Nei dintorni di Djokovic: “Voglio ancora vincere, penso a Tokyo 2020”

L'intervista ad un quotidiano di Belgrado. Staff tecnico e polemiche sull'alimentazione. Può tornare quello che era solo pochi mesi fa?

Nei dintorni di Djokovic: “Voglio ancora vincere, penso a Tokyo 2020”
Novak Djokovic - ATP Finals 2016 (Alberto Pezzali © All Rights Reserved)

A cavallo tra la sfida di Coppa Davis contro la Spagna a Belgrado ed il rientro nel circuito ATP al Masters 1000 di Montecarlo – dove all’esordio ha faticato non poco per avere la meglio sul transalpino Gilles Simon  dopo quasi un mese di assenza, in seguito alla sconfitta con Kyrgios ad Indian Wells ed al successivo forfait per problemi fisici a Miami, Novak Djokovic è stato intervistato dal quotidiano serbo “Vecernje Novosti”Le domande della giornalista sua connazionale hanno spaziato su vari argomenti, quasi a voler indagare al fine di capire se la nuova versione del fuoriclasse di Belgrado, che appare lontana da quella del “cannibale” che sino all’inizio della scorsa estate dominava il circuito ATP, sia in grado di essere ancora protagonista sui campi di tutto il mondo. Ecco un’ampia sintesi dell’intervista, tradotta per i lettori di Ubitennis.

Boris Becker, durante la finale di Miami tra Federer e Nadal, le ha mandato un tweet in cui la esortava a pulire le scarpe e a tornare a lavorare. C’è la possibilità che gli arrivi un tweet di risposta per metterlo in riga?
Alcune dichiarazioni di Boris possono sembrare dei segnali, ma io non le interpreto così. Noi ci sentiamo, e tutto quello che abbiamo da dirci ce lo diciamo direttamente. Il nostro rapporto è ottimo. Becker ha fatto molto per me, ci siamo trovati alla perfezione, abbiamo vinto un gran numero di tornei, inclusi un bel po’ di Slam (25 in tutto: 6 Slam, 2 ATP Finals, 14 Masters 1000, 2 ATP 500 ed un ATP 250, ndr). Gli sono grato per questo. Ma adesso la mia carriera ha un ritmo diverso rispetto agli anni scorsi. Ne ho già parlato più volte. Ho deciso di abbassare il ritmo, per mantenermi in salute e prolungare la carriera e per dedicare più tempo alla famiglia, sapendo che il prezzo da pagare è quello di non poter vincere tutti i tornei ai quali partecipo.

 

C’è comunque la necessità di rafforzare lo staff tecnico? Come mai Vajda non è presente in alcuni tornei?
Sono soddisfatto del mio staff, così com’è. Vemic e Vajda si danno il cambio nei tornei. Abbiamo concordato che Marjan mi segue sulla terra e negli Slam, mentre Dusan mi affianca per la maggior parte dei tornei sul veloce. Ovviamente questo pianificazione può essere soggetta a modifiche.

Come mai in Serbia è diventato un problema nazionale il fatto che lo sportivo preferito dai serbi non mangia determinati cibi che fanno parte della tradizione culturale serba?
Credo che ci siano argomenti più interessanti ed importanti della mia alimentazione.

Il dott. Cetojevic, che attraverso la dieta senza glutine le ha permesso di liberarsi dall’allergia e dai problemi fisici di inizio carriera, e anche Pepe Imaz, che la supporta nella gestione dello stress, ritengono che strappare le maglietta o rompere la racchetta siano delle emozioni negative. Ad inizio stagione c’è stato un incremento nell’inventario dell’attrezzatura rotta, era forse rivelatore di un rinnovato desiderio di vittoria? Quasi a voler cancellare l’immagine di fine stagione dell’ex dominatore del tennis che con lo sguardo un po’ assente e quasi senza batter ciglio aveva abdicato dal trono?
A suo tempo già Jelena Gencic mi diceva di non strappare la maglietta, perché mi faceva perdere energia. Ricordo bene i suoi consigli e cerco di impegnarmi sempre per seguirli. Cerco anche di essere da esempio ai giovani che mi guardano e quindi che il mio comportamento sia adeguato e responsabile. D’altro canto, ogni tanto c’è il bisogno di “buttar fuori”, perché in questo modo si può resettare e si può passare più facilmente sopra un errore o un punto perso. È questione di un attimo, di un impulso improvviso, nessuno programma a priori di rompere una racchetta o fare una cosa simile. Succede. Comunque, a prescindere dal fatto che io reagisca in modo più o meno violento in campo, in me arde ancora in desiderio di vincere. Solo che adesso sono una persona diversa rispetto a prima. Più matura, oserei dire.

Un uomo che si avvicina al 30esimo compleanno pensa alla ricetta di longevità di Roger Federer? Qual è l’elisir dell’eterna giovinezza necessario per tentare un nuovo assalto all’oro olimpico?
Non è impossibile che mi vediate a Tokyo. La salute viene al primo posto per me, voglio preservare fisico e forza il più possibile e allungare così la carriera, anche con l’obiettivo di giocare nel 2020. Proprio in questo sta la ricetta, nel trovare il giusto equilibrio. Bisogna ascoltare il proprio corpo, trovare la giusta misura tra allenamento, partita e quello che si può dare in un determinato momento.

Oltre alla famiglia, alle vittorie, in particolare quella del “famoso” torneo di Cincinnati (l’unico Masters 1000 che Djokovic non ha vinto, ndr) e dell’oro olimpico, cosa ancora può rendere felice Novak? Magari qualche piccola cosa che ad altri può apparire irrilevante.
Andare a bere qualcosa fuori, o andare a comprare frutta e verdura. Fare le cose che per gli altri sono normali, talvolta anche noiose. Questo qualche volta mi manca.

Cosa fa un tennista professionista quando per più di un mese non gioca match ufficiali, come le è accaduto nell’ultimo periodo?
È stato bellissimo! Ho cercato di trascorrere del tempo di qualità, il più possibile, soprattutto stando con mio figlio e mia moglie. Mi sono divertito molto. Mi è sembrato un po’ strano a dire il vero, ma ci si abitua subito alle cose belle.

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