L’inattesa Jelena Ostapenko

Al Roland Garros 2017 si è affermata, giovanissima e inaspettata, una giocatrice che con il suo tennis di attacco ha sovvertito le gerarchie della vigilia

L’inattesa Jelena Ostapenko
Jelena Ostapenko - Roland Garros 2017 (foto Roberto Dell'Olivo)

Tema tecnico. Anche prima della vittoria a Parigi non si può certo dire che Ostapenko fosse una sconosciuta, dato che stiamo parlando di una vincitrice Slam junior (Wimbledon 2014), e anche di una giovane di discreto successo nella WTA. Per questo le avevo dedicato un articolo oltre un anno fa, nel quadro di una miniserie sulle promesse nate nel 1997. Giovanissime in grado di bruciare le tappe tra le adulte, in parte smentendo una tendenza degli ultimi anni, che richiederebbe alle esordienti un consistente numero di stagioni prima di affermarsi ad alti livelli. Invece Bencic & Co. avevano lasciato intravedere potenzialità superiori alla media, a partire dal fatto che ancora diciottenni erano riuscite a entrare come minimo fra le prime 50 del mondo o a riproporre, a distanza di diversi anni, di nuovo una finale WTA tra teenager.
E agli Australian Open 2017 Jelena era arrivata a un soffio dall’eliminare una delle favorite, Karolina Pliskova, salendo sino al 5-2 del terzo set prima di perdere per 4-6, 6-0, 10-8.

Avevo scritto nel marzo 2016:Ostapenko è soprattutto una colpitrice in grado di fare punto con i due fondamentali da fondo campo in qualsiasi momento dello scambio, ma non sempre è ponderata la scelta su quando affidarsi a soluzioni definitive e quando invece interlocutorie.
Il servizio è forse un po’ inferiore a dritto e rovescio: una buona prima, precisa e varia nelle direzioni, ma una seconda migliorabile, con a volte la tendenza al doppio fallo. Da ragazzina il rovescio (bimane) era sicuramente più solido del dritto, ma direi che ultimamente i progressi dalla parte destra sono stati notevoli, tanto che oggi anche con il dritto può sfornare vincenti a ripetizione”.

 

A distanza di tempo credo che Jelena non sia sostanzialmente cambiata: anche a Parigi ha confermato di essere una formidabile colpitrice, che cerca sistematicamente il vincente, a costo anche di andare incontro a tanti errori gratuiti. Nei suoi match il tabellino ha sempre numeri molto alti sia alla casella “winners” che a quella degli “unforced errors”.
Direi che Ostapenko rientra in pieno nella categoria di tenniste che ho provato a definire come “super-attaccanti”: giocatrici che puntano al costante controllo del gioco, e che per farlo arrivano a spingere la palla ad altissime velocità, prendendo rischi estremi.
A questo proposito ha suscitato scalpore la velocità media del suo dritto, misurata durante il torneo, e risultata superiore a quella di Andy Murray. In realtà un dato del genere non è una novità assoluta, visto che ci sono altre giocatrici in grado di tenere velocità medie a volte anche superiori (su questo argomento conto di tornare prossimamente in modo più esteso).

Sul piano tecnico credo che questa vittoria confermi due tendenze, che non si riferiscono solo a Ostapenko, perché rappresentano una linea generale nel tennis di oggi: la prima è che negli Slam vince chi prende l’iniziativa, e pratica un tennis che privilegia l’attacco alla difesa. Negli ultimi dieci anni le due vittorie di Angelique Kerber nel 2016 sono state le uniche di una tennista che ha nel gioco di contenimento il maggiore punto di forza.

La seconda tendenza è che nel tennis contemporaneo per affermarsi non occorre una straordinaria varietà tecnica, a patto di disporre però di colpi base da fondo davvero efficaci (dritto e rovescio in topspin). Ormai è quasi una legge non scritta: tra una giocatrice con un repertorio molto ricco ma senza nessun colpo particolarmente efficace, e una giocatrice più limitata ma con un uno o più “colpi killer”, ha maggiori possibilità di fare carriera la meno completa ma più incisiva.

E questo vale anche per Ostapenko, che a vent’anni ha ancora diversi aspetti migliorabili: le volèe classiche (che a rete sostituisce quasi sempre con gli schiaffi al volo) ma anche la fase difensiva (chop, slice, colpi in scivolata sulla terra), le smorzate, il servizio (in particolare la seconda). Impossibile che possa arrivare a eccellere in tutto, ma è probabile che su alcuni colpi possa effettivamente crescere, visto che dispone di una buona mobilità e di un innato senso del timing sulla palla.

a pagina 3: le questioni caratteriali e Anabel Medina Garrigues, la nuova coach

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