ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c’è Djokovic. Cuevas elimina Zverev

Prestazione maiuscola del maiorchino per avere la meglio su un coraggioso David Goffin, semifinale ora con Djokovic. Cuevas piega la resistenza del giovane tedesco. Thiem regola Coric

ATP Madrid: Nadal è una furia, ora c’è Djokovic. Cuevas elimina Zverev
Rafael Nadal, Madrid 2017 (via Twitter, @MutuaMadridOpen)

[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2 (da Madrid, Ferruccio Roberti)

 

Vi sarà dunque l’attesissimo – l’ultimo vi era stato un anno fa al Foro Italico nei quarti di finale – cinquantesimo capitolo della rivalità tra Djokovic e Nadal, la sfida con più confronti nella storia dell’ATP: 26-23 i precedenti a favore di Nole, che ha vinto gli ultimi 7, ma che sulla terra ha però conquistato solo 7 dei 21 incontri disputati. Per riuscire ad arrivare alle semifinali, Rafa Nadal ha dovuto fornire una prova più che convincente, divenuta nel secondo set ottima, nel corso in un match piacevolissimo che non boccia assolutamente David Goffin, giocatore che rivedremo sicuramente competere con i migliori. Del resto, si affrontavano i due giocatori che nel 2017 avevano vinto più match: 31 per Nadal, 27 per Goffin e si può tranquillamente dire che non abbiano tradito le attese. La partita era facilmente etichettabile come la rivincita della semifinale di Monte Carlo del mese scorso, unico precedente tra i due, vinta da Nadal facilmente nel punteggio, ma ricordata maggiormente per la clamorosa chiamata sbagliata dal giudice di sedia Cedric Mourier.

Dopo la prova sottotono e le quasi tre ore contro Fognini in sedicesimi e l’inaspettata sgambatura condita da ottima prestazione contro Kyrgios, Rafael sapeva di dover ancora migliorarsi quest’oggi: “A Montecarlo fu un match duro, sebbene il risultato non lo dica. David è un giocatore completo ed uno dei più in forma: se voglio andare avanti nel torneo devo commettere pochi errori e servire in maniera ancora più aggressiva” Del resto, il cammino di Goffin nel torneo confermava che il belga fosse in forma: il n°10 del mondo, per arrivare ai primi quarti della carriera nel Masters 100 madrileno, non aveva perso sin qui neanche un set per battere Kachanov (dal quale aveva perso a Barcellona, subito dopo Montecarlo), Florian Mayer e Raonic. Dopo una mattinata decisamente fresca illuminata da un timido sole, a Madrid da ora di pranzo piove ad intermittenza e così gli organizzatori hanno deciso di chiudere il tetto del Manolo Santana, rendendo di conseguenza indoor le condizioni di gioco.

Il primo set entra nel vivo nel quarto gioco, quando Goffin deve annullare 4 palle break totali: lo fa con aiuto del servizio e del coraggio, che sin dai primi minuti ha messo in campo, rischiando molto per non farsi attaccare. Nel gioco successivo, è il maiorchino a dover annullare una pericolosa palla break, -sara’ l’unica per lui nel parziale- che il belga si guadagna rispondendo bene e chiudendo con una bella volèe​ di rovescio. Nadal però si tira fuori dal pericolo con uno spettacolare dritto ad uncino, e nel sesto game arriva a guadagnarsi due nuove palle per allungare nel punteggio: la prima è annullata dal servizio del belga, la seconda vede vivere uno degli scambi più belli dell’intero match, lungo e pieno di ribaltamenti di possibilità per chiudere: alla fine, Rafa, ne esce con un rovescio che, purtroppo per lui, termina in corridoio. Da quel momento in poi, il set, che continua ad essere piacevole, non registra nessuna palla break e solo una volta si andrà ai vantaggi: si arriva al tie-break dopo sessantadue minuti di sostanziale equilibrio. Nel gioco decisivo, sul 2 pari, tre errori consecutivi di Goffin fanno involare Rafa, che fa suo il primo set in 1 ora e 11 minuti, appena due in meno di quelli che gli erano occorsi per battere ieri sera Kyrgios. Nel terzo gioco del secondo parziale il nove volte campione del Roland Garros prova l’allungo decisivo, alza il livello del suo gioco (spettacolare un quindici chiuso da stop volley di dritto) e riesce a strappare per la prima volta nell’incontro il servizio al belga, quando sono trascorsi 95 minuti dall’inizio dell’incontro. Goffin mostra di meritare la sua classifica da top ten e non molla, anzi si issa a 4 palle break, che il maiorchino annulla, mostrando l’attuale ottimo stato di forma psico-fisica, con due servizi vincenti ed altri due punti su cui Goffin non ha recriminazioni. Il settimo gioco è il più bello dell’incontro: i due mostrano tutto il loro talento e l’eccellente preparazione fisica di cui godono attualmente, nel corso di un gioco in cui, per due volte, la quasi totalità del Manolo Santana- oggi meno pieno che nella sfida di ieri sera contro Kyrgios- istintavamente si alza in piedi ad appaludire con entusiasmo. Goffin, annulla quattro palle break, ma sulla quinta è letteralmente sfondato da un gran rovescio al fulmicotone di Nadal, che vola sul 5-2. La partita finisce in pratica lì e Rafael Nadal conquista, dopo 1 ora e 59 minuti, l’accesso alle semifinali e, contestualmente, la cima dell’ATP Race.

P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4 (da Madrid, Remo Borgatti)

Il quarto meno nobile del tabellone madrileno arricchisce il programma del Grand Stand, monopolizzato dai doppi. Di fronte, per la prima volta in carriera, due che appartengono a generazioni successive. Tra il giovane corsaro Alexander Zverev e l’ammiraglio Pablo Cuevas ci sono infatti undici primavere di differenza oltre che stili contrapposti di gioco. Il tedesco è una sintesi pressoché perfetta del tennista moderno e concilia alla perfezione fisico e tecnica; per lui non sono certo azzardate ipotesi di ingresso imminente tra gli eletti e un futuro prossimo da re. Intanto è imbattuto da sette incontri e ha buttato fuori con autorità due teste di serie come Cilic e Berdych. L’uruguagio invece solca i mari dell’ATP da quasi tre lustri e della terra rossa è uno dei maggiori intenditori, come dimostrano i sei titoli in carriera. Pablo è abituato ai marosi e le sue tre vittorie al terzo (contro Bellucci, Mahut e Paire) non sono state esenti da momenti di bonaccia assoluta come i quattro match-point fatti recuperare a Bellucci nel tie-break decisivo o lo 0-6 subìto con Paire.

Non piove ma le previsioni non sono buone e il tetto è chiuso. Dopo tre giochi di studio, Zverev rompe gli indugi e infila undici punti consecutivi dal 30-30 del terzo gioco allo 0-15 del sesto facendo valere una pesantezza di palla che Cuevas stenta ad attenuare. Sotto 1-4, Pablo inizia quell’opera di affinamento della sua arte che gli darà soddisfazioni in seguito. Il primo colpo ad essere revisionato è la battuta ma sulla risposta deve ancora patire la potenza del tedesco, baldanzoso anche con il serve-and-volley. Per ora nei turni di servizio di “Sasha” quasi non si gioca e due prime oltre i 220 km/h sanciscono la fine del primo set (6-3). L’uruguagio va a sedersi a capo chino ma il Grand Stand, pieno in ogni ordine di posti, vuole battaglia e lo incita a gran voce. Cuevas sembra perdersi dentro la sua Lacoste blu un tantino abbondante mentre Zverev, filiforme nella maglietta arancione, giochicchia con la catenina tra un punto e l’altro. Pablo risale da 0-30 nel game che inaugura il secondo parziale e, avanti 1-0, si prende due palle-break e poi una terza annullata dal tedesco con l’ausilio del nastro ma sulla seconda parità il sudamericano piazza il tweener che fa esplodere l’Arantxa Sanchez e sbigottire l’incredulo Zverev.

Non è questo il punto che girerà il vento del match, perché Alexander torna in vantaggio con un ace, ma certo qualcosa succede perché Cuevas resiste e finalmente si prende la battuta dell’avversario con un rovescio lungo linea di assoluta eccellenza. Dal 2-0 Pablo  siede in cattedra, esaspera le rotazioni (soprattutto di rovescio) e manda fuori giri Zverev che lentamente abbandona la contesa anche mentalmente. In un attimo è 6-0 e l’atteggiamento rinunciatario di Sasha fa piovere qualche fischio dagli spalti. Il quadro tattico e psicologico della partita è cambiato ma se Zverev vuole diventare grande deve imparare a soffrire. Il ventenne di Amburgo non è fortunato nel terzo game del segmento conclusivo e due dritti fuori di centimetri potevano regalargli il break. In difficoltà (0-30) nel gioco seguente, Alexander recupera mostrando buone gambe su una palla corta di Cuevas e nei due turni successivi di servizio non concederà più un punto tenendo la scia del rivale di giornata (4-4) ma Pablo ha deciso di cuocere il tedesco a fuoco lento e trova angoli stretti con il rovescio che gli consentono poi di mettere a segno drop velenosi su cui Sasha corre invano. Avanti 5-4, Cuevas gioca con attenzione un paio di risposte e attende l’errore di Zverev al termine di uno scambio lunghissimo seguito in apnea dall’intero stadio: 15-40 e due match-point. Basta il primo, sul quale Cuevas risponde a una fucilata e non dà il tempo a Sasha di organizzarsi.

Dopo i quarti conquistati sempre quest’anno a Indian Wells e Montecarlo, domani giocherà la prima semifinale in carriera in un Masters 1000. Pablo è più vivo che mai.

[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4 (Gabriele Ferrara)

Secondo scontro diretto tra Dominic Thiem e Borna Coric, con il secondo che si era aggiudicato il precedente un mese e mezzo fa a Miami. Il croato è arrivato fin qui in maniera rocambolesca, dal momento che cinque giorni fa era stato eliminato all’ultimo turno di qualificazioni da Kukushkin. Dopo, però, ha approfittato del forfait di Gasquet, riuscendo ad issarsi fino ai quarti superando il più “vecchio” dei fratelli Zverev, Herbert e Murray, autore di una prestazione sconcertante. Dall’altra parte, invece, Thiem ha vinto senza troppi problemi con Donaldson, annullando poi cinque match point a Dimitrov e spuntandola al ventesimo punto del tiebreak decisivo. Entrambi erano alla caccia della prima semifinale in un torneo di questo livello, ma Thiem è già arrivato fino a quel punto in uno Slam, ovvero il Roland Garros di 12 mesi fa. Alla fine ha vinto l’austriaco, superiore al più giovane avversario in tutti i settori di gioco.

La sfida inizia con Thiem che appare subito molto centrato: solo prime in campo e la solita potenza debordante su cui Coric può fare poco . Borna non ha nel proprio arsenale le accelerazioni dell’austriaco, il quale nel quarto gioco trova il break con uno splendido dritto inside-out, dopo che si era procurato l’occasione grazie ad un gratuito di rovescio del rivale: 3-1. Coric è un combattente nato e un drop-shot millimetrico e una fantastica risposta in diagonale lo portano sullo 0-40; ciò nonostante, Dominic trova aiuto dalla prima – oltre che da un gratuito di dritto di Coric sul 40 pari – per consolidare il break. Il numero 59 ATP continua a insistere sulla diagonale sinistra, ma non riesce mai a guadagnare campo: due rovesci lungolinea, un back quasi rasoterra e un accelerazione vincente, valgono il doppio break e, di fatto, la fine del set, che termina dopo 29 minuti: 6-1.

Nel secondo parziale Coric è costretto a chiamare un medical time-out dopo tre game a causa di un problema alla spalla destra, che però in realtà non sembra essere particolarmente preoccupante. Al rientro in campo, il ragazzo di Zagabria continua a servire con ottime percentuali, mettendo quasi il 70% di prime in campo e perdendo solamente due punti nei primi tre turni di battuta. Adesso Borna gioca con maggiore aggressività e nel sesto gioco riesce a portarsi ai vantaggi sul servizio dell’avversario; qui, però, sbaglia in larghezza un rovescio su una palla centrale e con poco peso, mentre nel punto seguente è bravo Thiem ad andare a segno con un dritto inside-out vincente. Sul 3 pari l’austriaco Dominic torna ad imporre con continuità il proprio maggior punch e si procura tre palle break: sulle prime Coric si salva venendo a prendersi il punto a rete, ma sulla terza Dominic trova un fantastico dritto inside-in che vale il sorpasso. Coric protesta con Lahyani perché crede che la palla sia out. L’esito negativo della disputa, forse, gli toglie le ultime speranze di rimonta. Thiem, infatti, chiude agevolmente la contesa dopo un’ora e 19 minuti: 6-1 6-4 il punteggio finale. Ottima prova dell’austriaco, che da lunedì salirà al numero 7 del mondo e che domani affronterà Pablo Cuevas (l’uruguaiano si è aggiudicato l’unico head to head, disputatosi al Roland Garros nel 2015).

Risultati:

[2] N. Djokovic b. [6] K. Nishikori W/O
P. Cuevas b. A. Zverev 3-6 6-0 6-4
[4] R. Nadal b. [9] D. Goffin 7-6(3) 6-2
[8] D. Thiem b. [LL] B. Coric 6-1 6-4

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