Due o tre cose su Marketa Vondrousova

Nel torneo di Biel si è affermata una diciassettenne numero 233 del ranking. Ma ancora più dei numeri, a stupire è il suo modo di giocare a tennis

Due o tre cose su Marketa Vondrousova
Marketa Vondrousova - Biel 2017

– Caratteristiche tattiche
L’aspetto di Vondrousova che non ero riuscito a individuare dai precedenti match e che invece a mio avviso a Biel è emerso in modo sorprendente (considerata l’età) è stata la chiarezza e la lucidità nella lettura del gioco. Nelle centinaia di scambi giocati in Svizzera credo che abbia davvero sbagliato nell’interpretazione in uno solo caso: ecco perché mi è rimasto impresso. È accaduto nel giorno della finale, dopo un intero torneo sostanzialmente impeccabile. Lo ripropongo:

https://youtu.be/51WVKYG8ulg?t=1736

 

Qui Marketa non percepisce che da quella zona di campo, con l’avversaria solidamente al centro, difficilmente il suo rovescio sarebbe stato definitivo, e l’accelerazione eseguita dal corridoio finisce per diventare un autogol. Un solo reale errore in una settimana di gioco è qualcosa di straordinario per una diciassettenne, anche tenendo conto che si trattava di un periodo di ispirazione speciale. Per tutto il resto direi che ha mostrato di sapere sempre come condurre lo scambio, e nemmeno Strycova, con il suo tennis vario e complesso, è riuscita a mandarla in confusione.

– Caratteristiche fisiche
Sopra ho citato Agnieszka Radwanska. Al momento direi che è la giocatrice di vertice che si avvicina di più a Vondrousova sul piano fisico. Secondo le scheda WTA, Aga è alta 1,73, Marketa 1,72. Un paio di riferimenti: sempre secondo i dati WTA, due recenti numero uno con altezza simile sono Angelique Kerber (1,73) e Kim Clijsters (1,74). Ma sicuramente entrambe con ben altra struttura fisica rispetto a Radwanska e Vondrousova.

Ricordo però che stiamo parlando di una diciassettenne. Forse è persino possibile che cresca ancora qualche centimetro in statura, mentre è tutta da scoprire l’evoluzione muscolare che potrebbe avere dopo un po’ di stagioni sul circuito. Per il momento ha mostrato di essere un naturale talento atletico: agile, veloce, coordinatissima e anche resistente. Ecco una conferma:

Solo il giorno della finale, all’ottavo match del torneo, è apparsa stanca e meno reattiva. Ma ha comunque saputo attingere alle ultime risorse per chiudere il match in due set (aiutata anche da qualche errore sui punti decisivi di Kontaveit). Con la sua struttura fisica potrebbe essere penalizzata in potenza rispetto a molte delle nuove giocatrici tipiche del power tennis, tutte vicine o sopra il metro e ottanta. Sotto questo aspetto solo le doti tecniche potrebbero aiutarla a compensare l’handicap rispetto alle più potenti nel dare velocità alla palla.

– Caratteristiche mentali
Forse qualcuno non sarà d’accordo, ma credo che in questa fase di carriera non ci sia la possibilità di capire qual è il vero carattere tennistico di Vondrousova. La ragione l’ho espressa più volte (e ho provato a spiegarla in modo esteso QUI): le giocatrici che esordiscono nel circuito WTA vivono una situazione particolare e irripetibile. Si presentano con nulla da perdere: non hanno punti in scadenza, né avversarie da sconfiggere per forza. In più sono spinte da un entusiasmo e da una voglia di arrivare che alimenta la loro sfrontatezza e la capacità di giocare con più coraggio i punti importanti.

La somma di queste situazioni fa sì che le giovani di maggior talento sfoggino un killer instinct che non sempre viene confermato negli anni successivi. È di fronte alle prime difficoltà, alle sconfitte inattese, alle delusioni che fanno crescere l’urgenza della risalita nel ranking; è allora che iniziano a emergere le autentiche doti caratteriali di una giocatrice.
Consideriamo il precedente citato all’inizio: Marketa ha giocato a Wimbledon junior da numero uno del mondo e ha perso al primo turno 1-6, 2-6 da una giocatrice che non era testa di serie. Una semplice giornata no, oppure difficoltà a gestire la pressione? Lo scopriremo in futuro.

– In prospettiva
Non capita tutti i giorni che la numero 233 del mondo vinca otto partite di fila a livello WTA (inclusa quella contro una top 20), né che la stessa giocatrice passi nel giro di tre mesi dalla posizione 420 del ranking alla 117.

Il capitano ceco Petr Pala ha convocato Vondrousova per il prossimo weekend di Fed Cup contro gli Stati Uniti, visti i forfait di Karolina Pliskova, Strycova e Safarova. E la decisione era arrivata prima della striscia vincente di Biel. Pala aveva accompagnato la convocazione con una dichiarazione evidentemente paradossale, ma che lasciava intuire la grande considerazione nei confronti di Marketa. Aveva infatti sottolineato che nel 2017 “nel bilancio tra vittorie e sconfitte probabilmente solo Federer ha fatto meglio di Vondrousova”.

Dopo l’exploit di Biel sono tornati alla mente i casi di altre mancine ceche di talento. Nel passato si staglia su tutte Martina Navratilova. Più recentemente ci sono state Iveta Benesova, Lucie Safarova, Petra Kvitova e Kristyna Pliskova.  Per quanto mi riguarda, più che dai numeri da record sono però stato colpito dalla qualità di gioco. La finale di Biel, tra Vondrousova e Kontaveit, ha espresso un tennis che il ranking delle due giocatrici (233 e 99 la scorsa settimana) non testimoniava in alcun modo; segno che si tratta di tenniste con un potenziale molto superiore.

Ma soprattutto dopo aver seguito Vondrousova nel suo impegno svizzero devo confessare che non è cambiata la sensazione di straordinarietà che avevo ricavato dal primo video, da quattordicenne all’Orange Bowl. La naturalezza nel muoversi, la facilità nell’interpretare le traiettorie e nell’avvicinarsi alla palla, la fluidità nel colpire; la sensazione di precisione e di eleganza nei movimenti: sono tutte doti ancora lì, presenti e tangibili. E che una teenager senza grandi muscoli riesca a far viaggiare la palla ad alta velocità non fa che confermare che siamo di fronte a un talento straordinario.

Naturalmente da questo a dire che sarà tutto in discesa ce ne corre. Per me rimane il punto interrogativo della posizione arretrata in campo che le ho visto assumere qualche volta di troppo. E a questo va aggiunta la lista infinita di incognite che da sempre caratterizzano la carriera di qualsiasi talento tennistico.
Per concludere: secondo me Marketa possiede davvero qualcosa di speciale, ma le sue doti non garantiscono automaticamente grandi risultati futuri. Su una cosa però sono sicuro: dopo la settimana di Biel per scoprire come evolverà Vondrousova abbiamo una ragione in più per seguire nei prossimi mesi il tennis femminile.

1
2
3
4
CATEGORIE
TAG
Condividi