal come “Stan the Animal” Wawrinka. E li manda tutti a casa, da vero “str…zo”. Infatti se la ride “Lo prendo come un complimento”. E commenta: «La favola del mio ritorno continua, nel 2016 non avevo vinto neppure un torneo (per la prima volta dopo 15 anni). Dai Stan, stai su, spero che quest’anno vincerai tanti tornei…quelli dove non ci sono io!». Andre Agassi era il più anziano vincitore di un Masters 1000, a 34 anni e 4 mesi, quando vinse Cincinnati nell’agosto 2004. Ora non lo è più. Roger non aveva più vinto uno Slam da Wimbledon 2012. Cinque anni. E più un Masters 1000 da Cincinnati 2015. A Indian Wells aveva vinto l’ultima volta 5 anni fa. Era precipitato a n.17 del mondo. Ora è n.6. Ma il fenomeno è un grandissimo str… e sappiate che non si ritirerà mai. Se dovesse farlo, sarà solo il suo ennesimo gioco di prestigio.

 

 

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