Zverev, il futuro è qui. E nell’angolo di Nole ci sarà Agassi

Zverev vuole avvicinare il futuro, Djokovic cerca di riconquistare il passato

Zverev, il futuro è qui. E nell’angolo di Nole ci sarà Agassi

Il futuro è già presente. Lo sottolinea il neo campione del Foro Italico Sascha Zverev con un sorriso quasi di scuse, per nulla arrogante come magari altre volte aveva dato l’impressione di essere: “Purtroppo i primi quattro (cioè i “Fab-Four”, Federer 35 anni, Nadal 31, Murray 30 e Djokovic 30 proprio oggi) non possono giocare per sempre…e l’ATP sta facendo un gran lavoro per promuovere la “Next Gen”, il ricambio generazionale”.

Che qui ha dato un forte segnale, grazie al biondo tedesco che ha messo in fila uno dopo l’altro Anderson, Troicki, Fognini, Raonic, Isner e da ultimo Djokovic, ma anche grazie a Thiem che aveva dato una lezione di tennis a Rafa Nadal. Il primo trionfo di Sascha Zverev, n.1 predestinato e per adesso top-ten a soli 20 anni, era nell’aria, sebbene l’impressionante 6-1, 6-0 con il quale Novak Djokovic aveva rinviato ad maiora le legittime ambizioni di Dominc Thiem aveva tratto in inganno perfino i bookmaker: ieri mattina Bet365 pagava una vittoria di Zverev 5 a 1. E quella di Djokovic appena un sedicesimo della puntata!

 

Quello che proprio non si poteva prevedere era che il campione di 5 Italian Open raccattasse appena 9 punti sui 9 turni di servizio di Zverev che si è concesso il lusso di ben due doppi falli pur servendo costantemente intorno ai 210 km orari la prima e poco sotto i 200 la seconda. Quando ha messo la prima Zverev – che non è solo servizio, ma fa paura sia con il rovescio super-anticipato che con il dritto dal gesto più ampio – ha fatto 27 punti su 32, sulla seconda 11 su 13. Eppoi i due doppi falli.

Se uno dei migliori ribattitori del mondo come Djokovic arriva in un match di 82 minuti una sola volta a 30 come miglior risultato, non deve sorprendere che Zverev abbia detto: “È stata forse la mia miglior partita di sempre sulla terra battuta” (la sua superficie meno prediletta) e che Djokovic abbia chiosato: “Se contro Thiem avevo giocato la miglior partita degli ultimi 10 mesi, oggi mi sono espresso al 30 per cento”.

Lo stadio era pieno, la finale femminile era stata vinta dall’ucraina Svitolina, prossima n.5 WTA, grazie anche ad un infortunio alla caviglia della Halep. Il mitico Rod Laver, unico ad aver realizzato due Grandi Slam, è stato premiato con la racchetta d’oro. C’era il presidente della Repubblica Mattarella e tanti notabili, ma la finale verrà ricordata per il primo grande successo di chi l’ha vinta piuttosto che per la suspence che non c’è stata. Djokovic ha perso il servizio nel primo game del primo set, nel terzo e nel nono del secondo, altre due volte è stato costretto ai vantaggi, mentre sui game di Zverev non c’era lotta. A fine match Djokovic ha annunciato che Andre Agassi sarà il suo “coach in prova a partire dal Roland Garros (ma non resterà per tutto il torneo…)”. Accordo raggiunto in due settimane di telefonate. Mah…! Lendl con Murray ha funzionato alla grande, Becker con lo stesso Djokovic anche – ma forse il vero coach era Vajda – Edberg con Federer idem. È una moda, una scelta di marketing, o una vera necessità?

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