Thiem il favorito… dei match point annullati. Djokovic è ringalluzzito

ROMA - E se il torneo lo vincesse Zverev? Sarebbe il più giovane da Djokovic in poi. Per Isner c'è da sfatare una maledizione

Thiem il favorito… dei match point annullati. Djokovic è ringalluzzito
Dominic Thiem - Internazionali BNL d'Italia 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Gli Internazionali hanno perso il favorito n.1 e tutti i superstiti adesso ritengono giustamente di avere più chances di conquistare il titolo del Foro Italico che per undici anni degli ultimi dodici è stato appannaggio di due soli giocatori, Nadal per sette volte, Djokovic per quattro. E chi lo ha vinto l’anno scorso, Murray, è stato schizzato fuori da Fognini.

All’assai poco originale considerazione con la quale ho scritto il “comincio” di quest’articolo (e che può essere riassunta con… ora il torneo si è fatto più aperto, lo possono vincere tutti) ne aggiungo un’altra “scoperta” che vi apparirà ancora meno originale: il tennis è uno sport maledettamente strano. Così strano che può accadere che un tennista che stava per essere sbattuto giovedì da un “non specialista” della terra battuta come Querrey e contro il quale aveva dovuto salvare tre matchpoint nel tiebreak del terzo set, si ritrovi al venerdì a battere e quasi a dominare chi era reduce da 17 successi consecutivi lungo tre tornei e mezzo (Montecarlo, Barcellona, Madrid e i primi turni di Roma) nei quali aveva concesso solo le briciole ai suoi avversari, un set appena a Edmund, un altro set a Fognini. E tuttavia Thiem – è lui il soggetto cui sto alludendo –  battuto in due finali consecutive da Nadal, ha dato ragione allo stesso Nadal che aveva visto lungo quando aveva dichiarato a Madrid: “In questo momento Thiem è il tennista che sulla terra rossa sta giocando meglio di tutti gli altri”.

 

Ovviamente adesso può benissimo accadere che perfino Nadal, che di terra battuta forse se ne intende, possa essere smentito dal risultato della semifinale odierna. Anche se curiosamente quando un giocatore cancella uno o più matchpoint e vince poi spesso capita che sulle ali dell’entusiasmo il sopravvissuto cominci a… volare. E talvolta, volando e volando, arriva a vincere il torneo. Di casi del genere ce ne sono mille: solo quest’anno è successo a Murray a Dubai (aveva annullato 7 matchpoint a Kohkschreiber), a Djokovic a Doha (a memoria ricordo un paio di matchpoint per Verdasco), a Federer a Miami (i matchpoint li aveva avuto Berdych). Non conta invece, perché i due erano già in finale, i cinque matchpoint annullati da Coric a Marrakech al malcapitato Kohlschreiber (che se ne è così mangiati 12 in un paio di settimane).

THIEM E LA LEGGE DEL MATCHPOINT ANNULLATO – E lo scorso anno per ben dieci volte un torneo è stato vinto da chi aveva annullato matchpoint. È successo a Bautista Agut a Auckland (né annullò uno a Tsonga), a Troicki a Sydney (1 a Dimitrov), a Thiem a Buenos Aires sia con Elias sia con Nadal ( 1 e 1), a Klizan a Rotterdam (con Bautista Agut e Mahut), a Schwartzman (a Istanbul con Dzumhur), a Thiem di nuovo!( a Stoccarda con Federer), a Karlovic (a Newport con Muller), a Monfils (a Washington con Karlovic), a Wawrinka (all’US Open con Evans), a Murray (a Londra, finali ATP con Raonic). Insomma, come avete potuto constatare Thiem è…stato recidivo. Quindi è davvero pericoloso. Forse è ora più favorito lui dello stesso Djokovic… se Nadal aveva ragione.

Thiem aveva perso quattro volte su cinque da Nadal e stavolta ha vinto conducendo sempre nel punteggio, sia nel primo set con un break nel primissimo game – aveva vinto il sorteggio e scelto di rispondere – e poi nel secondo con il break decisivo sul 3-3, così come Isner aveva perso sei volte su sette da Cilic e invece lo ha battuto sulla superficie sulla quale teoricamente avrebbe dovuto trovarsi più in difficoltà.

Era dal 2008, dacchè ci arrivò Andy Roddick, che un americano non centrava una semifinale a Roma. Che ci arrivasse proprio Isner a furia di aces – 93 in 4 incontri, ad una media di 23 aces a match, 52 servizi tenuti su 55 – non era troppo prevedibile anche se il gigante di 2.08 è il secondo yankee nel ranking ATP: lui è n.24, Sock è n.14, Johnson n.25, Querrey n.28, Ryan Harrison n.42 e Donald Young n.45. Insomma Fognini, n.29, ha quattro americani davanti a sé.

LA MALEDIZIONE DEGLI ZVEREV e IL TIRO AL PICCIONE – Oggi Isner se la vedrà nel match dei lungagnoni – 208 cm contro 198 – con il più giovane degli Zverev, convincente vincitore di Cilic in un match scarno di emozioni e deciso da due tiebreak, quello del primo set chiuso 7 punti a 3 e quello del terzo chiuso 7 punti a 2 con il croato che li ha giocati davvero maluccio. Temiamo che anche la semifinale Isner-Zverev si risolva in una sorta di tiro al piccione. Gragnuole di ace, scambi essenziali ridotti al minimo, servizio, risposta, una o due botte. Tiro al piccione insomma. Quella della sera, Thiem contro il vincitore del match sospeso per la pioggia fra Djokovic e del Potro (con il serbo avanti 6-1,1-2 e al servizio), dovrebbe essere decisamente più intrigante.

Isner ha davvero brutti ricordi con la famiglia Zverev: al secondo turno dell’Australian Open era avanti due set a zero ed ebbe due matchpoint nel terzo con il più grande degli Zverev, Mischa. Poi a Miami si è imbattuto anche in Sascha e lì ha avuto 3 matchpoint ma non è riuscito a trasformarli! Se arriva al matchpoint anche oggi… forse si ritira! Fin qui in 4 partite Isner – passato alla storia e nella leggenda per il celebre 70-68 al quinto con Mahut a Wimbledon 2010, targa ricordo attaccata sul campo 18, durata del match 11 ore e 5 minuti – ha giocato 7 tiebreak in 10 set vincendone sei. Che oggi contro Zverev si assista ad almeno un altro tiebreak è senza quota (per Bet365 e gli altri better). Zverev si ritrova a 20 anni a giocare la sua prima semifinale di un Masters 1000, il più giovane dal 2008, quando il torneo fu vinto da Djokovic. Potrebbe tranquillamente imitarlo. L’unico che tutti pensano non possa vincere il torneo è Isner… E se invece?

Djokovic e del Potro stavano dando vita a un bel match, nonostante il risultato apparentemente netto del primo set a favore di Novak, e oggi non prima delle 13,30 proseguiranno. All’argentino è convenuto che sia stato sospeso dall’imprevisto acquazzone. Djokovic stava giocando il suo miglior match dall’inizio del torneo, e forse dall’inizio dell’anno. Che lo avesse galvanizzato il k.o. subito da Nadal? A volte succede, le vie del Cielo sono infinite, e lo sono anche quelle della mente di un giocatore un tantino disturbato come è stato Novak da quasi un annetto a questa parte.

Il torneo femminile si è ammosciato un po’. Ribadisco il mio pensiero più volte accennato: la Halep dovrebbe vincere sempre tutti i tornei sulla terra rossa, visti i chiari di luna. Ma ne vince sempre molti meno di quel che potrebbe perché la sua testa non è sempre… libera. Se perde dalla Bertens è una sorpresa più grossa di quella causata da Thiem battendo Nadal. Fra Muguruza e Svitolina il match si preannuncia più equilibrato perché la spagnola non è ancora quella che ha vinto il Roland Garros un anno fa, altrimenti non avrebbe perso un set da Venus Williams che a quasi 37 anni non è più quella dell’inizio… secolo.

Ieri, comunque la più grande sorpresa l’ha creata la spaventosa tempesta che si è abbattuta sul Foro Italico poco dopo le 23. Era il primo giorno in cui non mi ero portato dietro l’ombrello. Credo che a nessuno interessi sapere quanto io mi sia infradiciato. Ah, stavo per dimenticare: la mattina era cominciata con la notizia dell’arrivo sulla terra di Federico Fognini. Gli auguri a Flavia li ho fatto via telefonino, vedrà lei se riportarli a Fabio, ma il mio pensiero va con particolare affetto ad un altro Federico che ha ispirato quel nome, Federico Luzzi, un ragazzo d’oro che ricorderò sempre con affetto come i suoi due splendidi genitori che abbraccio con tutto il cuore.

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