Roland Garros inside con l’incubo della palpation

PARIGI - In giro per il Roland Garros tra controlli esasperanti, prezzi allucinanti e vecchie conoscenze del circuito che perdono il pelo ma non il vizio

Roland Garros inside con l’incubo della palpation

Lettura dell’ordine di gioco della giornata di oggi: ah, finalmente, dopo che ieri abbiamo passato il giorno ad inseguire per Bois de Boulogne i sei italiani in campo, oggi c’è solo Paolone Lorenzi da omaggiare e quindi possiamo dedicarci ad altro. Si arriva sempre di prima mattina al torneo, perché i controlli sono accurati: lo zaino va aperto ed ispezionato almeno tre volte ma non finisce qui. E se qualche prode inviato avesse pensato di nascondere un ordigno bellico nei pantaloni? A tutto c’è rimedio, via con la palpation! Dei simpatici addetti frugano nei meandri dei corpi esanimi dei poveri inviati alla ricerca dell’oggetto contundente e atteso che l’esplorazione ha esito negativo – si spera – si può varcare la fatidica soglia.

Kyrgios e Kohlschreiber sul campo 1? Beh perché no? Perché la tribuna stampa è strapiena e nemmeno il tentativo di impietosire la ragazza addetta all’ingresso degli spettatori – che formano una fila già di una sessantina di metri ordinata e precisa – sortisce effetti. E allora andiamo da delPo! Niente da fare, ressa anche lì. Non ci resta che girovagare per gli stand alla ricerca dell’ispirazione. Potremmo acquistare qualche gadget del torneo, portandoci avanti con i regali da portare a casa. Un asciugamano del torneo? Settanta euro, prego! Ripieghiamo sulla palla da tennis gigante del Roland Garros allora: trentadue bruscolini, signori. Ok, allora proviamo a tornare sui campi.

 

Finalmente si riesce ad entrare sul campo 6 dove è in corso il derby argentino tra del Potro e Guido Pella. Il tempo di ammirare la lungimirante strategia di Pella di giocare sempre sul diritto di delPo – magari vorrà allenarlo – e di impaurirci per uno sguardo truce che la Torre di Tandil riserva a qualche collega che blatera poco interessato al match. In effetti i giornalisti argentini accorsi per verificare lo stato di salute e di forma dei due loro connazionali discutono della taglia di Taylor Townsend e concludono che in fondo anche Kim Cljsters era una “panzona”: poi dicono gli italiani…

La partita non ha storia, Juan Martin è di 3-4 categorie superiore e allora ci concediamo il tempo di apprezzare un giapponese che noncurante di un’ape regina che lo insidia, ingurgita avidamente ( alle 11.00 del mattino) un’insalatona di dubbia provenienza e sgattaioliamo altrove.

La fila per accedere al campo 2 è sempre lì, ma approfittiamo di qualche fuoriuscito dalla tribunetta stampa per andare a trovare Nick e Kholi. Sediamo proprio di fianco a Lleyton Hewitt, capitano di Coppa Davis australiano e appuriamo come sia cambiato nell’aspetto – mostra una barbetta incolta e sembra aver perso 5-6 chili di muscoli – ma non nei simpatici atteggiamenti. Nel corso del tie-break del secondo set, Kyrgios prende una riga che fa letteralmente “schizzare” via la palla, beffando il suo avversario: Nick si scusa, mentre il suo capitano fa il pugnetto ed esclama il famgerato “C’mon”. Atro giro, altro punto, con il nastro che trascina fuori un probabile vincente di Kholschreiber. Cosa fa Rusty? “Good Job! Good Job!”. Sempre un signore Lleyton.

Ok, si va a mangiare prima che scocchi l’ora del Paolone nazionale. Abbiamo bruciato i 10 € di bonus che l’organizzazione del torneo generosamente ci offre per pranzare, offrendo il caffè a tutti i colleghi, e allora non si può sbagliare. La buona notizia è che il salsiccione nero che ci hanno proposto per tre giorni, e che è rimasto lì intonso, è finalmente sparito (sperando che non sia finito sotto altre vesti da qualche altra parte…), ci si butta su un salmone apparentemente innocuo, sperando che non segua la sua natura e decida di risalire la corrente…

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