Roland Garros Story: dal decennio australiano all’era Borg

Il “decennio australiano”, i trionfi di Rod Laver, Ken Rosewall, Roy Emerson, Tony Roche. Le imprese infinite di Bjorn Borg, le sfide con Vilas, i successi di Adriano Panatta e Yannick Noah. L'immensa rivalità tra Chris Evert e Martina Navratilova

Roland Garros Story: dal decennio australiano all’era Borg

Roland Garros Story, prima parte: i quattro Moschettieri e la Divina Suzanne

Dopo essersi aggiudicato l’edizione del 1959, diventando il primo italiano a vincere un torneo dello Slam, Nicola Pietrangeli bissò il successo l’anno seguente battendo il cileno Luis Ayala, già finalista a Parigi nel 1958 e campione agli Internazionali d’Italia nel 1959. Per Pietrangeli, che partiva come testa di serie numero 6, la finale del 1960 fu il secondo e ultimo acuto in un Major. Fu un match equilibrato, Ayala si aggiudicò il primo e il quarto parziale, Pietrangeli però, che aveva vinto il secondo e il terzo set, riuscì ad imporsi nel parziale decisivo con il punteggio di 6-3.

 

Complessivamente gli anni 60 furono il decennio d’oro dei tennisti australiani, che nel singolare maschile si imposero in ben sette occasioni. Rod Laver vinse le edizioni del 1962 e del 1969, battendo rispettivamente Roy Emerson, in cinque combattutissimi set, e Ken Rosewall. Roy Emerson trionfò, invece, nel 1963 e nel 1967 rispettivamente contro Pierre Darmon e Tony Roche. Ken Rosewall si impose nel 1968 in una splendida finale contro Laver, testa di serie numero 1. Per Rosewall si trattava del secondo trionfo al Roland Garros dopo quello del 1953 contro l’americano Vic Seixas. Ai successi di Laver, Emerson e Rosewall si aggiunse l’acuto di Fred Stolle nel 1965 che, in quattro set, ebbe la meglio sul connazionale Tony Roche. Quest’ultimo avrebbe poi alzato il trofeo dei Moschettieri l’anno seguente battendo in finale l’ungherese István Gulyás. Negli anni 60 bisogna poi segnalare i due trionfi di Manolo Santana, nel 1961 e nel 1964. In entrambe le occasioni lo sconfitto in finale fu Nicola Pietrangeli. Santana avrebbe poi vinto anche lo US Open nel 1965 e il torneo di Wimbledon nel 1966.

Anche in campo femminile gli anni 60 furono all’insegna del tennis australiano. La pluricampionessa Slam Margaret Court si aggiudicò ben 5 edizioni (1962, 1964, 1969, 1970, 1973), superando in finale tenniste del calibro di Lesley Turner, Maria Bueno, Ann Haydon Jones, Helga Niessen e una giovane Chris Evert. Altre tenniste australiane vincenti in quegli anni furono Lesley Turner, campionessa nel 1963 e nel 1965, che disputò anche due finali all’Australian Open (nel 1964 e nel 1967) e Evonne Goolagong, vincitrice nel 1971 del suo primo torneo dello Slam. La Goolagong si sarebbe poi aggiudicata, nello stesso anno, anche il torneo di Wimbledon.

Tra gli uomini il nuovo decennio si aprì con due acuti dell’inatteso tennista ceco Jan Kodeš. Bravo e fortunato nell’approfittare del declino degli australiani, Kodeš da numero 7 del seeding vinse l’edizione del 1970 battendo, con il netto punteggio di 6-2, 6-4, 6-0, il tennista jugoslavo Željko Franulović, vincitore del torneo di Montecarlo. Kodeš riuscì poi a ripetersi anche l’anno seguente superando in finale la testa di serie numero 3, Ilie Nastase.

Il 1974 fu l’anno della svolta, l’inizio di una nuova era. Un diciottenne svedese dal fisico atletico, che aveva da poco vinto gli Internazionali d’Italia, mise a segno il primo acuto, il primo di tanti, che lo avrebbero condotto ben presto nell’Olimpo dei più grandi di sempre: la leggenda di Bjorn Borg poteva avere inizio. Lo svedese si presentava al Roland Garros come uno dei favoriti della vigilia, almeno per la classifica e per il rendimento stagionale. Aveva già vinto quattro tornei, tra cui gli Internazionali d’Italia, ed era accreditato della testa di serie numero 3. Non tutti però pensavano che il giovane svedese potesse reggere sulla lunga distanza contro tennisti ben più esperti come Ilie Nastase, Manuel Orantes, Jan Kodeš, Arthur Ashe. Come tutti i grandi campioni però, Borg riuscì a sorprendere tutti e si aggiudicò per la prima volta in carriera la Coppa dei Moschettieri. La finale contro Orantes fu una maratona. Lo spagnolo vinse i primi due parziali. La fatica però accumulata nel secondo set, vinto per 7-6, si rivelò decisiva. I successivi tre set furono un dominio assoluto di Borg che chiuse con il punteggio finale di 2-6, 6-7, 6-0, 6-1, 6-1.

L’Orso si sarebbe aggiudicato anche le edizioni del 1975 e 1978, in entrambe le occasioni contro Guillermo Vilas, l’altro grande campione che contendeva allo svedese il primato di maestro della terra battuta. Vilas avrebbe poi vinto meritatamente il torneo nel 1977 superando in finale l’americano Brian Gottfried, testa di serie numero 5. Gli anni dal 1979 al 1981 furono ancora all’insegna di Borg: sconfitti in finale rispettivamente Victor Pecci, Vitas Gerulaitis e Ivan Lendl. Il trionfo del 1981 contro Lendl fu l’ultimo titolo del campione svedese in un Major. Dopo aver perso le finali a Wimbledon e allo US Open contro McEnroe, l’undici volte campione Slam disse basta e si ritirò a soli 26 anni.

I record di Borg sono mostruosi: 63 tornei ATP, 11 tornei dello Slam vinti su 27 disputati, 89,8% la percentuale di match vinti negli Slam, unico giocatore ad aver centrato per tre anni consecutivi l’accoppiata Roland Garros-Wimbledon. Al Roland Garros vanta poi un bilancio di 49 match vinti e soli 2 persi.

L’unico tennista capace di battere Bjorn Borg al Roland Garros fu Adriano Panatta, vincitore della memorabile edizione del 1976. Panatta prima batté Borg nei quarti di finale, poi superò Eddie Dibbs in semifinale, e in finale ebbe la meglio su Harold Salomon in quattro set. Il campione romano, che aveva superato Borg anche nell’edizione del 1973, quando però lo svedese aveva soli diciassette anni, divenne il secondo tennista italiano dopo Nicola Pietrangeli ad aggiudicarsi un torneo dello Slam. Probabilmente nessun tennista fu capace di mettere così tanto in difficoltà Borg, su terra battuta, quanto Adriano Panatta. L’italiano vinse 6 dei 15 scontri diretti con lo svedese, imponendosi in cinque occasioni sul rosso.

Il tennis femminile negli anni 70-80 vide una delle più grandi rivalità, forse la più grande, della storia del tennis: quella tra Chris Evert e Martina Navratilova. Due campionesse assolute, rivali in campo, amiche fuori capaci di dar vita a battaglie leggendarie sui campi di tutto il mondo. Complessivamente nella loro lunghissima carriera si affrontarono 80 volte, con un bilancio leggermente favorevole alla Navratilova (43 vittorie a 37). Molto interessante fu l’andamento dei loro confronti diretti con la Navratilova che di solito prevaleva sulle superfici rapide, in particolar modo sull’erba, mentre la Evert su quelle più lente. La Evert ebbe la meglio soprattutto tra il 1973 e il 1982, la Navratilova negli anni successivi. Chris, che era avanti negli scontri diretti sino al 1984, subì però, tra il 1982 e il 1983, una pesante serie di 13 sconfitte consecutive per mano della rivale. Proprio la Navratilova è stata l’avversaria che più volte è riuscita a sconfiggere la Evert, così come, d’altra parte, la Evert è stata la tennista che ha inflitto il maggior numero di sconfitte alla Navratilova.

Al Roland Garros le due campionesse si affrontarono quattro volte in finale: la Evert ne vinse tre (1975, 1985, 1986), mentre la Navratilova si aggiudicò l’edizione del 1984. In totale i titoli di Chris Evert a Parigi furono 7, record assoluto nel singolare femminile. La Navratilova, che vinse “solo” 2 volte il torneo di singolare, trionfò però 7 volte in doppio e 5 in doppio misto. Numeri incredibili che rendono l’idea di quanto abbiano dominato nel circuito in quegli anni.

Se nel tennis femminile gli anni 80 furono caratterizzati dalla rivalità tra Martina Navratilova e Chris Evert, e poi dall’avvento di Steffi Graf, che proprio contro Martina avrebbe vinto il suo primo Slam, tra gli uomini con il ritiro di Borg si aprì una nuova fase. Un altro svedese, Mats Wilander, con il suo tennis particolarmente adatto ai campi parigini, si impose nel 1982 battendo Guillermo Vilas, protagonista di tante battaglie con Borg. Per Wilander fu il primo trionfo in un torneo dello Slam. Lo svedese avrebbe poi vinto anche le edizioni del 1985 contro Ivan Lendl e del 1988 contro Henry Leconte. Due volte Wilander uscì sconfitto dalla finale: nel 1987 contro lo stesso Lendl e nel 1983 contro Yannick Noah. Proprio Noah, autore della memorabile impresa del 1983, ad oggi è l’ultimo tennista francese ad aver vinto un torneo dello Slam.

Nella terza e ultima parte: dalle sfide Graf-Seles ai trionfi di Nadal

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