Due o tre cose su Marketa Vondrousova

Nel torneo di Biel si è affermata una diciassettenne numero 233 del ranking. Ma ancora più dei numeri, a stupire è il suo modo di giocare a tennis

Due o tre cose su Marketa Vondrousova
Marketa Vondrousova - Biel 2017

Dopo il torneo di Charleston sembrava dovessero arrivare quindici giorni di scarso interesse. Cosa aspettarsi da Bogotà e da Biel? In fondo si trattava di eventi minori, senza alcuna top 10 e una sola top 20 al via (Barbora Strycova).
Previsioni superficiali le mie, a dimostrazione che spesso si sbaglia quando si liquida come minore il tennis che non coinvolge le prime in classifica. Dell‘impresa di Francesca Schiavone in Colombia, capace di vincere ancora a quasi trentasette anni, ha già scritto Carlo Carnevale. Io qui mi occupo di una ragazzina che ha meno della metà degli anni di Francesca, e che si è aggiudicata il torneo in Svizzera, al secondo tentativo in una competizione WTA (aveva ricevuto una wild card l’anno scorso a Praga).

Una premessa prima di entrare nel merito: scrivo di Marketa Vondrousova consapevole di non conoscerla quanto le altre tenniste a cui di solito dedico degli approfondimenti. Ma per una volta ho deciso di fare un’eccezione, anche perché penso che ormai attorno a Ubitennis si sia creata una piccola comunità di lettori competenti, che possono utilizzare questi articoli del martedì come spunto per iniziare una discussione ed esprimere i loro pareri nei commenti. E così se dirò cose sbagliate o imprecise, confido di essere corretto da chi legge e interviene.

 

Il caso di Vondrousova per me è molto particolare. All’inizio del 2015 stavo cercando notizie su di lei (non ricordo nemmeno la ragione precisa) e su youtube ho trovato un filmato relativo all’Orange Bowl 2013. Pochi istanti ed ero stupito: raramente avevo visto un modo di muoversi, di coordinarsi e di colpire con tanta facilità e naturalezza. E si trattava di una quattordicenne… Arrivato poi attorno ai venti secondi ho avuto la sorpresa di vedere una bimane staccare la mano ed eseguire meravigliosamente due rovesci slice: tempismo perfetto e grande eleganza nel gesto. Quei colpi mi sono rimasti impressi. Eccoli:

Allora ho cominciato a cercare video di altre partite, ma l’unico match intero che ho trovato era una sconfitta nella semifinale del torneo junior di Wimbledon 2014 contro Jelena Ostapenko, che poi avrebbe vinto il titolo. Una batosta tale (6-1, 6-2 in meno di un’ora) che non ero sicuro potesse darmi un quadro attendibile delle sue possibilità. Del resto in quel confronto Vondrousova aveva di fronte un’avversaria di due anni più matura (Marketa è nata il 28 giugno 1999, Jelena l’8 giugno 1997).

Malgrado quella sconfitta, il nome Vondrousova era entrato nella mia “agenda”. E da inviato a Wimbledon 2015, dove Marketa si presentava da numero 1 nel torneo junior, avrei avuto la possibilità di vederla direttamente. Invece a Londra le cose sono andate in modo diverso. Ho sottovalutato i rischi insiti nel tennis, non sono andato al suo match di primo turno e così quella stagione mi sono bruciato la possibilità di vederla dal vivo: era stata infatti sconfitta (di nuovo per 6-1, 6-2) dalla giocatrice di casa Anna Brogan.

Situazione simile l’anno successivo. Per Wimbledon 2016 avevo in mente di seguire tre giovani promesse: Marketa Vondrousova, Naomi Osaka, Samantha Crawford. Va detto che da inviato non sempre si trova il tempo di fare tutto: le necessità e le urgenze si susseguono, i match si accavallano e si devono inevitabilmente fare delle scelte. Ma dopo il precedente del 2015 ero deciso a non mancare l’occasione. Quella volta, però, sono stati i loro problemi fisici a impedirmelo. E così ho potuto vedere in azione solo Crawford, dato che Osaka e Vondrousova avevano dato forfait per infortunio.

Insomma, per me Vondrousova stava diventando imprendibile, anche accontentandosi della TV; infatti sarebbe stata ferma sino a dicembre 2016, sempre a causa del dolore al gomito che l’aveva obbligata a rinunciare a Wimbledon: lungo periodo di riposo e terapie. Alla fine, per una ragione o per l’altra, solo a Biel ho potuto seguirla contro giocatrici che già conoscevo. Sottolineo questo aspetto perché sono convinto sia più sicuro e attendibile valutare una nuova tennista quando si confronta contro avversarie note: le incognite si riducono e i riferimenti sono più solidi.
Nel frattempo però avevo cominciato a raccogliere informazioni sulla sua carriera.

a pagina 2: gli inizi da junior e i successi negli ITF

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