WTA: Praga-Rabat-Madrid è l’asse del caos

Alla povera Ostapenko consigliamo di scrivere una letterina alla WTA: per lei quattro partite in due giorni, ma ha alzato bandiera bianca. L'Oscar però è di Hantuchova

WTA: Praga-Rabat-Madrid è l’asse del caos
Daniela Hantuchova sembra molto contenta di essere atterrata a Madrid. Ma allora perché non ha giocato?!

Anche se per motivi differenti, la giornata di venerdì ha prodotto un buon numero di disservizi e stravolgimenti nei tabelloni – e nelle entry list – dei tornei femminili del mese di maggio. Se il ritiro di Aga Radwanska dal torneo di Madrid (a tabellone compilato) è imputabile essenzialmente alla sfortuna – a meno di credere che le immani fatiche del Tie Break Tens siano state galeotte – altre tenniste avrebbero di che recriminare, soprattutto di alcune disposizioni discutibili dei regolamenti WTA.

Partiamo dalla nostra Sara Errani, sconfitta venerdì nella semifinale del WTA International di Rabat da Anastasia Pavlyuchenkova. Nella stessa giornata hanno preso il via le qualificazioni del Premier Mandatory di Madrid – mica un torneino – a cui Sara è iscritta, non avendo diritto per classifica ad accedere al tabellone principale. La “clemenza” degli organizzatori madrileni ha concesso all’azzurra un giorno di tolleranza, programmando il suo match contro Pauline Parmentier nella mattinata di sabato (ore 12:30 circa): comunque meno di 24 ore dopo l’uscita dal campo di Rabat, avvenuta nel primo pomeriggio di venerdì. Aggiungiamo 1h e 30m di volo, che immaginiamo Sara avrà prenotato in fretta e furia dopo aver archiviato la sconfitta. Promemoria: per accedere al main draw di Madrid servono due vittorie, non una. E il tabellone principale parte già sabato, quindi a Sara toccherebbe quasi sicuramente il doppio impegno.

 

Nessuno scrolling frettoloso su siti di prenotazione biglietti aerei invece per Mona Barthel, finalista a Praga, anche lei iscritta al torneo di qualificazione di Madrid. La tedesca avrebbe dovuto affrontare Saisai Zheng venerdì pomeriggio ma la sua rimonta vincente su Barbora Strycova ha sciolto il problema: niente volo per Madrid, Zheng si trovi pure un’altra avversaria, si resta in Repubblica Ceca a giocarsi la settima finale in carriera. L’ultima due anni fa in Lussemburgo, probabile che Barthel non avesse neanche considerato l’eventualità. Vinca o perda il torneo, adesso, dovrà comunque rinunciare a calcare i campi della Caja Magic di Madrid.

Proseguiamo quindi con Jelena Ostapenko, classe ’97, che magari avrebbe anche tutte le energie del mondo da riversare su un campo da tennis. Ma non sarà un po’ troppo chiederle di disputare 4, dicasi quattro incontri in due giorni? Se Errani è stata sfortunata in un senso e Barthel in un altro, Ostapenko probabilmente è stata costretta a fronteggiare la situazione più grottesca. In campo giovedì per i quarti di finale a Praga contro Ana Konjuh il suo incontro è stato interrotto per oscurità. Ha ripreso a giocare venerdì (neanche in apertura di programma, ma al termine della prima semifinale vinta da Barthel), ha superato la sua avversaria ed è rientrata in campo neanche tre ore dopo per la semifinale contro Krystina Pliskova.

La povera Jelena, costretta a un MTO per non cadere a pezzi

Stremata, ha ovviamente ceduto il passo alla padrona di casa. Come per Errani i “clementi” organizzatori di Madrid le hanno concesso di scendere in campo sabato (contro Maria Sakkari), e sembrava pronta a farlo, salvo comunicare in serata la decisione di rinunciare a competere. Al suo posto nell’ordine di gioco figura un altrettanto grottesco TBA, to be announced: chissà contro chi si ritroverà a giocare domani Sakkari, magari la lucky loser dell’ITF di Lleida. O forse Barthel, chissà che non le torni comodo come defaticante dopo la finale di Praga.

In silenzio anche la “signorina ctrl+v” Vikhlyantseva ha dovuto patire le pene della Caja Magica, perché dopo aver perso a Praga nella giornata di mercoledì non è riuscita a rimettersi in forza in tempo per concludere il suo match di qualificazione contro Donna Vekic, abbandonandolo quando era sotto 6-2 3-0. Molto meno giustificabile la bella ma colpevole Daniela Hantuchova, arrivata a Madrid con largo anticipo – come testimonia la foto in testa al pezzo – per disputare le qualificazioni a cui aveva diritto grazie a una wild card. La slovacca ha inspiegabilmente dato forfait prima di affrontare Shelby Rogers, lasciando che a perdere fosse la prima delle alternates Bethanie Mattek-Sands e che l’invito andasse sostanzialmente perso. Potrebbe non riceverne altri, dovesse diffondersi la voce.

Ma a parte le peripezione di -eva e -ova, le disavventure del trio Errani-Barthel-Ostapenko costituiscono una pesante spada di Damocle sulla WTA intera e sui suoi precetti organizzativi. Scegliere di far iniziare il torneo femminile di Madrid al sabato nonostante siano in corso ben due altri tornei, pur sapendo che i tornei di categoria Premier (così come gli Slam) non permettono la scappatoia dello Special Exempt, appare molto discutibile. Si tratta di un’eccezione riservata ai tennisti che dovrebbero disputare le qualificazioni di un torneo ma al momento della compilazione del tabellone si ritrovano impegnati in un’altra competizione, e vengono esentati dall’affrontare il torneo cadetto per ritrovarsi direttamente nel tabellone principale. Il regolamento WTA prevede SE soltanto per i tornei di categoria International, e soltanto – questo è ovviamente lecito – previa adeguata richiesta pervenuta entro la scadenza e approvata dal Supervisor del torneo.

Insomma, si tratta di un caos probabilmente prevenibile. L’ATP ad esempio permette l’utilizzo dello SE in tutti i tornei ad eccezione degli Slam, a patto di rispettare i criteri di eleggibilità (una richiesta di SE per un Masters 1000, ad esempio, può arrivare solo da chi sia in corsa in un altro 1000, in un ATP 500 o in uno Slam). Di certo la colpa più grave è quella di sovrapporre l’inizio di un torneo così importante come quello di Madrid con le fasi finali di altri seppur di grado minore. Ottenendo l’ovvio risultato di costringere le atlete a “scegliere” una strategia nell’impossibilità di competere appieno nelle due competizioni. Del resto abbiamo visto in campo maschile come basti la vicinanza di due tornei per renderli quasi incompatibili. Figurarsi sovrapporli.

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