Spunti tecnici: segreti del servizio di Federer, Kyrgios e Dolgopolov

Quattro grandi servizi, quattro esecuzioni perfette. Ma con uno degli aspetti tecnici più importanti estremamente diverso. Come influisce l'altezza del lancio di palla?

Spunti tecnici: segreti del servizio di Federer, Kyrgios e Dolgopolov

Tomas Berdych, Roger Federer, Nick Kyrgios e Alexandr Dolgopolov: elencati in ordine, ma non di classifica, bensì secondo l’altezza decrescente del lancio di palla nel servizio. In realtà, come vedremo, Nick e Alexandr, tra quelli che lanciano più basso, sono vicinissimi, quasi paragonabili, Tomas (insieme a Juan Martin del Potro) è invece uno tra quelli che lanciano più in alto, Roger è una via di mezzo tra le due tipologie di esecuzione.

La prima cosa da chiarire è che “lancio di palla basso” non significa assolutamente “punto di impatto basso”, ma come sempre, le immagini valgono più di mille parole. Dal “paradiso degli allenamenti” che è il Tennis Garden di Indian Wells, mi sono portato dietro una quantità imbarazzante di giga di materiale, tra foto e sequenze hi def, e quando nella nuova newsletter di Ubitennis partita l’altra settimana è arrivata una domanda proprio sul servizio di Dolgopolov, mi sono messo a spulciare l’archivio, e credo sia interessante andare ad analizzare un aspetto tecnico molto importante, che differenzia a volte in modo netto i servizi dei campioni.

 

servizi comparison federer berdych kyrgios dolgopolov

Come vediamo qui sopra, nel momento che conta (ovvero il punto di impatto) i 4 giocatori sono virtualmente identici: massima estensione, bella proiezione verso l’alto-avanti, gran sospensione, ottima centralità dell’asse di equilibrio in senso orizzontale, tutto perfetto. Il risultato, purtroppo per i loro avversari, è un bombardamento brutale di fucilate precise e cariche, come è lecito aspettarsi dai servizi di tennisti di questo livello. Ma a questi fantastici punti di impatto, i nostri amici top-player ci arrivano in modi molto molto diversi. E la discriminante è l’altezza a cui viene lanciata la palla. Esaminiamoli separatamente, sia con i frames che con dei brevi filmati. Abbiamo stabilito un ordine decrescente di altezza del lancio, quindi partiamo con Tomas.

Qui sopra, vediamo il video, ottenuto da una sequenza di immagini a 60 fps (frames per secondo).

berdych servizio

Qui sopra, i tre frames che definiscono il ritmo del movimento, cioè il rilascio del lancio di palla, l’esatto istante della massima altezza della palla stessa, e poi il punto di impatto già visto più su. Tra la massima altezza raggiunta dalla palla e l’impatto, Tomas la fa scendere per almeno mezzo metro. Il vantaggio è uno sviluppo del mulinello più fluido, preciso e meno strappato (non è poco), gli svantaggi sono il potenziale fastidio provocato dall’eventuale presenza di vento, e soprattutto alcune frazioni di secondo in più a disposizione del ribattitore per leggere il movimento, e di conseguenza la probabile direzione del colpo. Passiamo a Roger.

Qui sopra vediamo il video, qui sotto i frames significativi.

federer servizio

Roger ha un lancio meno alto di Tomas, ma comunque tra punto di massima altezza e punto di impatto, c’è una discesa notevole. Questo è un esempio di servizio praticamente ineccepibile secondo i canoni della tecnica classica, scuola da cui viene anche Berdych. Vediamo adesso il servizio più devastante per rendimento degli ultimi tempi, quello di Kyrgios.

Qui sopra il filmato, qui sotto i frames.

kyrgios servizio

Si vede chiaramente che tra il frame centrale, quello del culmine del lancio, e l’impatto, la palla scende al massimo di una spanna. Passiamo a Dolgopolov, che va anche oltre, per poi analizzare pregi e difetti di questa tipologia di impostazione.

Qui sopra il filmato, qui sotto i frames.

dolgopolov servizio

Alexandr colpisce esattamente nel momento in cui la palla è “ferma” in aria, prima che inizi la discesa (millisecondo più, millisecondo meno). È uno dei pochi a farlo, a volte sembra quasi che la prenda ancora in ascesa, anche se come vediamo non è così. La palla davvero in fase ascendente la colpiva Roscoe Tanner, per esempio, o il nostro Diego Nargiso. Anche Andy Roddick andava a impattare praticamente nell’istante di “surplace” della palla in aria prima della discesa. Li vediamo nel video qui sotto, per completezza (nell’ordine, Tanner, Nargiso, Dolgopolov e Roddick).

Il grande vantaggio di questo tipo di servizio “a lancio basso”, che sia più o meno estremizzato, e che Nick Kyrgios ha portato alle vette di rendimento incredibili che abbiamo visto tutti, oltre alla minore influenza dell’eventuale vento, è che la rapidità del mulinello, necessaria per la banale ragione che la racchetta ha meno tempo (non spazio!) per accelerare, dà anche meno tempo a chi risponde per leggere la postura e intuire la conseguente direzione. Non ci sono apprezzabili differenze nella produzione di velocità e rotazioni, quelle dipendono dalla famosa “velocità di braccio”. Lo svantaggio è che per sviluppare un mulinello tanto veloce e anticipato, coordinandolo con la spinta delle gambe, della schiena e della spalla, ci vuole veramente un braccio al fulmicotone, e un grandissimo senso del timing. La minima imprecisione si traduce immediatamente in errori anche grossolani. Ma se si azzecca il mix giusto, come Nick, si può diventare realmente ingiocabili. Vediamo un’ultima serie di immagini, che sono i frames centrali delle sequenze precedenti, per visualizzare bene questa differenza di ritmo.

servizi lancio palla

Nel preciso istante in cui la palla arriva alla massima altezza, Tomas e Roger sono ancora in fase di caricamento delle gambe (ginocchia flesse), e la testa della racchetta è in “trophy position”, deve ancora iniziare il mulinello. Nick e Alexandr, invece, sono già proiettati verso l’impatto (guardiamo le gambe, sono a un nulla dallo stacco in sospensione), e hanno già sviluppato mezzo mulinello, sono in fase di vero e proprio movimento a colpire, con la racchetta che verrà scatenata di taglio verso la palla per poi martellarla con la pronazione finale del polso sull’avambraccio.

Sintetizzando questa analisi, si potrebbe dire che più anticipato è il mulinello (alla Dolgopolov), più difficile è l’esecuzione nel complesso. Alexandr fa tanti punti diretti ma non è un mostro delle percentuali, infatti, e a volte la prima palla se la perde di brutto, ma la lettura della traiettoria per l’avversario è complicatissima. Uno sviluppo del movimento più classico (alla Berdych) rende l’esecuzione più fluida, spesso più precisa, ma il ribattitore potrà leggere il ritmo e la postura con maggiore probabilità di azzeccare l’angolo scelto da chi è alla battuta. E come detto, il vento può diventare un incubo se si tiene la palla per aria così tanto.

Probabilmente, come spesso avviene, il meglio lo si può ottenere con un mix delle due impostazioni, Federer è un ottimo esempio di servizio a ritmo “classico” ma al tempo stesso moderno, Kyrgios grazie alla velocità di braccio pazzesca che ha si permette di arrivare quasi agli estremi di “Dolgo”, ma senza rischiare di perdere precisione e percentuali esagerando con l’anticipo. A mio avviso, quello di Nick è il servizio in assoluto più performante visto dai tempi di Sampras e Roddick (togliendo magari quelli alti due metri e 10, che però ovviamente hanno altri problemi negli spostamenti), meglio anche di Raonic, che a volte si inceppa pure lui, parliamo di uno che in due match consecutivi a Indian Wells non ha nemmeno mai fatto arrivare a 40 in risposta dei tipi come Zverev e Djokovic. In quattro set, roba da matti visto chi aveva di fronte.
Da parte mia, spero di aver fatto capire meglio possibile, grazie alle immagini tutte originali e inedite riprese in California, qualche dettaglio e segreto in più di un movimento tanto clamorosamente efficace, e dell’impostazione tecnica che ne è l’origine.

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