Roland Garros di fuoco: il cielo come Le Pen, in campo come in trincea

PARIGI – Gli inconvenienti da inviato. Elmetto per neutralizzare il servizio di Nick Kyrgios, due tifosi lituani pazzi di Djokovic e cena con indiscrezioni presidenziali esclusive

Roland Garros di fuoco: il cielo come Le Pen, in campo come in trincea
Roland Garros (foto Roberto Dell'Olivo)

Una tranquilla giornata di torneo (è il caso della giornata di martedì, con Lorenzi unico italiano che ha rapidamente sbrigato la pratica Berankis e le eliminazioni delle top ten Johanna Konta e Carolina Pliskova) si può sempre trasformare in un piccolo girone dantesco, bastano poche cose gustose una in fila all’altra. Quando suona la sveglia, verso le 8:30, all’apertura della finestra veniamo travolti dalla follia del tempo parigino. Dopo dieci giorni di torneo caratterizzati da un caldo tanto forte quanto insolito (30 e passa gradi dal primo giorno delle qualificazioni, come ci riporta fedelmente il prode collega Alessandro Nizegorodcew, presente per tutte le quali da giornalista vero, mentre i soliti tracotanti e gaudenti pennivendoli di Ubitennis hanno preferito godersi solo la crema del tabellone principale), un vento freddo e tagliente c’investe svegliandoci all’istante. Il cielo sembra più malvagio di Marine Le Pen, grigio, minaccioso e ostile verso chi ha varcato i confini d’Oltralpe. Nello spazio di una notte, la temperatura è crollata di una quindicina di gradi, da 32 (ma domenica sul Campo 1 Camila Giorgi ha giocato col termometro fisso sui 35°C) a 18°C. Basta però munirsi di un maglioncino e tutto è sistemato, mentre contro la canicola afosa persisteva il desiderio immane di scorticarsi via la pelle. In realtà arrivano le 11 e svetta di nuovo il sole, ma la sensazione appena descritta è scongiurata dalla rinfrescata mattutina.

Per seguire Kyrgios-Kohlschreiber ci dirigiamo verso il campo 2, un altro gioiellino: quadrato e con un lato lungo, il meno capiente, all’ombra dell’attiguo campo 3 e rapidamente raggiungibile dal ventre del Philippe Chatrier che ospita la sala stampa. Naturalmente la tribuna stampa è dall’altra parte, sotto il sole cocente, così se per disgrazia hai pochi capelli (o nessuno) e il sole picchia sai che è un errore che pagherai. Unica vera pecca di questo campo (ma non si può avere tutto) sono le panchine di legno dedicate alla sala stampa, all’inizio comode ma dopo un’ora in grado di ridurre le natiche a due cubi perfetti. Se a quel punto il match è fra due come Verdasco e Ferrer sai che resisti stoicamente fino alla fine perderai per sempre la funzionalità motoria del posteriore, ma con due bombardieri come l’asutraliano e il tedesco il dramma sembra scongiurato.

 

Piuttosto, con Nick il problema è un altro. Kiki Mladenovic, dopo il match di primo turno vinto dopo 3 ore di passione contro Jennifer Brady, ha dichiarato che “è terribile non poter colpire la palla come sai fare nello stadio più bello con la tua gente a tifarti”. C’era da capirla, ma non era meno terribile di assistere in tribuna stampa alla prima di servizio di Nick Kyrgios dall’angolo nel quale molte palle tirate un po’ larghe potevano raggiungerti senza la possibilità di raccontarlo. Non era bello lavorare sapendo che un game sì e uno no rischiavi la vita… Qualche ora più tardi, vicino a noi nella tribunetta del campo 4 a seguire Lorenzi-Berankis c’è una coppia distinta di mezza età. Da come parlano sembrano possibili tifosi di Berankis.
Siete lituani?”
”.
Sembrano però troppo distinti per essere degli ultras di Berankis, infatti si rivelano malati di tennis ma non particolari tifosi di Ricardas. “Non abbiamo grandi speranze su di lui. Un buon giocatore, ma è già molto indietro nel punteggio”. Alla domanda su chi sia il loro giocatore preferito non hanno dubbi. “Djokovic! Se siamo felici che sia ora allenato da Agassi? Sì, è la persona giusta, speriamo che prosegua dopo Parigi, Novak è in un momento difficile ma Nole è Nole, ha un gran talento!”. Neanche il tempo di un gioco e ci chiedono: “Ma l’italiano quanti anni ha? 35? È uno dei grandi veterani, come Stepanek e Kohlschreiber, vecchietti ma in trincea!”. Gli spieghiamo che Paolino sta raccogliendo i suoi migliori risultati adesso.
Davvero ha fatto terzo turno con Murray a New York e gli ha strappato un set? Impressionante”. Molto cortesi, ma il finale è infelice.

“È la prima volta che venite al RG?”
“No, ci siamo già stati nel 2015, adoriamo Parigi”.
“E a Roma?”
“ Non ancora, prima di Parigi siamo stati anche a Madrid
”.
Ma come? Venite dalla Lituania con destinazione Parigi e invece di passare da a Roma che è di strada che fate? Allungate per Madrid e ignorate la città eterna? Non si fa!

La sera, arriviamo stremati alle 22 in un ristorante di emigranti napoletani. Certo, andare all’estero per mangiare italiano è esecrabile, ma dopo chili di proteine incamerate finora (non siamo così folli da mangiare i fagottini di pasta ripiena – neanche sotto tortura li chiameremo tortellini – offerti senza vergogna dalla mensa del torneo) abbiamo bisogno di carboidrati degni di questo nome. Il ristorante è lo stesso che l’anno scorso ha visto la pattuglia di Ubitennis imbattersi nientemeno che nell’ex Presidente francese Nicolas Sarkozy. In quell’occasione era solo, Carlà era lontano a cantare, almeno così ci aveva detto… Alla fine della cena otteniamo dai simpatici proprietari qualche preziosa indiscrezione sulle Sue abitudini gastronomiche. Ci dispiace deludere chi legge ma il rispetto della privacy è fondamentale, trasgredirlo violerebbe i capisaldi della nostra deontologia professionale. Perdonateci dunque se non riportiamo che Sarkozy non mangia quasi mai il pesce, poco gradito, al contrario della carne e soprattutto della pasta fatta a regola d’arte (al di là di chi scrive, ci sono le approvazioni dei partenopei Garofalo e Carnevale), mentre evita rigorosamente l’alcol. Ecco, l’astemia presidenziale spiega molte cose della Sua scellerata politica estera… Per inciso, chi è un altro celebre astemio? Il Nostro Direttore Ubaldo Scanagatta, e anche questo spiega moltissime cose, chi ci segue lo sa fin troppo bene… Due esempi lampanti di come si debba sempre diffidare di chi non beve né vino né birra, sempre.

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