Goffin sulle orme di Simon: il nuovo paladino dei “magri”

David Goffin difende la sua categoria dai giganti del tennis. E quell'investitura ricevuta un anno fa da Gilles Simon, forse, è stata un passaggio di consegne

Goffin sulle orme di Simon: il nuovo paladino dei “magri”

Settimana di pausa per il circuito ATP. Ogni tanto serve, per lasciar sedimentare. Tempo prezioso per chi non è ancora riuscito – e dire che tre mesi non sono pochi – ad apporre il proprio personale salamelecco sulla non più incipiente costruzione della torre a nome Roger Federer 2017, che sembra ancora più appariscente del tennis da lui sfoggiato quest’anno. Lo svizzero – salvo sorprese tenacemente auspicate da Binaghi e pariolini in polo Lacoste – andrà in ferie fino alle faccende parigine e lascerà che siano gli altri a saggiare per primi il mattone tritato. Prima dell’avvio ufficiale della stagione rossa, però, torna la Coppa Davis. Ci sarà Nole, non ci saranno Nadal e Murray, ci sarà l’Italia. A Charleroi gli azzurri privi di Fognini faranno visita al Belgio per giocarsi un posto in semifinale. Il team capitanato da Van Herck ha confezionato una discreta impresa in quel di Francoforte eliminando i fratelli Zverev e Kohlschreiber, in grado di vincere appena un punto su cinque (4-1). Parliamo sempre dei vicecampioni dell’edizione 2015, la stessa che ha consacrato i fratelli Murray.

Assente agli ottavi contro la Germania torna a guidare la sua selezione David Goffin, oggi n.14 del ranking dopo una fugace apparizione – la prima in carriera – tra i primi 10. Il già ostico team belga con David diventa complicato da battere per chiunque, specie sulle superfici rapide (a Charleroi si giocherà sul cemento indoor). Un fattore che non sembra sufficiente a nobilitare la figura di un tennista che nonostante sia in top 20 da ormai quasi due anni senza interruzioni viene quasi considerato una presenza-assente, senza aver per ora guadagnato l’onore di scambiare l’ombra con la ribalta come gli eroi dei poemi omerici, la cui iniziale e calcolata assenza era preludio di un pomposo ingresso in scena. Forse perché personaggio che non si premura di fare troppo chiasso, forse perché il suo tennis non è di quelli per cui i tifosi si sperticano le mani. Eppure David è un meraviglioso esempio di tecnica tennistica oltre che degno erede della “scuola Simon”, l’accademia a cui si iscrivono coloro che non potendo contare sulla cilindrata devono inventarsi dell’altro per star dietro ai migliori.

 

L’errore più frequente è credere che le vette della tecnica risiedano soltanto nella sbracciata assassina di Wawrinka, nella volèe stilisticamente ineccepibile di Feliciano o nella lezione di distanza dalla palla offerta da un inside-out di Federer. Si confonde la tecnica con l’appariscenza o con l’eleganza, per quanto i tre succitati siano ovviamente straordinari esempi di talento. Ma appunto, stiamo parlando di talento, dono, la luccicanza più evidente. Tennisti che vanno oltre la tecnica di base, nulla di imitabile per i comuni mortali. Quando Goffin riesce a tenere un palleggio prolungato e poi magari piazzare l’accelerazione vincente contro un tennista che può arricchire la palla con 15 o addirittura 20 kg in più ecco, questo è elogio della tecnica. In un tennis dominato dalla cosiddetta “palla pesante”, carica di top spin e profonda, per uno come David stare tra i primi 20 è lotta per la sopravvivenza, come lo è stato per Gilles Simon che addirittura aveva sfiorato la top 5 nel 2009.

Circa un mese fa ad Acapulco, appena dopo essere entrato in top 10, Goffin ha raccontato ai microfoni di ESPN una conversazione vecchia di un anno proprio con Simon. Il francese – di cui non si dovrebbe mai smettere di sottolineare la capacità di non essere mai banale fuori dal campo – aveva predetto del belga che sarebbe stato il prossimo tennista sotto i 70 kg a entrare in top 10. David ha confidato di aver reagito con una sonora risata, e invece Gilles ci aveva preso. Poco importa se la permanenza è durata soltanto sette giorni, è servita a ricordare che si può opporre un tennis diverso a quello dei super-atleti, tra cui con buona pace dei puristi vanno inclusi anche i 185×85 di Roger Federer.

Come senza troppi fronzoli raccontava Emile Zola del giovane Florent, che nella realtà opulenta di Parigi “si sentì importuno, con la sensazione di essere capitato male in quel mondo di grassi, lui magro e ingenuo” così appaiono sul campo i 68 kg di David Goffin. L’antica battaglia tra “magri” e “grassi” in cui i secondi guardavano i primi con sospetto e aria di superiorità diventa oggi la contrapposizione tra “atleti normali” e “super-atleti”, dove ai primi tocca scavare negli anfratti della tecnica tennistica per non essere sopraffatti. Tra le tantissime finezze proposte in campo da David spicca la sua capacità di adattare l’esecuzione del colpo al passo con cui arriva sulla palla, colpendo indistintamente con appoggio sull’arto sinistro o su quello destro. Ovviamente la capacità di restituire una traiettoria altrettanto insidiosa all’avversario passa per un timing di primo livello, di quelli che non sfigurano al cospetto degli anticipi di Djokovic o Nishikori. Impossibile non ripensare a Gilles, un po’ scomparso oggi dal tennis che conta ma in grado – tra le ultime imprese – di far ammattire proprio Nole a Melbourne 2016. Il francese più “fine pensatore” sul campo, meravigliosamente in grado di indirizzare sempre la palla dove all’avversario piace di meno, il belga più offensivo, più abile a prendere in mano l’inerzia dello scambio anche se non bravo a penetrare nella mente dell’avversario come sembra, o forse sembrava, puntualmente in grado di fare Simon. Certamente due maghi del gioco di gambe.

Non solo. Gilles e David sono i due paladini del tennis “normale”, dove l’eccezionale viene applicato all’ordinario. Il fato li ha messi di fronte solo due volte, al Queen’s 2015 e a Miami 2016. Una vittoria ciascuno, salomonica spartizione tra due che remano nella stessa direzione. Continuino pure ad atterrare sui campi ragazzini che a 20 anni scagliano già sulle righe mine di solo braccio. Continuino pure a popolare le classifiche ragazzoni che per carità, già bravini, maltrattano la palla senza ritegno alcuno (non ce ne voglia Khachanov a cui auguriamo ogni bene). Sarà sempre un sollievo pensare che esiste un tennis leggero che, a volte, può spaventare anche i giganti. E a volte anche metterli al tappeto.

 

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